Parlare di guerra non è poi così facile, anche se nel caso del Secondo Conflitto Mondiale la storiografia, le testimonianze, le numerose pubblicazioni anche romanzate, nonché il cinema e la televisione, hanno dato sicuramente una mano a chi, come il sottoscritto, storiografo non è e si limita alla sola lettura. La difficoltà maggiore forse è riuscire a non essere coinvolti nelle ovvie dispute che vedono da una parte i “vincitori” e dall’altra i “vinti”.

Per questo non è facile esprimere un giudizio obbiettivo sulla polemica in corso riguardo il nuovo film di Spike Lee, “Miracolo a S.Anna”, che prende spunto da libro omonimo di James McBride e incentrato sulla vera storia del soldato americano di colore William Perry in una Versilia che vedeva in quei giorni la 16sima Divisione Panzergrenadier SS commettere uno dei massacri più atroci ed efferati della Seconda Guerra Mondiale sul suolo italiano, nel paese di S.Anna di Stazzema, uccidendo oltre 550 persone, in prevalenza anziani, donne e bambini.Per molti questo film doveva essere una occasione per ricordare la verità storica accertata dal Tribunale Militare di LaSpezia, ma a quanto sembra nel film c’è qualcosa che non va. La critica che viene mossa riguarda la scena in cui un ufficiale tedesco chiede al parroco del paese, don Innocenzo Lazzeri, anch’egli poi trucidato, il nascondiglio dei partigiani: secondo alcuni storici e reduci, questo “volo di fantasia” del regista falserebbe e di molto la realtà dei fatti accaduti, in quanto la presenza dei partigiani potrebbe rendere di fatto il massacro una mera rappresaglia, proprio in questi giorni che, coincidenza, la Corte di Cassazione con sentenza del 8 novembre scorso ha confermato essere stato invece un eccidio dipeso da “atto terroristico premeditato con lo scopo di dissuadere la popolazione civile dall’aiutare i partigiani”.

Probabilmente per noi che viviamo nel secolo delle “guerre tecnologiche” e delle “bombe intelligenti” il senso della polemica è difficile da cogliere, come l’accusa di “revisionismo” mossa nei confronti di un film che, come detto, è incentrato sulla vita di un soldato di colore, e il dettaglio “inventato” della presenza di partigiani nei pressi di S.Anna di Stazzema non nasconderà certo l’orrore di alcuni episodi come quello narrato recentemente in una trasmissione televisiva di Carlo Lucarelli da uno dei testimoni arrivati dopo l’eccidio, il rabbino capo di Roma Elio Toaff, allora partigiano, che in un casolare trovò una donna seduta, morta, con il ventre squarciato probabilmente a colpi di baionetta a cui era stato asportato il feto.Ma a onor del vero è anche comprensibile da parte dell’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) il senso di indignazione nei confronti di un film che verrà proiettato in tutto il mondo, e che nella rappresaglia palesa una responsabilità indiretta dei partigiani nella strage, ingannando chi, come tanti anche nel nostro Paese, non conosce a fondo le vicende italiane legate alla Resistenza, e a tal proposito sono state abbastanza inopportune le affermazioni di chi ha definito “provinciali le accuse nei confronti di un film, e che quindi non è un documentario, e che l’introduzione del particolare come la ricerca del partigiano potrebbe essere servita al regista per drammatizzare (?) la sua storia”, come se nel trucidare e dare fuoco a quasi seicento esseri umani non fosse già di per sé un fatto drammatico nel sostenere la trama di un racconto o di un film.

Certamente non è nelle intenzioni di Spike Lee e della produzione di offendere la Resistenza e i partigiani, ma allo stesso tempo va anche detto che il film nasce da una co-produzione italo-americana che si è avvalsa della consulenza di storici dell’Università di Pisa, quindi è abbastanza insolita la “licenza” della probabile presenza di partigiani nei pressi di S.Anna di Stazzema che nei fatti non è stata mai riscontrata, e dal momento che le riprese sono iniziate da poco, non rimane quindi che confidare in un altro tipo di “revisione”, stavolta dettata dal buon senso dei produttori e da un regista “contro” come Spike Lee nel riconsiderare più valida la Storia nei confronti della narrazione cinematografica.

Come dicevo, è facile parlare di guerra, avere certezze, soprattutto per chi come me è figlio di chi era appena nato nel 1944 e che nelle narrazioni dei propri nonni si è fatto un’idea di un conflitto che bussava con i calci dei fucili alla porta di casa, e dove ogni luogo non era mai il più sicuro per nascondersi.L’importante è parlarne, si dirà, al di là delle manipolazioni.Di certo è che la “storia vera” è un’altra cosa rispetto alla rappresentazione in un contesto dove popcorn e patatine rompono il silenzio di una sala buia, la “storia inventata” non può essere confusa con vicende realmente accadute, ancora vive nei reduci, nei cuori di chi ha respirato l’odio e la guerra, e di chi, come me, ne ha raccolto in parte l’eredità morale.

Anche se la guerra, di morale, non ha proprio un bel niente.

Autore: Salvatore blog http://liberifinalmenteliberi.splinder.com


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