Con l’anti-politica al centro di tante discussioni, le parole del Ministro dell’Economia Padoa Schioppa durante l’audizione alle Commissioni Bliancio di Camera e Senato non potevano certamente passare inosservate, sollevando qualche critica nell’aver definito “bamboccioni” i giovani che “restano a casa con i genitori, non si sposano e non diventano autonomi”.

Senza entrare nel merito della validità o meno del provvedimento e tenuto conto di una realtà dove lo stipendio medio mensile copre con fatica le spese sostenute per pagare un affitto e che rende irrisorio anche l’incentivo che il Ministro vuole inserire nella nuova manovra come i circa 1.000 euri da portare in detrazione per tre anni se il “mammone” ha un reddito non superiore ai 15mila euri, ciò che non si riesce bene a comprendere è la motivazione socio-economica (qualora ce ne fosse una) che ha spinto Padoa Schioppa ad interessarsi dei giovani ancora con mamma e papà e della loro indipendenza.
Risulta infatti abbastanza chiaro anche ad un bambino che pur con solo 1.000 euri (fossero anche, toh, 1.500) di stipendio un ragazzo a vent’anni (..ma anche a quaranta..) può continuare a fare il signore a casa dei genitori, e non ultimo dare loro una mano, invece di andare ad aumentare il cospicuo numero dei “nuovi poveri” fittandosi una casa per conto proprio,….a meno che il signor Ministro non metta in condizioni i cittadini tutti di usufruire degli stessi privilegi che finora hanno consentito ai suoi colleghi della “casta” locazioni o acquisti di immobili di valore a prezzi d’occasione.

Oltretutto, se proprio c’è la volontà di aiutare chi sembra invece non aver chiesto una mano in questo senso, anzi se ne sta placidamente per i fatti propri lavorando e pagando le tasse, al caro Ministro sarebbe invece consigliabile una lettura dell’ultimo rapporto della fondazione “Migrantes, dove risulta che degli oltre tre milioni di italiani residenti all’estero più della metà è composta da giovani, tenuto conto che i minori residenti all’estero sono il 19% e gli over 60 sono il 18%, non ultimo il fatto che l’Italia risulta essere una delle nazioni con il più alto numero di studenti (circa 45.000) che frequentano l’università in altri Paesi. Infatti secondo questo rapporto stà cambiando la tipologia del cosidetto “migrante” italiano: mentre prima era il povero operaio o contadino in cerca di fortuna, oggi sono soprattutto giovani, studenti o neo-laureati, e di questo sicuramente dobbiamo dire grazie anche alla legge 30 , meglio conosciuta come “legge Biagi”, che di fatto ha reintrodotto il “Quarto Stato” attraverso il precariato, come è ben spiegato dalle testimonianze raccolte nel libro “terrorista” Schiavi Moderni , liberamente scaricabile in rete dal sito di Beppe Grillo.

Forse oltre che a pensare ai “mammoni” o ai problemi derivati dalla presenza dei migranti lavavetri in Italia, faremmo bene, in primis Lei sig Ministro, a riflettere sugli effetti della globalizzazione e lo spopolamento dei centri cittadini, ma soprattutto sul fenomeno evidenziato da Migrantes e sui giovani che pensano di abbandonare il proprio Paese e le loro famiglie per cercare un futuro in realtà spesso ostili, lasciando così il Paese nelle mani di ottuagenari e con un Parlamento e Senato che sembrano ormai sempre più il circolo ricreativo dei pensionati di Villa Arzilla, oltre alla bella prospettiva di ritrovarsi di questo passo tra due decenni in mezzo a vecchi e unicamente di sesso maschile nel pieno dell’autosufficienza…sessuale, visto che ad oggi degli italiani “fuggiti” all’estero ben il 47% (che equivale a circa 1.680.000 unità) è composto da donne.

Si aggiorni, caro Ministro, e lasci in pace per favore chi non ha bisogno dei suoi consigli.
Se è pur vero quanto affermava Bertrand Russel, e cioè che “non è possibile assegnare limiti precisi al processo di sostituzione dello Stato al padre”, le Sue parole sanno più di dissennata interferenza che di paternale, e, se nessuno durante l’audizione si fosse permesso di farglielo notare, sarebbe meglio per le prossime volte dare uno sguardo un po’ oltre i propri suntuosi orizzonti per rendersi conto che, in questo Paese, politica e realtà sociale non sempre vanno a braccetto.

Viceversa, non sarà poi possibile assegnare limiti alla volontà popolare che stà prendendo sempre più coscienza e che per il momento stà invitando caldamente e democraticamente Lei e la classe politica ad “andare a quel Paese”.

E, badi bene, non come migranti: il biglietto, obliterato da una sonora pedata nel sedere, è di sola andata.

Salvatore, dal blog http://liberifinalmenteliberi.splinder.com 


No Responses to “I giovani e il futuro, tra Tommaso l’economista e i suoi “bamboccioni””  

  1. No Comments

Leave a Reply