Era inevitabile una nuova sortita della Cei (Conferenza Episcopale Italiana) dopo la sentenza del Tribunale di Cagliari a favore della procreazione assistita, con la controversa affermazione del presidente, monsignor Angelo Bagnasco, secondo il quale “il potere di decidere fra bene e male appartiene solo a Dio“.
Dopo l’incredibile vicenda di Piergiorgio Welby, a cui erano stati negati i funerali religiosi, la Cei si ripropone con un’altra delle sue piroette teologiche, interferendo con le decisioni di un Tribunale (italiano, non vaticano) che ha semplicemente applicato la legge 40 che non pone divieti nell’impiantare embrioni per procreare.

Mesi fa avevo postato su Tribù Ribelli l’odissea di una donna polacca costretta dallo Stato (fondamentalista, a questo punto, perchè no?) a partorire, nonostante il rischio concreto di rimanere cieca.
Vogliamo arrivare a questo anche noi, a confondere il peccato religioso con il reato?

Certo sarebbe interessante a tal proposito ascoltare anche la voce delle mamme o delle donne che desiderano esserle.
O anche esser donna rientra negli strumenti di quel “potere di decidere fra bene e male che appartiene solo a Dio”?

Autore: Salvatore dal blog: http://liberifinalmenteliberi.splinder.com


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