OSS, IL GRANDE INGANNO

Il Terzo settore è quel complesso di istituzioni che all’interno del sistema economico si collocano tra lo stato e il mercato, ma non sono riconducibili ne all’uno ne all’altro; sono cioè soggetti organizzativi di natura privata ma volti alla produzione di beni e servizi a destinazione pubblica o collettiva (cooperative sociali, associazioni di promozione sociale, associazioni di volontariato, ONG, ecc.). Il Terzo settore ha preso piede in Europa nella seconda metà anni ’70 e in Italia si è definitivamente consacrato negli anni ’80.

Tuttavia, come è successo in larga parte del settore statale, anch’esso è diventato un mezzo per praticare il “voto di scambio”; cosa in questo caso ancor più grave se si considera che questo settore è dedito (e per giunta inventato soprattutto per questo fine) prevalentemente ai servizi alle persone svantaggiate per motivi fisici e/o economici, vuoi per età, vuoi per handicap innati o sopraggiunti nel corso della vita, vuoi per situazioni familiari. Il tutto, per sopperire alle mancanze dello Stato o agli eccessivi costi (laddove sono previsti tali servizi) dei privati.

Un esempio lampante di questa triste lottizzazione è il caso degli OSS (Operatori Socio Sanitari) in Campania. L’OSS è quell’operatore che, a seguito dell’attestato di qualifica conseguito al termine di specifica formazione professionale (un corso formativo della durata di mille ore) svolge attività indirizzate a soddisfare i bisogni primari della persona, nell’ambito delle proprie aree di competenza, e a favorire il benessere e l’autonomia del paziente. Quindi svolge assistenza diretta alla persona e aiuto domestico,intervento igienico-sanitario e di carattere sociale, attività di supporto e integrazione nel contesto organizzativo dei servizi e di collaborazione con il personale sanitario e sociale. Gli ambiti in cui può lavorare sono principalmente le scuole accanto ai bambini diversamente abili, negli ospedali come supporto agli infermieri, a domicilio accanto ad anziani o diversamente abili in generale.

Tuttavia, qualcosa in Campania puzza di bruciato (fonte www.ossnapoli.it):  all’inizio del 2006 la Regione, dimostrando tutta la sua approssimazione, ha autorizzato circa 150 Istituti con decreto Dirigenziale, per la formazione degli OSS a pagamento. Costo dell’attestato circa 1000 euro.
Nonostante l’Osservatorio Interregionale sul Fabbisogno Formativo aveva stabilito in circa 12000 unità gli OSS in Italia, la Regione Campania ha pensato bene di dare il via a corsi senza fissare tetti ed in assenza di una chiara normativa, hanno così permesso lo sfornamento di 25.000 Operatori Socio Sanitari. Tutti abbindolati con false promesse di lavoro, conseguendo l’attestato speranzosi di poter avere un lavoro stabile o precario che sia.

Da allora, tutti coloro che hanno conseguito gli attestati presso cooperative autorizzate o enti di formazione, che hanno per di più goduto di fondi europei e regionali, e che oggi si trovano senza lavoro, nonostante abbiano perso soldi e tempo, sono in continua lotta verso le istituzioni locali. Soprattutto perché, la figura degli OSS che vogliono lavorare presso le scuole, è legata alle disponibilità economiche dei singoli Comuni, che come sovente accade, tagliano sempre le spese sociali. Ed oggi, in molti Comuni della Campania, per quanto riguarda l’assistenza ai bambini diversamente abili nelle scuole, gli stessi genitori sono costretti ad andare a scuola per dar da mangiare i propri figli o portarli in bagno; e in alcuni casi, si vedono costretti a lasciare i propri figli a casa quando non possono aiutarli.

Insomma, si nega ad un bambino diversamente abile il diritto all’istruzione e più in generale, alla propria dignità di essere umano. Del resto, non si può pretendere che chi, come i collaboratori scolastici (ex bidelli), senza una preparazione adeguata, assistano tali soggetti.


No Responses to “OSS, IL GRANDE INGANNO”  

  1. No Comments

Leave a Reply