LA TRATTA DEI NEGRI

I Casalesi tornano a farsi “sentire”, semmai avessero smesso, stavolta uccidendo ben 6 extracomunitari ed un italiano. 

Partendo dall’italiano, visto che cronologicamente è stato la prima vittima, era il titolare di una sala giochi di Baia Verde (provincia di Caserta), massacrato con venti colpi di mitraglietta. Si tratta di Antonio Celiento, 53 anni, fratello di un affiliato al clan degli Schiavone.

Una ventina di minuti dopo, 6 extracomunitari (di cui 3 ghanesi, un liberiano e un immigrato del Togo morti sul posto, mentre un altro liberiano morto stamane in ospedale; tutti tra i 25 e i 34 anni. Grave le condizioni di un altro, che potrebbe così portare il numero a 7) sono stati uccisi nella vicina Castel Volturno (sempre in provincia di Caserta), da anni ormai territorio palcoscenico dello schiavismo di extracomunitari, pagati poco e male, per lavorare nelle campagne o peggio ancora spacciare droga. Tuttavia, secondo le prime ricostruzioni delle motivazioni della strage, gli extracomunitari volevano spacciare droga senza pagare la tangente. O forse chissà, lavoravano per un altro clan, e il loro terribile sacrificio è servito per dare a quest’ultimo un duro colpo dal punto di vista della manovalanza. Anche se, visto l’alto numero di immigrati che vi sono in zona, non sarà difficile sostituirli.

In questi territori del casertano, l’alto numero di immigrati clandestini è molto alto, e per i clan camorristi non è difficile trovare come detto prima, manovalanza a basso costo, per le attività apparentemente legali o quelle illegali. Mentre la presenza dello Stato è alquanto inesistente. Un vero peccato, per aree che offrono grandi potenzialità sia a livello agricolo, che balneare, ed invece sono da decenni controllate in modo indisturbato dai gruppi criminali, che ne fanno un alto guadagno per sé stessi.

Ma non vi è solo questa ovvietà. Conseguenza di ciò è anche la nascita di ghetti stile Parigi o New York, dove intere aree delle città sono completamente abbandonate a sé stesse e quindi preda degli immigrati posti colpevolmente ai margini. E la riprova di ciò sono i cassonetti bruciati, le auto o le vetrine dei negozi distrutte a Castel Volturno (dove è accaduta la strage), scene che rievocano quelle viste nei ghetti di Parigi o New York. Un pericolo quello della ghettizzazione che non riguarda ovviamente solo la Campania: basta ricordare ad esempio anche la rivolta dei cinesi a Milano di qualche tempo fa.

Di questo passo, scene come queste, in un Paese soggetto da anni a forti flussi migratori, se ne vedranno sempre più; e a perderci saranno i cittadini che da anni vivono in un territorio, dove sono nati e cresciuti, e che non riconosceranno più come il “proprio”.

Il Governo ha deciso comunque di inviare in quei territori, 400 uomini (150 poliziotti, 150 carabinieri e 100 finanzieri) per intensificare il controllo del territorio. Da valutare invece l’impiego di militari.
Come si suol dire, meglio tardi che mai. Anche se, a parte inviare unità armate nei territori, bisogna anche razionalizzare il loro utilizzo (ossia schierarli soprattutto nelle zone “franche” in balia della camorra, e non nei centri o nelle strade principali), nonchè avviare una seria politica di recupero del territorio, soprattutto dal punto di vista socio-economico. Perchè dove c’è sviluppo e controllo, la criminalità organizzata fa fatica a reclutare manodopera e intensificare i propri traffici illeciti.


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