In una Campania già pesantemente colpita nell’immagine in modo negativo dall’emergenza rifiuti, nonché da una crisi economica generale che, sommata agli altissimi prezzi presentati quest’anno ai turisti (tra gli stranieri i più latitanti sono stati gli americani per il non conveniente cambio euro-dollaro) ha ridotto le presenze già in ribasso da anni di quest’ultimi, ci si mettono anche disfunzioni legate alla cattiva amministrazione di certe località di punta del turismo campano, quali la penisola sorrentina e la costiera amalfitana.

La prima, sommata a Capri, si è trovata in un’imbarazzante emergenza idrica durata in modo critico per circa una settimana, solo perché non si trovava un trasformatore che rimettesse alla normalità il servizio; ora la normalità, se pur lentamente, sembra essere ritornata, anche se resteranno senz’acqua ben 8 comuni del vesuviano fino a domenica (Massa di Somma, Nola, Ottaviano, Pollena Trocchia, San Giuseppe Vesuviano, San Sebastiano al Vesuvio, Sant´Anastasia e Somma Vesuviana). Una vera vergogna insomma, visto che in disagio si sono trovate zone come Capri, Massa Lubrense, Sorrento e le frazioni a sé vicine, che ogni anno attirano (soprattutto l’isola) un discreto numero di turisti e che si mostrano una mosca bianca rispetto alla crisi turistica generale che colpisce molte zone campane. Un imbarazzo che si può definire internazionale per quanto riguarda Capri, visto che l’isola attira ancora molti turisti stranieri.

Situazione difficile anche per altre zone, come nel casertano e nell’avellinese.

Altro duro colpo al turismo è arrivato dalla chiusura della statale amalfitana, dovuta all’incendio di Ferragosto prima e la frana in località Crevano poi, nel comune di Furore. Disagi ovviamente per i residenti, ma anche per i turisti che si accingono a recarsi presso le strutture alberghiere o gli appartamenti prenotati in quella zona. Di fatto, gli albergatori e i commercianti già lamentano gravi perdite.

Un’altra stagione estiva probabilmente da dimenticare per la Campania. E ogni anno sento la morte nel cuore, perché mi piacerebbe che i tantissimi posti belli da visitare qui (diversi dei quali non conosco ancora), fossero gestiti con la cura che meritano. Ed invece: depuratori non funzionanti o malfunzionanti e fiumi inquinatissimi alla foce, lasciano ampi tratti di mare in uno stato impietoso; riduzione delle corse per treni, metro e autobus; diversi musei, palazzi e siti archeologici restano chiusi totalmente o parzialmente; tratti stradali strategici per raggiungere mete turistiche di spicco vengono lasciati ancora in manutenzione, se non chiusi totalmente; aumento incontrollato dei prezzi, che scoraggia il già incerto investimento per le vacanze delle famiglie o dei single; disservizi vari ed eventuali, come ad impianti idrici o elettrici; e chi più ne ha, più ne metta…

A volte basterebbe davvero poco per evitare imbarazzanti disagi e disfunzioni. Perché non occuparsi durante l’anno di risolvere problemi che, se trascurati, riemergeranno comunque prima o poi, magari sfortunatamente in estate, proprio davanti agli occhi dei turisti (vedi problemi idrici, elettrici, manutenzioni stradali, ecc…)?! Perché non affidare a privati (però con contratti di breve durata, come massimo 5 anni, ed a canoni giusti, non come quelli ridicoli per la gestione delle spiagge) siti archeologici, musei, palazzi, visto che lo Stato non ce la fa a gestirli, o per meglio dire, non è in grado?!

L’unico dato certo del turismo campano sarà quello negativo di settembre. A conferma di un trend negativo da anni che, se andrà in porto il federalismo, diventerà letale per una Regione che ha nel turismo, una delle ultime attività rimaste.


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