Lo scorso weekend si è consumato sulle autostrade italiane il primo esodo da “bollino nero” relativo alle partenze degli italiani verso le ambite mete turistiche. La rete autostradale ha retto, anche se il vero esodo di massa sarà quello del prossimo weekend, poiché precede giorni come il 10 o il ferragosto. Molti hanno scelto anche i mezzi di trasporto pubblici, prendendo d’assalto di fatto anche aeroporti e stazioni.
Tuttavia, queste masse in movimento non devono certo far illudere che in Italia il turismo abbia ripreso a marciare a grandi ritmi, anzi. Stando ai dati diramati da Federalberghi, quest’anno andranno in vacanza quasi il 2,5% degli italiani in più rispetto all’anno scorso, ma Telefono Blu (associazione a tutela dei turisti) parla addirittura di 2 milioni di turisti in meno. Il dato certo è che comunque tutti gli spostamenti sono di breve durata, con la prevalenza di italiani che hanno scelto vacanze di massimo una settimana, oppure 4 giorni, a cavallo di un weekend. Molti poi confidano in un “last minute”, che con poche centinaia di euro, li porti all’estero, con viaggio e pernottamento tutto incluso.
Parlando poi della “mia” Campania, alcune zone sono diventate praticamente inaccessibili per il cittadino “medio”, come la costiera sorrentina, le zone vicine alla Calabria (Paestum, Agropoli, Acciaroli, quest’ultima bandiera blu), Capri e buona parte di Ischia; oppure costose nonostante un mare inavvicinabile, come le coste del casertano. Nei luoghi sopraindicati, anche una giornata da pendolare può costare 30 euro a testa (se si include anche il pranzo comprato lì); cifre che per una famiglia “media” diventano a lungo andare insostenibili; mentre un pernottamento in altissima stagione, può superare i 100 euro a persona. Tant’è che molti si recano in spiagge libere o sugli scogli, cercando posti “aggratis”. E il fatto che non ci trovi solo più la famiglia dell’operaio o del disoccupato, ma anche dell’impiegato pubblico e privato, è il segnale che la crisi è socialmente spalmata e colpisce sempre più categorie disparate.
Non credo si resti sorpresi più di tanto da questi dati, considerando il crescente caro petrolio, i costanti aumenti dei servizi balneari, gli aumenti delle tariffe dei treni, degli aerei e delle navi.
Per cui facendosi due conti in tasca, gli italiani si rendono conto di quanto gli può costare una vacanza; soprattutto prendendo in considerazione quanto è aumentato il costo della vita generale, per cui molti preferiscono fare la “formica” in vista delle bastonate autunnali (bollette e scadenze varie), anziché la “cicala” d’estate. Molti italiani così preferiscono recarsi in mete quali Grecia, Croazia, Spagna…
Si salva chi ha una casa al mare, acquistata magari in un periodo (come gli anni ’70 ed inizio ’80 quando ci fu un boom edilizio) in cui lo spazio terreno si comprava per pochi milioni di vecchie lire, e anche costruirsi un villino costava poco (in media sui 30 milioni in tutto). Oppure chi fitta sempre la stessa casa, per cui gode anche di prezzi di comodo da parte del padrone.
Insomma, si prevede un’altra stagione di magra per il settore turistico; e sembrano lontane quelle scene di autostrade con code immense di auto con sopra il portabagagli biciclette o oggetti vari che nel portabagagli interno non c’entravano, attaccate alla meglio con corde improvvisate per l’occasione. Quasi si prova nostalgia per quelle scene, che almeno davano l’impressione di un’Italia che aveva voglia di spendere, spensierata, che non temeva il futuro.

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