SETTENTRIONALISMI

Durante il comizio della Lega tenutosi domenica a Padova, Bossi ha lanciato un gestaccio (il dito medio alzato) contro l’inno di Mameli, riferendosi alla parte del testo dove viene detto che l’Italia è stata creata schiava di Roma; è andato giù duro anche contro i professori meridionali che dovrebbero restare al Sud e non inquinare così le scuole settentrionali.
Il Mondo politico si è indignato, con gli alleati del Senatur che ne hanno preso le distanze almeno verbalmente; in particolare, i Presidenti delle Camere hanno parlato di sacralità dei simboli nazionali, tra cui anche l’inno.
Sulla gravità di certi gesti e dichiarazioni, soprattutto da parte di un Ministro della Repubblica, che sebbene tale, continua a fare discorsi campanilistici come se stesse al bar con gli amici, non ci sono dubbi. Come non vi sono dubbi sulla scarsa credibilità che mi suscitano le prese di distanza dei suoi alleati, visto che ormai Bossi ci regala perle simili da vent’anni. Perché Berlusconi, all’indomani della caduta del primo Governo dal lui guidato, nel 94, disse che non si sarebbe mai più alleato con lui; bè, ci ha fatto altri due Governi insieme. E poi Berlusconi dice che Di Pietro, che altro non fa che sbattergli in faccia i suoi vari guai con la giustizia, e i tentativi di nasconderli, gli fa orrore. E Bossi cosa gli fa? Del resto qui al Sud il PdL becca molti voti, e quindi dovrebbe tenere meglio a bada Bossi. Ma in fondo gli elettori hanno dimostrato di seguirlo comunque, aiutati anche da una controparte politica che si anestetizza sempre più. Quindi perché scomodarsi?
Qualche anno dopo, Fini, che prima guidava un partito ancora minimamente vicino all’amor di patria mentre ora si è svenduto al Cavaliere, disse che con Bossi non avrebbe preso più neanche un caffè. Ma grazie all’alleanza con la Lega è diventato successivamente prima Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli esteri, ora Presidente della Camera; insomma perché perdere questa proficua alleanza?
Vorrei infine ricordare ai cari Leghisti, che vorrebbero far restare i professori meridionali al Sud, che se il Nord è così virtuoso come dicono, lo devono anche ai tanti meridionali che hanno lasciato le proprie famiglie d’origine per emigrare al Nord, facendo anche i lavori più umili, oltre ad essere denigrati dai settentrionali più intolleranti. Se un domani, un gruppo di ragazzi originari di Venezia, sbeffeggeranno e offenderanno studenti o insegnanti di origine meridionale, la colpa sarà solo sua signor Bossi e dei messaggi che lancia continuamente, ad un Mondo adolescenziale sempre più facilmente influenzabile e privo di propri filtri di pensiero.
Ultimo pensiero per Berlusconi, che venerdì scorso durante la conferenza stampa del Consiglio dei Ministri sull’emergenza rifiuti tenutosi a Napoli, ha affermato che l’emergenza è ormai quasi risolta, in soli 58 giorni di Governo, e che Napoli e la Campania sono tornati nel Mondo occidentale, essendo più civili. Ora, non so come il problema si stia risolvendo: se è solo bravura dell’attuale Governo; se è perché ora magicamente le regioni del Nord accettano più volentieri i nostri rifiuti (chissà perché quando c’era il centro-sinistra al Governo no); se le amministrazioni locali legate al colore politico dell’attuale Governo stanno collaborando di più; se ci sono poco lecite dinamiche dietro a questa magica risoluzione del problema…Ma voglio ricordare al Cavaliere, che Napoli ha sempre fatto parte del Mondo civile, e che ha commesso un’altra gaffe etnocentrica parlando di Mondo occidentale, perché così facendo non ha fatto altro che considerare il resto del Mondo in un livello inferiore. E che durante questi anni, alcuni suoi colleghi imprenditori del Nord hanno sfruttato le nostre terre campane per sversare i propri rifiuti tossici, e quindi anche il suo Nord ha contribuito al disastro ecologico campano.
Certo, se poi si guardano solo i fatti separandoli da tutto il contesto, è chiaro che gli ultimi 15 anni di governo locale guidato dal centro-sinistra, danno a Berlusconi e ai suoi le spalle larghe per pavoneggiarsi.


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