Martedì scorso blitz di Legambiente a Sessa Aurunca, in provincia di Caserta, nei pressi della Centrale nucleare ivi situata, per manifestare la propria contrarietà contro una sua possibile riapertura. Legambiente si è sempre schierata contro le centrali nucleari, a favore delle energie rinnovabili.
Le ragioni della protesta vi sono tutte, sia a livello macro (ossia mondiale e nazionale), sia a livello micro (ossia locale).
Nel primo caso, non è possibile pensare ad un ritorno al nucleare dopo più di vent’anni, considerato sia che ormai il Mondo (e udite udite, anche l’America) guarda con sempre maggiore interesse alle energie pulite e rinnovabili offerteci dalla natura, anche perché il petrolio si avvicina sempre più al suo naturale esaurimento; sia che il nostro Paese è quasi interamente soggetto a sismi. Oltre al fatto che in questo Paese le infrastrutture vengono costruite male e lentamente, in quanto vige l’ormai risaputo scandaloso sistema delle tangenti e degli scambi politici. E sicuramente i personaggi politici locali e nazionali non si fanno certo scrupoli, neanche dinanzi ad una costruzione delicata come quella di una Centrale nucleare (basta guardare gli scempi che commettono nel settore sanitario).
Nel secondo caso, non bisogna dimenticare né che tale Centrale fu già chiusa quasi dieci anni prima del Referendum che bocciò il nucleare (ossia nel 1978) per problemi tecnici, né dimenticare i danni che già tale Centrale ha provocato nelle aree circostanti. I dati ufficiali sono alquanto allarmanti: quelli ufficiali emersi da un’inchiesta del 1981 sulle malformazioni congenite registrate nei vitelli allevati nella zona contigua alla centrale, segnalano un sospetto intensificarsi di malformazioni genetiche a partire dagli anni 1964/65 (perfetta coincidenza con l’apertura della centrale), con casi di ermafroditismo e anchilosi; fino ad arrivare, nella sola fascia S.Castrese-Sessa Aurunca, ad una preoccupante percentuale del 3%. Non meno allarmante appare il dato relativo alle malformazioni genetiche registrate sui neonati (19,57% nel 1984) e raccolto e archiviato ufficialmente dalla Usl Latina-6 di Formia, con casi di bambini anencefali registrati all’Ospedale di Minturno o il ciclopismo del I semestre ‘84 presso l’Ospedale Civico di Gaeta. Scenario infine reso ancora più cupo dai dati Istat del settennio ‘72-’78 sulla mortalità per tumore e leucemia nella piana del Garigliano, spaventosamente attestato sul 44,48% (21,63 in tutta la provincia di Latina) contro una media italiana di poco superiore al 7%. Purtroppo, per mancanza di fondi, già da diverso tempo, manca un monitoraggio della zona.
Il tutto diventa ancora più terrificante, se si considera a quale mortificazione è sottoposto il territorio casertano da diversi anni; un territorio dal passato glorioso, per l’agricoltura e l’allevamento (con molti prodotti tipici), oltre che per il turismo (date le lunghe coste balneari, e la presenza di fiumi e laghi), ed oggi ridotto ad un continuo abbandono dei territori e la totale inagibilità del mare e dei corsi d’acqua, per l’ormai noto scandaloso inquinamento costante derivante dalle imprese locali e quelle del Nord. Oltre all’utilizzo dei territori per il cattivo deposito dei rifiuti “domestici”.
La riapertura di una Centrale nucleare nel casertano (come nel napoletano del resto, ma direi in tutta la Campania), sarebbe un’ennesima presa in giro (per usare un eufemismo) nei confronti dei cittadini, che così subirebbero un ennesimo attentato alla loro salute già comprovata, per non dire compromessa.


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