A Napoli e nel resto della Campania, nelle feste pasquali, è piovuto sul bagnato…e sui rifiuti.
Secondo i dati dell’EPT (Ente Provinciale del Turismo), su un campiona di 40 strutture alberghiere, è stato riscontrato un riempimento delle stanze pari al 60%, cioè poco più della metà delle stanze alberghiere sono state prenotate. Quindi, a poco sono servite le iniziative della provincia relative ad offerte culturali varie sparse per la città.
Anche la stessa Capri, isola che da sempre costituisce una delle mete campane pereferite per trascorrere la pasquetta, e che non hai mai particolarmente risentito della congiuntura economica (malgrado i prezzi molto alti che vi si ritrovano), ha fatto registrare uno sbarco di turisti di circa 3300 unità, poco più di un quinto dei turisti che vi si recavano negli anni passati. Anche se, per le isole, ciò che ha pesato molto è stato sicuramente il maltempo.
Anche il resto della Regione non è stata da meno dal punto di vista della crisi turistica.
Insomma, come se l’emergenza rifiuti e la generale crisi economica non bastassero; ci si è messo anche il maltempo, che ormai tradizionalmente accompagna chi vuole passare fuori porta le feste pasquali. E il timore ora è rivolto al periodo estivo, quando le temperature elevate innalzeranno i rischi relativi alle epidemie, i cattivi odori, oltre agli scenari poco gradevoli che accompagneranno i paesaggi napoletani e non.
Se poi ci mettiamo pure la crisi che comincia a colpire prodotti agricoli ed artigianali tipici campani, come la mozzarella (è notizia di oggi che dopo la Corea anche il Giappone ha bloccato l’importazione di mozzarella campana per il rischio diossina), bè allora il quadro nero è concluso.
La cattiva politica che da sempre accompagna il sud, ne ha strozzato con il suo malgoverno attività che potevano farne la principale ricchezza e risorsa, quale turismo e artigianato. Ma negli ultimi anni ormai, in Campania, a furia di tirare il collo, di ossigeno ne è rimasto ben poco..

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