UN’ORA AL BAR: SPACCATO DI UNA MILANO SPECCHIO DEL VUOTO
Published by i valsecchi Marzo 1st, 2008 in Senza categoriaE’ un’ora di pranzo come le altre, in un bar del centro di Milano, a due passi dallo studio. Piazza Cavour è trafficata, i giardini sono lì a pochi passi, i tram sferragliano.Roberto è ancora in ospedale e opererà tutto il giorno: il panino da sola qualche volta non è un dramma, anzi mi consente un contatto col mondo che mi incuriosisce sempre.Apro il giornale intanto che aspetto. Mi colpiscono un paio di lettere di detenuti, ricche di pensieri profondi, di cui sono capaci solo coloro che stanno soffrendo la loro forzata solitudine e della quale sono profondamente consapevoli di esserne i pentiti artefici.…. Ma come ha potuto lasciarti il tuo ragazzo? Una come te…. – risatina compiaciuta di lei…. Alzo lo sguardo: le voci sono enormemente distanti di età tra loro. Non mi sbagliavo. Lei 17-18, bella, truccata accuratamente e vistosamente, sbatte continuamente la testa indietro perché i capelli creino un movimento ondulatorio. Muove la caviglia nello stivale, in senso rotatorio. Lui 50-55, non male, abbigliamento da lovecatcher come li chiamo io. Lampante il segno della fede tolta dal dito.Sono allerta: detesto i marpioni. Anche se la ragazza mi sembra consapevolmente compiaciuta. Ma potrebbe essere mia figlia e io sono fatta così.I discorsi non li seguo, colgo solo frasi qua e là che mi fanno capire il giochetto, e non mi piace. Decido di non farmi i fatti miei!Addento il panino e mastico con calma.… se ti va ci vediamo con scadenze frequenti, giorno sì e giorno no… mi viene da ridere “se reggi” penso. Lei parla forte, sempre di più si agita sulla sedia, liscia i jeans strettissimi sulle cosce. Lui mangia salmone affumicato e rucola a palate, come un caimano e intanto che rumina la fissa negli occhi. Però mi tiene d’occhio e abbassa la voce. Mi sorride di soppiatto: cerca complicità. Lo guardo come il vetro. Lei sorseggia un bicchiere d’acqua con fetta di limone. “ti va anche bene” penso “con qualche euro oggi te la cavi, poi vedremo…..”Prima che io termini la spremuta i due sono arrivati al dunque: lei ha accettato tutto, lui schiocca le dita per il camerire che lo manda alla cassa (forse mentalmente altrove!).Lei si alza sui tacchi altissimi, traballa un po’, l’emozione? Non saprei, ma non mi sembra il tipo.Lui compie il gran finale: estrae dalla 24 ore di cuio Luois Vuitton (un mese di stipendio da manager, sempre che lo sia) un volume rilegato in casa…. “se puoi farlo fotocopiare, sai è l’ultima copia, e poi lo dai al tuo capo e mi rendi questa (pure!) . Ho proprio bisogno di un editore importante, sai ho già scritto molti libri, ma questo è degno di grandi case editrici. E tu ci lavori…. Domani poi mi dici, alle cinque ok?….”Lei annuisce sorridente, scuote la chioma e il sederino fasciatissimo, si aggrappa al suo braccio…..Ho un po’ di nausea: conosco i tipi come lui. Purtroppo molto da vicino, prima di incontrare Roberto ho trascorso diverso tempo con un uomo che – più passava il tempo – e più diventava immaturo. E il loro modo di amarti cambia, ti trovi accanto ad un estraneo, nemmeno un bambino da proteggere, no perché nella sua caccia all’avventura si sente forte e invincibile: calpesta tutto, trita, distrugge e ride, perché non si accorge che fa del male. E se glielo spieghi, non capisce. Non gli va di capire.Accade anche questo, a volte, nella vita. L’importante è che poi accada qualcosa che ti fa ricredere. A me è accaduto.E lo auguro anche a te, piccola ragazzina a caccia di emozioni forti, forse senti la mancanza di un padre, forse lo cerchi qui, o forse soltanto cerchi la gratificazione della conquista dell’uomo che credi arrivato, un dio. Un dio di cartapesta, che sfoggia un fascino che non ha, sfodera valori che non possiede: forse solo un Rolex taroccato come lui.Guarda che i modelli di cui ti hanno infarcito la testa, quelli delle fiction, delle isole dei famosi, quelli degli spot, quelli che in casa tua probabilmente vengono imitati, non sono la vita.Attenta alle musate, ragazza, che quando arrivano fanno male. Mi dispiacerebbe trovarti sulla mia agenda degli appuntamenti…..Piego L’Oblò, il giornale di San Vittore, il carcere di Milano. Lo metto in borsa con il suo carico di dolore, pentimenti, rabbia, tristezza e speranze. Umanità.E penso che forse se per incanto domani mattina qualcuno si svegliasse là dentro, forse gli farebbe bene: non per molto.Giusto il tempo di crescere dentro.

No Responses to “UN’ORA AL BAR: SPACCATO DI UNA MILANO SPECCHIO DEL VUOTO”
Please Wait
Leave a Reply