Set 12

A 7 anni dalla chiusura della stampa libera e dall’arresto di chi chiedeva riforme democratiche, l ‘Eritrea si è trasformata in un grande lager in cui non esiste giustizia e le uniche leggi sono quelle imposte dal dittatore Isaias Afworki, da 17 anni illegalmente al potere.

La popolazione è ridotta allo stremo ed è costretta al silenzio.

Diamo voce al popolo eritreo partecipando alla manifestazione indetta dal NECS – Europe a Brussels, il giorno 18 settembre 2008

L’annuncio ufficiale con tutte le informazioni e la traduzione italiana sono pubblicati sul sito:

www.asper-eritrea.com

Set 11

A Riccione dal 12 al 14 settembre 2008 si svolgerà il
7° Incontro Nazionale dei volontari di Emergency

Il programma delle attivita’ aperte al pubblico:

Venerdì 12 Settembre

18.00 presso il Palazzo del turismo
Inaugurazione mostra “Sudan. Diritto al cuore”
Fotografie di Marcello Bonfanti

21.30 presso il Palariccione, Sala Concordia:
Incontro Con Gino Strada e Howard Zinn

23.00 presso Piazzale Roma
concerto dei Caiman Nueva Generación

Sabato 13 Settembre

Ore 9.00 presso il Palariccione, sala Concordia:
La salute come diritto universale

Conduce Roberto Satolli medico e giornalista
con: Gino Strada, chirurgo e fondatore di Emergency
Ahmed Bilal Osman, Consigliere del Presidente del Sudan
Tabita Boutros Shokai, Ministro federale della sanità del Sudan
Abdulalim al Mutahafi, Governatore dello stato di Khartoum in Sudan
Faustin N’Telnoumbi, Ministro della sanità della Repubblica
Centrafricana
Soccoh Kabia, Ministro della sanità della Sierra Leone

Darà il benvenuto il Sindaco di Riccione Daniele Imola

14.30 presso il Palariccione, sala Concordia:
Testimonianze, immagini e voci dai progetti di Emergency nel mondo:

Afganistan, feriti di guerra e feriti di pace. Le molte emergenze di un
paese in bilico tra guerra e povertà
Cambogia, ricostruire il presente. Chirurgia d’urgenza, traumatologia e
un programma di chirurgia plastica e ricostruttiva
Iraq, ricominciare a camminare. Al Centro di riabilitazione, protesi e
reintegrazione lavorativa per i mutilati
Italia, migranti e non solo. Il Poliambulatorio di Palermo offre
assistenza sanitaria gratuita a chiunque ne abbia bisogno
Nicaragua, il diritto di essere madri. Un ospedale ostetrico per
combattere la mortalità durante la gravidanza
Repubblica Centrafricana, la clinica dei bambini. Un programma
regionale di pediatria e cardiochirurgia
Sierra Leone, sanità per tutti. Il Centro chirurgico e pediatrico di
Goderich: l’unica struttura gratuita in tutto il paese
Sri Lanka, la vita dopo lo tsunami. La ricostruzione del villaggio di
pescatori di Punochchimunai
Sudan, diritto al cuore. Il centro di cardiochirurgia di Khartoum e il
centro pediatrico del campo profughi di Mayo

21.00 presso Piazzale Roma
“Parla con Emergency”
Conducono Serena Dandini e Dario Vergassola

A seguire concerto dei Tocadores e Cori dal Mondo

Set 11

Da parecchi anni faccio il pendolare fra Kenya, Zambia, Sudan e Italia. In questi giorni sono uscito dal solito percorso ed ho appena concluso una settimana in una zona della Scozia rurale, piu’ precisamente a Lochgilphead e dintorni.

Ci son venuto per essere insieme ai ragazzi di Mthunzi (Lusaka) che erano qui gia’ da tre settimane, offrendo workshops e spettacoli di musica e danze africane in scuole e teatri, e cantando in diverse chiese durante celebrazioni liturgiche.

Sono arrivato senza che se lo aspettassero, ed hanno improvvisato uno show di benvenuto sulla riva del Loch Gilp (foto qui sotto).

Personalmente ho riprovato l’importanza di incontrare nuove persone e nuove culture, mentre ancora una volta i ragazzi hanno dimostrato di essere i migliori promotori di se stessi e delle attivita’ di Koinonia.
Giovedi pomeriggio eravamo ad Oban, una piccola cittadina sul mare.

C’erano, nell’aula magna della scuola dove dovevano fare lo spettacolo, un preside evidentemente preoccupato dall’aver dato il permesso di esibirsi a quel gruppo di ragazzi africani con tre vecchi tamburi, e una ventina di studenti dall’aria annoiata sparpagliati sulle 250 sedie… probabilmente obbligati a star li per punizione dopo la fine dell’orario scolastico. Si aspettavano una delle solite esibizioni di routine di gruppi folkloristici.

Ma man mano che i ragazzi di Mthunzi hanno incominciato a cantare e ballare le loro composizioni, gli studenti uscivano di corsa a chiamare gli amici. Vedevamo dalle finestre gli studenti che gia’ erano saliti in bicicletta tendere l’ orecchio, fermarsi e appoggiare la bicicletta al muro ed entrare; chi aveva gia’ addentato un panino metterselo in tasca e rientrare precipitosamente.

Un’ora dopo non c’era piu’ neanche posto in piedi e lo spettacolo e’ terminato con un’ ovazione e ripetute richieste di bis. E il preside entusiasta che diceva “So bene che i ragazzi son capaci di far tanto rumore, ma di sentirne quindici fare cosi tanto rumore positivo, armonioso ed entusiasmante non mi era mai capitato.”

I quindici sanno di lanciare un messaggio forte, un messaggio di cui sono convinti. E torneranno in Africa con il desiderio di far crescere il loro paese negli aspetti positivi che hanno visto in Europa, ma senza rinunciare ad essere africani.

Gli amici scozzesi dal canto loro, sono stati di un’accoglienza straordinaria. I ragazzi sono stati sempre con famiglie che li hanno ospitati e coccolati.

Che in tutta sta storia ci sia lo zampino di David Livingstone, il missionario scozzese che e’ stato il primo europeo, almeno nei tempi moderni, a fare turismo in Zambia?

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autori laura e roberto valsecchi dal blog:www.lanostraafrica.splinder.com

Giu 16

Padre Kizito così ci descrive la situazione attuale: 

In Kenya e’ tornata la pace. O almeno cosi sembra. A Nairobi, anche negli slums che ne erano stati piu’ fortemente colpiti, i segni della violenza stanno rapidamente scomparendo. Strutture provvisorie sostituiscono e nascondono le strutture precedenti che spesso erano solo poco più che provvisorie. La centrale telefonica di Jamuhuri che era state bruciata in uno dei peggiori incidenti dello scorso gennaio, a due passi dalla casa provincializia dei comboniani, e’ stata frettolosamente riverniciata per nascondere i segni delle fiamme e del fumo, anche se ancora non ha ripreso a funzionare.

Ma, per quanti sforzi faccia, il presente governo di grande coalizione - con ben 42 ministri ed una pletora di sottosegretari, fra di loro molti personaggi che lo scorso gennaio apparivano essere nemici acerrimi e che hanno irresponsabilmente alimentato la violenza per i loro scopi politici - non riesce a far dimenticare che ci sono stati oltre millecinquecento morti e un numero ancor piu’ difficile da definire,ma comunque vicino al mezzo milione, di rifugiati. La vernice copre solo le apparenze, non la sostanza.

Due sono le azioni che il governo sta cercando effettuare nel tentativo di far dimenticare il recente passato: un’ amnistia generale per coloro che sono stati responsabili delle violenze post-elettorale, e il ritorno immediato degli sfollati nelle loro case. Le modalita’ usate sono pero’ cosi rozze e improvvisate che rischiano di esacerbare gli animi e provocare un rigurgito di violenza, piuttosto che riavvicinare i tempi della riconciliazione.

L’ amnistia e’ propugnata principalmente da coloro che erano parte dell’opposizione. Ogni pochi giorni alcuni di loro la ripropongono come un atto di clemenza quasi dovuto a chi “ha salvato la democrazia keniana”. Regolarmente altri membri del governo si oppongono ricordando che questi salvatori della democrazia hanno comunque commesso gravi atti criminali, come incendiare, saccheggiare ed uccidere. Per qualche giorno non se ne parla piu’, ma poi i difensori della necessita’ dell’ amnistia tornano alla carica. Il perche’ di questa insistenza e’ abbastanza evidente: tutti sanno che ci sono prove schiaccianti che la’ dove la violenza e’ stata premeditata e organizzata, i responsabili sono alcuni “uomini politici” (fa abbastanza impressione chiamarli cosi’) che sono attualmente al governo, e che sperano che una amnistia generale scoraggi ogni ulteriore indagine.

Uno sfollato che, come tanti, invece di andare in uno degli appositi campi organizzati dal governo ha trovato un tetto preso suo fratello in una baracca vicina a Kivuli, mi diceva qualche giorno fa: “Il ministro *** chiede a gran voce l’ amnistia. Lo capisco benissimo, forse farei lo stesso se fossi al suo posto, visto che e’ l’auto di sua moglie che ha portato le tanche di benzina che son servite a bruciare la mia casa, e non solo la mia. E nella mia casa c’era ancora dentro mio figlio di due anni, John. Potra’ lui restituirmelo?”

Effettivamente, l’amnistia sarebbe in Kenya solo un’ altra parola per affermare l’ impunita’ di cui gli uomini politici hanno goduto dall’ indipendenza ad oggi. Sono qui da oltre vent’anni  e non ricordo di un uomo politico che abbia pagato per le sue malefatte. L’ impunita’ dei potenti e’ parte del sistema ereditato dal colonialismo inglese. Ma oggi non ci si puo’ piu’ nascondere dietro le colpe degli altri, Bisogna che giustizia sia fatta e che tutti vedano che giustizia e’ stata fatta, se si vuole veramente interrompere il ciclo dell’ impunita’. Una povera e semplice giustizia umana, ma pur sempre una dimostrazione di serieta’ e di rispetto per coloro i cui diritti sono stati gravemente violati.

Continua il mio interlocutore: “Io sono cristiano, ed ho pensato molte volte che dopotutto dovrei perdonare. Ma l’ amnistia mi rende impossibile il perdono, perche’ cosi non sapro’ mai chi e’ il colpevole. Anche il confessionale il prete da’ il perdono di Dio solo a chi ammette la propria colpa.”

Ha ragione. Il perdono cristiano e’ un dono e una grazia. Grazia per chi lo offre, e dono per chi lo riceve. Ma la giustizia umana dovrebbe fare il suo corso. La riconciliazione vera e’ possibile solo dopo un’ ammissione di colpa.

Il ritorno degli sfollati alle loro case e’ pure ostacolato dal risentimento, paura e odio che sono nati durante i drammatici episodi di gennaio, nonostante il governo assicuri che questo rientro sta procedendo bene. L’ operazione “Rudi Nyumbani” (ritorno a casa) e’ stata lanciata gia’ nel mese di maggio, con il supporto dei mass media, ma con poca o nulla preparazione. Persone a cui e’ stata bruciata la casa dai vicini, e che hanno visto uccidere i propri cari, si sono sentite dire “tutto e’ finito , preparatevi che domattina vi riportiamo a  casa” e il mattino successivo sono stati caricati su un camion e portati fino a casa. O meglio fino a dove abitavano lo scorso dicembre, perche’ hanno trovato una casa o capanna bruciata, campi devastati, pozzi inquinati. E sono stati lasciati li solo con un piccolo aiuto, qualche coperta, pochi chili di farina di polenta e di fagioli. Le agenzia umanitarie molta piu’ difficolta’ a raggiungere coloro che sono ritornati, era piu’ semplice aiutare gli sfollati quando erano ammassati nei campi.

Dice il mio vicino che alcuni sui parenti sono tornati nell’ area in cui anche lui viveva, ma poi, dopo una settimana, sono ritornati nei campi sfollati. A “casa” era difficile vivere, mancava tutto e i vicini erano ostili. Che senso ha ritornare in queste condizioni? Potrebbe essere solo la preparazione di nuove violenze.

Come ha detto Peter Kairo, arcivescovo di Nyeri, che lo scorso gennaio era vescovo di Nakuru, una delle area piu’ devastate dagli scontri “la rivalita’ etnica che ha fatto esplodere la violenza e’ ancora molto alta e la sola presenza della polizia non bastera’ a restaurare la pace.”

Mons. Cornelius Korir, vescovo di Eldoret, e’ fra coloro che piu’ si sono prodigati per alleviare le sofferenze di tutti, senza distinzione. Migliaia di sfollati sono vissuti per settimane accampati dentro e fuori la sua cattedrale.  Adesso e’ fra i promotori di una seria campagna di pace e riconciliazione, ed ha recentemente osservato che “d’ ora in poi, gli anziani delle diverse comunita’ dovrebbero essere capaci di identificare i segnali di conflitti latenti, e dovrebbero intervenire subito per risolverli, invece di intervenire solo per rimediare agli effetti negativi.”

Apparentemente parlava agli anziani di alcuni villaggi. Ma il suo consiglio dovrebbe essere seguito sopratutto dai leaders dei partiti politici rivali, o scorso anno hanno fatto esattamente l’ opposto, cioe’ alimentato il conflitto per trarne il maggior vantaggio possibile.

Giu 09

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Giu 04

Al via il Premio Giornalistico Televisivo Ilaria Alpi 2008. La XIV
edizione si apre giovedi’ 5 giugno, alle ore 18, al Palazzo del
Turismo di Riccione, con l’inaugurazione delle mostre.
Cinque esposizioni con diversi contenuti inerenti ai temi promossi dal
premio: pace, non violenza, solidarieta’. Ma anche sul tema ambiente.
Nate dalla collaborazione dell’Associazione Ilaria Alpi con Amani, Ega
Editore, Coop Italia, WWF e Becco Giallo.

MIGRANTI : Mostra fotografica di Francesco Cocco realizzata per un
progetto di comunicazione di Amani con il supporto e la collaborazione
di Contrasto.
Il fotografo Francesco Cocco ha scattato parte delle immagini in
mostra (12 fotografie a colori 70×100) seguendo lo straordinario
intervento degli operatori di Medici Senza Frontiere. Dall’impegno di
MSF e Francesco Cocco e’ nato il libro “NERO”.

L’allestimento e’ stato curato da Pasquale D’Alessio, Roberto De
Grandis, Beatrice Imperato e Atos Della Pasqua dell’Associazione
Ilaria Alpi.

Inoltre:
AL PREMIO ILARIA ALPI IL FORUM INTERNAZIONALE SU CONFLITTI,
DEMOCRAZIA ED ETNIE IN AFRICA ” LE COMUNITA’ DENTRO LE COMUNITA’”

CHI SE NE FREGA DELLE GUERRE IN AFRICA?

Chi si interessa delle guerre che ancora si combattono in Africa?
Perche’ c’e’ tanta indifferenza quando a morire sono gli africani?
Cosa sappiamo di quelle guerre? Sono davvero guerre etniche? Perche’
nessuno ce ne parla?

Per rispondere a queste domande e riflettere sulle guerre che si
stanno combattendo in Africa, il 4 e 5 giugno si svolgera’ a Riccione
un importante forum internazionale.

4 le sessioni di lavoro

Conflitti ed Etnie:
relatori
Maina Kiai, responsabile della Commissione Nazionale del Kenya per i
diritti umani
Leah Kimathi, coordinatore Associazione Africa Peace Point -
moderatore Flavio Lotti, coordinatore nazionale Tavola della Pace

Etnie e Identita’ nel processo di democratizzazione dell’Africa: relatori
Alberto Sciortino, africanista
Renato Kizito Sesana, Koinonia Community
moderatore Luciano Scalettari, inviato speciale Famiglia Cristiana

Una valutazione dell’esperienza democratica in Africa:
relatore Adekunle Amuwo, direttore Associazione Africana di Scienze
Politiche
moderatore Elisa Marincola, giornalista Rai News 24

Il rapporto tra democrazie ed etnie in Africa: analisi teoriche
relatore Robert Mudida, professore Università di Nairobi
moderatore Leah Kimathi

Forum discussione finale: Ripensare la Democrazia in Africa. Partecipano:
Leah Kimathi, Padre Renato Kizito Sesana, Robert Mudida, Adekunle
Amuwo, Alberto Sciortino, Michael Ochieng, Maina Kiai

Tutte le info su:
http://www.ilariaalpi.it/premio/ita/xiv_edizione/programma.htm

(fonte amani )

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Mag 23

MILANO

30 maggio 2008 - Costruire Medicina in Africa: Milano-Sudan per il
cuore Centro Cardiochirurgico ‘Salam’ di EMERGENCY - Khartoum (Sudan)

Interverranno:

Paolo Biglioli, Cesare Fiorentini (CCM), Gino Strada (Emergency),
Paolo Biglioli (CCM), Maurizio Roberto (CCM)

Aula Magna del CCM Centro Cardiologico Monzino (IRCCS)
Via Carlo Parea, 4 - Milano

Per maggiori informazioni:

CCM Centro Cardiologico Monzino (IRCCS) 02 58002.456 -
direzione.scientifica@ccfm.it - www.cardiologicomonzino.it

Mag 19

materafrica CDIl battere dei tamburi e la voce umana sono gli elementi fondamentali della musica africana tradizionale. Koinonia, che in tutti i campi vuole mantenere vivi i valori della tradizione, ha sempre apprezzato il potenziale di costruzione di pace e di comunità insiti nella musica, ed ha incoraggiato un gruppo di giovani a costituire i Nafsi Africa, “l’Anima dell’Africa”.  E’ un gruppo musicale che ripropone le percussioni, le danze e i giochi comunitari tradizionali; cosi ciò che viene sempre meno eseguito nelle piazze dei villaggi viene riproposto nelle strade di Nairobi, con le inevitabili contaminazioni della modernità, che non vengono percepite come una minaccia, ma come un arricchimento.La musica tradizionale, pur reinterpretata, resta quello che e’ sempre stata: un momento di incontro, di costruzione di comunità. Ciò che all’ascoltatore superficiale può sembrare il monotono ripetersi di un ritmo sempre uguale, per chi vi partecipa e’ invece un crescendo di comunione ogni volta che una nuova persona entra nel circolo e vi contribuisce cantando, battendo le mani o i tamburi, danzando. Anche i piedi fanno musica.Un grandissimo missionario comboniano e etnomusicologo di fama mondiale, Filiberto Giorgetti, usava dire che “dopo qualche minuto di percussione dei tamburi, il cuore di tutti i partecipanti in un canto africano batte all’ unisono; tamburi e cuori prendono lo stesso ritmo”. Forse non e’ una verità scientificamente dimostrata, ma esprime bene quanto la musica africana esiga e crei  coinvolgimento e comunità. La musica africana non e’ fatta per essere ascoltata, ma per essere partecipata.

Tanta della musica popolare e tradizionale nel mondo e’ basata sugli stessi principi. Per questo l’incontro fra i Nafsi Africa e i Terragnora e’ stato fecondo. Entrambi i gruppi sono fatti da persone che, pur vivendo in questo tempo, vogliono mantenere vivi i ritmi della tradizione ed entrambi sperimentano le tensioni che ne nascono. Entrambi vivono la loro musica come un momento comunitario e come strumento di costruzione di comunità e solidarietà.

Per informazioni: pieropacione@libero.it  citando articolo

Mag 19

Immagini che parlano da sole: orrore, brutalità, xenofobia, questo è l’uomo quando odia.

Gli animali almeno uccidono per fame

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Apr 27
No majority for Mugabe in recount
MacDonald Dzirutwe | Zimbabwe
26 April 2008 04:35

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President Robert Mugabe’s party has failed to secure control of Zimbabwe’s Parliament in a partial recount of the March 29 election, results showed on Saturday, handing the ruling party its first defeat in 28 years.

Results of a parallel presidential poll have not been released and Mugabe has been preparing for a run-off against Morgan Tsvangirai, leader of the opposition Movement for Democratic Change (MDC).

Tsvangirai says he won outright and his party has rejected both the recount and any run-off.

For the first time since Zimbabwe’s independence from Britain in 1980, the MDC wrested a parliamentary majority from Mugabe’s Zanu-PF in the election, triggering a recount of 23 out of 210 constituencies.

The Zimbabwe Electoral Commission said that in the 14 out of 23 seats recounted so far, the original results were confirmed.

The commission had ordered the recount after Zanu-PF accused election officials of taking bribes to undercount votes for Mugabe and his ruling party and committing other electoral fraud. A number of election officials have been arrested.

To win back a parliamentary majority, the ruling party needed to win nine more seats than it did in the first count. Only nine are left to be counted — but Zanu-PF already won three of those in the first count.

Delays in the recount and in announcing the presidential result have brought growing international pressure on Mugabe (84) and stoked fears of vote-rigging and bloodshed in a country suffering an economic collapse.

“This recount was a charade and a flawed process. The attempt was to reverse the will of the people and we rejected the recount from the onset. But I can confirm that our earlier majority has been reconfirmed according to information we are receiving,” said MDC spokesperson Nelson Chamisa.

Crackdown
On Friday, Mugabe resorted to strong measures used in the past to keep the opposition in check, in what Human Rights Watch said was a stepped up “campaign of organised terror and torture against opposition activists and ordinary Zimbabweans”.

The government denies it is waging a violent campaign.

Armed riot police raided the MDC’s headquarters and detained scores of people in the toughest measures against the opposition since the disputed elections.

The MDC said those detained included supporters who had sought refuge with them after fleeing various parts of the country “where the regime has been unleashing brutal violence”.

Police spokesman Wayne Bvudzijena said 215 people had been arrested in the raid, and no one had been charged yet.

“We have released the elderly and women with babies. There are about 30 of them. We are still doing profiles for the others and checking with their provinces on whether they have committed any crimes there,” he said.

The Zimbabwe Association of Doctors for Human Rights said 62 people had come in for treatment over three days, some with broken limbs and one with an axe wound at the back of his head.

Former colonial power Britain, which Mugabe blames for Zimbabwe’s troubles, has called for an arms embargo and requested a United Nations Security Council meeting on the crisis.

Britain said it deplored the escalating violence in Zimbabwe and called for a United Nations mission to inspect human rights abuses. Prime Minister Gordon Brown said Britain would step up diplomatic efforts ahead of the Security Council meeting.

South Africa’s UN envoy Dumisani Kumalo said someone from the UN secretariat would brief the 15-nation council, probably on Tuesday, on developments in Zimbabwe.

The Western diplomat on the council said any action in the form of a statement or resolution was unlikely. But the meeting would be useful in increasing pressure on Mugabe.

Mugabe, a hero of the independence struggle, accuses the opposition of conspiring with Western critics to end his almost three decades in power, which began with high hopes that Zimbabwe would become an African model of democratic and economic success.

Today, Zimbabweans face severe shortages of basic goods and an inflation rate of 165 000% — the world’s highest. - Reuters

Mugabe has been unable to win back control of Zimbabwe’s parliament after a partial recount of the 29 March election results failed to overturn any of the original results that gave the opposition the majority of seats.

It means the first defeat in 28 years for Mugabe’s ruling Zanu-PF party after Zimbabwe’s electoral commission (ZEC) yesterday released seven more results from the recount, changing none. It brings to 13 the number of seats recounted, with 10 remaining to be declared - all in strong opposition-held areas. Zanu-PF would need to win nine to regain control.

Results have still not been released from the parallel presidential poll which the opposition Movement for Democratic Change (MDC) says its leader Morgan Tsvangirai won, beating Mugabe outright. Independent monitors estimate that Tsvangirai won, but fell just short of the 50 per cent threshold to avoid a run-off. The MDC accuses Mugabe of delaying results to rig his victory and has rejected any run-off.

The failure to announce the results, four weeks on from the vote, is causing mounting concern internationally. But late yesterday afternoon the electoral commission said it would invite presidential candidates to verify the results from Monday, before they are released. ‘We trust that by Monday this process will have been concluded,’ said ZEC chairman George Chiweshe. ‘I can’t say exactly when the results will come.’

Reporters in Zimbabwe say the electoral commission is making the process extremely difficult to follow, and results are being issued in a haphazard manner. The announcements came after a week of escalating attacks on opposition supporters - Tsvangirai is staying out of the country at the moment because of fears about his safety.

On Friday, armed riot police raided the MDC headquarters and detained scores of people in the toughest measures against the opposition since the elections. Computers and documents were seized in the raid.

The MDC says its activists have been attacked around the country - with at least 10 killed. The police claim that no one has died.

Gordon Brown yesterday called for a United Nations mission to inspect human rights abuses. Brown, who is seeking an arms embargo on Mugabe’s Zanu-PF party, said Britain would step up diplomatic efforts ahead of this week’s Security Council meeting on the former British colony.

‘The coming days will be critical. We will intensify international action around a Security Council discussion on Tuesday. We will press for a UN mission to investigate the violence and human rights abuses,’ he said in a statement. ‘The whole international community must speak up against the climate of fear in Zimbabwe.’

Zimbabweans are enduring severe shortages of basic goods and an inflation rate of 165 000% — the world’s highest. The state-run Herald newspaper called African leaders “myopic stooges” for joining western criticism of Zimbabwe’s handling of the election.

Mugabe is beginning to lose regional diplomatic support over the delay in announcing the results and his attempts to retain power through force. His former allies in the Southern African Development Community last week united in condemning him and barred an arms shipment from being unloaded, causing the ship to be recalled to China. Defiant Zanu-PF officials claimed there was no shortage of arms already in or reaching the country.

“I think for the first time, at a very crucial moment, Mugabe is losing diplomatic support in the region and without that support his ability to survive politically is diminished,” said Eldred Masunungure, a professor of political science at the University of Zimbabwe. - Reuters

Apr 09

Disordini e manifestazioni di protesta sono in corso a Kisumu, città sulle sponde del Lago Vittoria, nell’ovest del paese: secondo fonti della MISNA contattate alle porte della località, tutti i negozi sono chiusi e alcune vie sono bloccate da ore da dimostranti scesi in strada dalle 16.00 di oggi pomeriggio. Come avvenuto nelle ultime ore nella baraccopoli di Kibera, nella capitale Nairobi, anche a Kisumu, roccaforte dell’opposizione, sembra che i dimostranti protestino contro il ritardo nell’annuncio della formazione del governo di coalizione, accusando il campo del presidente Emilio Mwai Kibaki di esserne responsabile. “Per il momento non siamo in grado di fornire un bilancio degli avvenimenti, ma la tensione è tornata altissima molto rapidamente” dice una fonte della MISNA contattata a Kisumu. [CC]

Apr 08

Una perdita di 174 milioni di euro, con mancati introiti per le casse dello Stato pari a circa 58 milioni di euro, vale a dire il 78,1 per cento in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Sono i dati relativi al turismo emessi dal Kenya Tourist Board (Ktb) dopo la crisi post-elettorale in Kenya.Il settore che sta piu’ risentendo della crisi e’ il turismo, seconda voce delle entrate dopo la floricoltura, con un’incidenza del 12 per cento sul Prodotto interno lordo. Un giro d’affari che, secondo i dati del Kenya Tourist Board che nel 2007 era pari a 590 milioni di euro e i cui introiti sono crollati di quasi l’80%.Sul problema è intervenuto oggi anche l’ambasciatore italiano in Kenya, Pierandrea Magistrati. Oltre quattromila sono stati i licenziamenti soltanto a Malindi nel settore del turismo a causa delle violenze in alcune regione del Kenya, seguite alle elezioni di dicembre. “Intere famiglie dipendevano dal lavoro di questo personale licenziato da alberghi e ristoranti, perche’ non arrivano piu’ turisti” ha detto Magistrati all’Agi.Gli arrivi dall’Italia -al terzo posto nel 2007 con 84mila turisti- hanno fatto registrare nei primi tre mesi di quest’anno un calo dell’80 per cento. “Qualcosa in piu’ rispetto ad altri Paesi di provenienza come Inghilterra (204mila arrivi nel 2007), Stati Uniti (101mila) e Germania (83mila)”, spiega all’Agi Federica Volla, rappresentante per l’Italia del Ktb, “la ragione e’ che il turismo dall’Italia dipende dai collegamenti charter. Tutti i Paesi che hanno voli di linea con il Kenya hanno fatto registrare flessioni minori. Sono stati molti i collegamenti charter per Mombasa cancellati o ridotti. L’Air Italy, l’unica compagnia che garantiva una certa continuita’ con due voli settimanali, da gennaio ha sospeso il servizio.

“Quando sono scoppiati i disordini, nel pieno della stagione turistica, a Malindi c’erano cinquemila italiani, molti dei quali sono subito ripartiti sentendo le notizie che arrivavano da Nairobi e dalla Rift Valley, anche se in realta’ nell’area della costa non e’ successo nulla”, ha raccontato l’ambasciatore, “La responsabilita’ e’ anche di una cattiva informazione che ha descritto un intero Paese sull’orlo della guerra civile. Non e’ stato sufficiente il lavoro che abbiamo fatto con l’Unita’ di crisi della Farnesina per informare i viaggiatori di evitare soltanto alcune zone del Kenya, come la capitale e l’area nordoccidentale”. Ora tutto dipende dal presidente Mwai Kibaki e dal premier Raila Odinga. “Dopo le violenze, le grandi speranze e finalmente la riappacificazione, resta da superare la fase piu’ difficile: la ripartizione del potere. I governanti devono capire che e’ tempo di mettersi a lavorare insieme”, ha sottolineato l’ambasciatore.

Intanto le tensioni sono ancora latenti ed in alcune zone è ancora violenza.

Apr 08

Oltre sessanta proprietari bianchi sono stati sfrattati dalle proprie terre in Zimbabwe. In quesi giorni alcuni veterani di guerra hanno seguito l’appello della Zanu-Pf, il partito del presidente Robert Mugabe, che aveva detto di “non permettere il ritorno dei bianchi nelle terre dei neri”. Intanto la tensione sale nel paese dell’Africa australe, in attesa della pubblicazione dei risultati delle elezioni presidenziali, tenutesi nove giorni fa. II leader del Movement for the democratic change (Mdc) Morgan Tsvangirai sostiene di aver superato già al primo turno la soglia del 50 per cento più un voto che lo elegge a capo dello stato. In un articolo pubblicato dal quotidiano inglese The Guardian, Tsvangirai lancia un appello all’intervento alla comunità internazionale: “Le principali potenze qui, come il Sudafrica, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, dovrebbero agire per porre fine al regno suicida di Mugabe e costringere lui e il suo entourage a ritirarsi”. Il leader dell’opposizione dello Zimbabwe, Morgan Tsvangirai, ieri ha incontrato a Johannesburg il leader dell’African national Congress (Anc), Jacob Zuma. L’Anc ha offerto la propria disponibilità a sostenere l’Mdc “in ogni iniziativa volta a garantire una accordo pacifico e concordato” per risolvere la crisi elettorale.La commissione elettorale non ha ancora reso noti i risultati delle elezioni e oggi cinque funzionari della Commissione elettorale sono stati arrestati in Zimbabwe con l’accusa di aver alterato i risultati a danno del Presidente Robert Mugabe.

Apr 07

Come 30 Euro possono cambiare una vita

Il sostegno scolastico dei bambini orfani di Koveto è una delle attività che il nostro gruppo ha deciso di attivare in Togo.
Questo progetto è nato dall’idea che l’istruzione sia la chiave per il cambiamento e il riscatto da una condizione di indigenza e di discriminazione.
In numerosi villaggi del Togo, infatti, molti bambini restano orfani a causa della diffusione di malattie endemiche come AIDS e malaria, dovute alla povertà, alla scarsa igiene e alla mancanza di educazione sanitaria. Vivendo in condizioni economiche decisamente precarie, molto spesso sono obbligati a cominciare a lavorare in piena infanzia nei campi o nei mercati senza poter frequentare, di conseguenza, né la scuola elementare né la media. Questo li lascerà per tutta la vita in una situazione di emarginazione senza via d’uscita.
A questa gravissima piaga sociale la nostra struttura vuole porre rimedio impegnando le donazioni raccolte in Italia per inserire e seguire  questi bambini nel loro processo scolastico.
E’ possibile realizzare due tipi di sostegno: quello scolastico, di 30 Euro all’anno, grazie al quale potremo fornire al bambino matite, penne, quaderni, una divisa e la tassa di iscrizione alla scuola pubblica e quello completo, di 25 Euro al mese ( 300 Euro all’anno) che ci permetterà di munire il bambino di matite, penne, quaderni, due trattamenti antimalarici, il nutrimento e l’assistenza sanitaria per un anno, una divisa, un paio di scarpe e, ovviamente, la tassa di iscrizione alla scuola pubblica.
Se vuoi anche tu dare la possibilità a questi bambini di avere un futuro migliore non aspettare, contattaci ai seguenti indirizzi e-mail 
    ginalito@hotmail.com,
mazzalaura@yahoo.it oppure visita il sito www.unaltromondo.it

Le responsabili del progetto
Gina, Manuela e Laura  

Apr 05

Zimbabwue0_80754700%201206790755.jpg0_55013700%2012067327851.jpgIl partito del presidente Robert Mugabe ha perso il controllo del Parlamento dello Zimbabwe mercoledì e l’opposizione ha detto che era stato sconfitto per la prima volta in uno scrutinio presidenziale.

Mugabe non dà grandi segnali di volersi arrendere facilmente: si parla già di brogli elettorali.

Un timore che serpeggia già da diversi giorni è lo spettro dei gravissimi fatti accaduti nel periodo postelettorale del Kenya.

La speranza invece della popolazione è alta: l’avvento del grande rivale di Mugabe è vissuto come un balzo verso la libertà, l’affrancamento dalla fame e dalle malattie.

Anche gli operatoi di pace attendono gli sviluppi ansiosamente.