Giu 16

Padre Kizito così ci descrive la situazione attuale: 

In Kenya e’ tornata la pace. O almeno cosi sembra. A Nairobi, anche negli slums che ne erano stati piu’ fortemente colpiti, i segni della violenza stanno rapidamente scomparendo. Strutture provvisorie sostituiscono e nascondono le strutture precedenti che spesso erano solo poco più che provvisorie. La centrale telefonica di Jamuhuri che era state bruciata in uno dei peggiori incidenti dello scorso gennaio, a due passi dalla casa provincializia dei comboniani, e’ stata frettolosamente riverniciata per nascondere i segni delle fiamme e del fumo, anche se ancora non ha ripreso a funzionare.

Ma, per quanti sforzi faccia, il presente governo di grande coalizione - con ben 42 ministri ed una pletora di sottosegretari, fra di loro molti personaggi che lo scorso gennaio apparivano essere nemici acerrimi e che hanno irresponsabilmente alimentato la violenza per i loro scopi politici - non riesce a far dimenticare che ci sono stati oltre millecinquecento morti e un numero ancor piu’ difficile da definire,ma comunque vicino al mezzo milione, di rifugiati. La vernice copre solo le apparenze, non la sostanza.

Due sono le azioni che il governo sta cercando effettuare nel tentativo di far dimenticare il recente passato: un’ amnistia generale per coloro che sono stati responsabili delle violenze post-elettorale, e il ritorno immediato degli sfollati nelle loro case. Le modalita’ usate sono pero’ cosi rozze e improvvisate che rischiano di esacerbare gli animi e provocare un rigurgito di violenza, piuttosto che riavvicinare i tempi della riconciliazione.

L’ amnistia e’ propugnata principalmente da coloro che erano parte dell’opposizione. Ogni pochi giorni alcuni di loro la ripropongono come un atto di clemenza quasi dovuto a chi “ha salvato la democrazia keniana”. Regolarmente altri membri del governo si oppongono ricordando che questi salvatori della democrazia hanno comunque commesso gravi atti criminali, come incendiare, saccheggiare ed uccidere. Per qualche giorno non se ne parla piu’, ma poi i difensori della necessita’ dell’ amnistia tornano alla carica. Il perche’ di questa insistenza e’ abbastanza evidente: tutti sanno che ci sono prove schiaccianti che la’ dove la violenza e’ stata premeditata e organizzata, i responsabili sono alcuni “uomini politici” (fa abbastanza impressione chiamarli cosi’) che sono attualmente al governo, e che sperano che una amnistia generale scoraggi ogni ulteriore indagine.

Uno sfollato che, come tanti, invece di andare in uno degli appositi campi organizzati dal governo ha trovato un tetto preso suo fratello in una baracca vicina a Kivuli, mi diceva qualche giorno fa: “Il ministro *** chiede a gran voce l’ amnistia. Lo capisco benissimo, forse farei lo stesso se fossi al suo posto, visto che e’ l’auto di sua moglie che ha portato le tanche di benzina che son servite a bruciare la mia casa, e non solo la mia. E nella mia casa c’era ancora dentro mio figlio di due anni, John. Potra’ lui restituirmelo?”

Effettivamente, l’amnistia sarebbe in Kenya solo un’ altra parola per affermare l’ impunita’ di cui gli uomini politici hanno goduto dall’ indipendenza ad oggi. Sono qui da oltre vent’anni  e non ricordo di un uomo politico che abbia pagato per le sue malefatte. L’ impunita’ dei potenti e’ parte del sistema ereditato dal colonialismo inglese. Ma oggi non ci si puo’ piu’ nascondere dietro le colpe degli altri, Bisogna che giustizia sia fatta e che tutti vedano che giustizia e’ stata fatta, se si vuole veramente interrompere il ciclo dell’ impunita’. Una povera e semplice giustizia umana, ma pur sempre una dimostrazione di serieta’ e di rispetto per coloro i cui diritti sono stati gravemente violati.

Continua il mio interlocutore: “Io sono cristiano, ed ho pensato molte volte che dopotutto dovrei perdonare. Ma l’ amnistia mi rende impossibile il perdono, perche’ cosi non sapro’ mai chi e’ il colpevole. Anche il confessionale il prete da’ il perdono di Dio solo a chi ammette la propria colpa.”

Ha ragione. Il perdono cristiano e’ un dono e una grazia. Grazia per chi lo offre, e dono per chi lo riceve. Ma la giustizia umana dovrebbe fare il suo corso. La riconciliazione vera e’ possibile solo dopo un’ ammissione di colpa.

Il ritorno degli sfollati alle loro case e’ pure ostacolato dal risentimento, paura e odio che sono nati durante i drammatici episodi di gennaio, nonostante il governo assicuri che questo rientro sta procedendo bene. L’ operazione “Rudi Nyumbani” (ritorno a casa) e’ stata lanciata gia’ nel mese di maggio, con il supporto dei mass media, ma con poca o nulla preparazione. Persone a cui e’ stata bruciata la casa dai vicini, e che hanno visto uccidere i propri cari, si sono sentite dire “tutto e’ finito , preparatevi che domattina vi riportiamo a  casa” e il mattino successivo sono stati caricati su un camion e portati fino a casa. O meglio fino a dove abitavano lo scorso dicembre, perche’ hanno trovato una casa o capanna bruciata, campi devastati, pozzi inquinati. E sono stati lasciati li solo con un piccolo aiuto, qualche coperta, pochi chili di farina di polenta e di fagioli. Le agenzia umanitarie molta piu’ difficolta’ a raggiungere coloro che sono ritornati, era piu’ semplice aiutare gli sfollati quando erano ammassati nei campi.

Dice il mio vicino che alcuni sui parenti sono tornati nell’ area in cui anche lui viveva, ma poi, dopo una settimana, sono ritornati nei campi sfollati. A “casa” era difficile vivere, mancava tutto e i vicini erano ostili. Che senso ha ritornare in queste condizioni? Potrebbe essere solo la preparazione di nuove violenze.

Come ha detto Peter Kairo, arcivescovo di Nyeri, che lo scorso gennaio era vescovo di Nakuru, una delle area piu’ devastate dagli scontri “la rivalita’ etnica che ha fatto esplodere la violenza e’ ancora molto alta e la sola presenza della polizia non bastera’ a restaurare la pace.”

Mons. Cornelius Korir, vescovo di Eldoret, e’ fra coloro che piu’ si sono prodigati per alleviare le sofferenze di tutti, senza distinzione. Migliaia di sfollati sono vissuti per settimane accampati dentro e fuori la sua cattedrale.  Adesso e’ fra i promotori di una seria campagna di pace e riconciliazione, ed ha recentemente osservato che “d’ ora in poi, gli anziani delle diverse comunita’ dovrebbero essere capaci di identificare i segnali di conflitti latenti, e dovrebbero intervenire subito per risolverli, invece di intervenire solo per rimediare agli effetti negativi.”

Apparentemente parlava agli anziani di alcuni villaggi. Ma il suo consiglio dovrebbe essere seguito sopratutto dai leaders dei partiti politici rivali, o scorso anno hanno fatto esattamente l’ opposto, cioe’ alimentato il conflitto per trarne il maggior vantaggio possibile.

Giu 09

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Giu 04

Al via il Premio Giornalistico Televisivo Ilaria Alpi 2008. La XIV
edizione si apre giovedi’ 5 giugno, alle ore 18, al Palazzo del
Turismo di Riccione, con l’inaugurazione delle mostre.
Cinque esposizioni con diversi contenuti inerenti ai temi promossi dal
premio: pace, non violenza, solidarieta’. Ma anche sul tema ambiente.
Nate dalla collaborazione dell’Associazione Ilaria Alpi con Amani, Ega
Editore, Coop Italia, WWF e Becco Giallo.

MIGRANTI : Mostra fotografica di Francesco Cocco realizzata per un
progetto di comunicazione di Amani con il supporto e la collaborazione
di Contrasto.
Il fotografo Francesco Cocco ha scattato parte delle immagini in
mostra (12 fotografie a colori 70×100) seguendo lo straordinario
intervento degli operatori di Medici Senza Frontiere. Dall’impegno di
MSF e Francesco Cocco e’ nato il libro “NERO”.

L’allestimento e’ stato curato da Pasquale D’Alessio, Roberto De
Grandis, Beatrice Imperato e Atos Della Pasqua dell’Associazione
Ilaria Alpi.

Inoltre:
AL PREMIO ILARIA ALPI IL FORUM INTERNAZIONALE SU CONFLITTI,
DEMOCRAZIA ED ETNIE IN AFRICA ” LE COMUNITA’ DENTRO LE COMUNITA’”

CHI SE NE FREGA DELLE GUERRE IN AFRICA?

Chi si interessa delle guerre che ancora si combattono in Africa?
Perche’ c’e’ tanta indifferenza quando a morire sono gli africani?
Cosa sappiamo di quelle guerre? Sono davvero guerre etniche? Perche’
nessuno ce ne parla?

Per rispondere a queste domande e riflettere sulle guerre che si
stanno combattendo in Africa, il 4 e 5 giugno si svolgera’ a Riccione
un importante forum internazionale.

4 le sessioni di lavoro

Conflitti ed Etnie:
relatori
Maina Kiai, responsabile della Commissione Nazionale del Kenya per i
diritti umani
Leah Kimathi, coordinatore Associazione Africa Peace Point -
moderatore Flavio Lotti, coordinatore nazionale Tavola della Pace

Etnie e Identita’ nel processo di democratizzazione dell’Africa: relatori
Alberto Sciortino, africanista
Renato Kizito Sesana, Koinonia Community
moderatore Luciano Scalettari, inviato speciale Famiglia Cristiana

Una valutazione dell’esperienza democratica in Africa:
relatore Adekunle Amuwo, direttore Associazione Africana di Scienze
Politiche
moderatore Elisa Marincola, giornalista Rai News 24

Il rapporto tra democrazie ed etnie in Africa: analisi teoriche
relatore Robert Mudida, professore Università di Nairobi
moderatore Leah Kimathi

Forum discussione finale: Ripensare la Democrazia in Africa. Partecipano:
Leah Kimathi, Padre Renato Kizito Sesana, Robert Mudida, Adekunle
Amuwo, Alberto Sciortino, Michael Ochieng, Maina Kiai

Tutte le info su:
http://www.ilariaalpi.it/premio/ita/xiv_edizione/programma.htm

(fonte amani )

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