Mar 24

Si chiamava Daniel Mburu, avrà avuto 16 anni, ed era un uno dei più giovani nel gruppo dei ragazzi e ragazze di strada che vivono nutrendosi dei rifiuti del Kenyatta Market. Sabato sera, Sabato Santo, mentre ci preparavamo a celebrare la Resurrezione, Daniel con altri amici era nella sua solita area. E’ incominciato a piovere forte - e’ ormai quasi una settimana che la stagione delle piogge e’ iniziata – e Daniel  ha deciso di prendere un autobus che andava verso il centro di Kibera. “Ho i soldi per pagare due biglietti” ha detto agli amici, cosi Martha Ngocha, una ragazzina di forse 14 anni, e’ saltata sull ‘autobus con lui. Ma quando il bigliettaio li ha visti e li ha giudicati come gente di strada, non ha voluto sentir ragioni e li ha brutalmente spinti fuori dalla porta del veicolo che si era appena rimesso in movimento. Daniel e’ caduto ed ha picchiato la testa sul marciapiede, Martha ha avuto la sua caduta protetta dal corpo di Daniel, ma poi la ruota posteriore dell’ autobus le e’ passata sopra spezzandole una gamba.

Gli amici li hanno presi di peso e li hanno portati all’ ospedale, ce n’e’ uno non troppo lontano. All’ ospedale hanno detto che ormai Daniel era morto, potevano lasciare Martha che l’avrebbero ingessata. Cosi gli amici col corpo di Daniel, al buoi, evitando le auto che sfrecciavano sotto la pioggia, sono andati prima alla stazione di polizia e denunciare il fatto, e poi lo hanno portato all’ obitorio pubblico.

Bonny c’era. Non manca mai quando qualcosa di importante succede ai suoi amici del Kenyatta Market. Mi ha mandato un sms, ma ormai non c’era più niente da fare.

Stiamo solo cercando di denunciare questo fatto. Non si deve morire cosi, buttati fuori da un autobus come un sacco di spazzatura, a 16 anni. Dopo una vita di abusi e di stenti.

Ma anche questa e’ una storia di Pasqua a Nairobi.

(Padre Kizito)

Mar 18

monaci2.jpgmonaci9.jpgLe immagini che riportiamo qui non sono uno spettacolo gradevole.

PERTANTO CHI FOSSE PARTICOLARMENTE SENSIBILE SI FERMI A QUESTE RIGHE.

Testimoniano la violenza della repressione cinese.

Qualunque siano le colpe delle vittime, qualsiasi etichetta si voglia dare a questa strage di umanità, cultura, tutto ciò è ingiustificabile.

Ed ancor più ingiustificabile il silenzio di certi “grandi”.

Non possiamo credere, che le immagini che passano quotidianamente in televisione, che appaiono sui giornali, possano sfuggire a chichessia, e comunque il silenzio non si giustifica con l’assenza di fonti certe.

UNA MATTANZA COSI’ NON SI GIUSTIFICA MAI

E tantomeno dovrebbe essere passata sotto silenzio - per timore di turbare i rapporti con la Cina.

Se non fosse una tragedia, ci verrebbe da ridere a pensare alla convocazione da parte dell’Italia del Delegato cinese: cosa gli fanno? Lo sgridano? Lo minacciano di mancati affari con il nostro Paese che tra un po’ non avrà nemmeno il denaro per saldare tutti i debiti che ha in giro nel mondo?

tenendo fede alla apoliticita’ di questo spazio ci limitiamo a pubblicare le foto, scusandoci per la crudezza di certe immagini, ma del resto basta andare sul sito dell’Ansa o anche di Libero e sono sotto gli occhi di tutti.

Mar 18

Centinaia dei keniani hanno avuto malori dopo che una spedizione chimica è uscita di strada vicino al porto di Mombasa. Secondo un funzionario locale, circa 1 500 persone hanno dovuto ricorrere agli ospedali locali, accusando pricipalmente dolori e problemi  respiratori molto probabilmente  causati dal contenuto di fuoriuscita. “Visto l’alto numero di persone che è registrata negli ospedali comunali, abbiamo ordinato all’importatore di comparire davanti al consiglio comunale di Mombasa, in modo da potere compensare la gente che ha sofferto a causa dell’acido,” ha detto Nasser Rashed, incaricato dell’ambiente al consiglio. Ha ricordato che molta altra gente nella zona di Kipevu può essere affetta dagli stessi problemi  ma non aveva cercato l’aiuto dalle facilità locali. Secondo i funzionari ed i testimoni locali, la sostanza si ritiene un composto pricipalmente di  acido nitrico ed è stata importata da Kasese Cobalt, un’azienda di Ugandan.

“il prodotto è all’esame. Ancora stiamo verificando esattamente chi è responsabile… Inoltre stiamo attendendo i risultati del laboratorio, “ha detto Mabrouk Juma, l’aiutante superiore del mp locale. Ha detto che le autorità avevano invitato la popolazione a non avvicinarsi al luogo in cui il prodotto chimico era stato rovesciato e che il contenitore ora è stato rimosso. — Sapa-AFP

Mar 18

Il Parlamento del Kenia martedì ha passato all’unanimità la prima di due leggi tenute a promulgare una ripresa destinata a concludere la crisi post-election che tanto sangue ha portato nel paese. In un voto 200-0, la legislatura ha approvato la correzione costituzionale che crea le posizioni nel Governo per un ministro principale e due delegati. Il Parlamento dovrà poi dibattere ed approvare una legge che genererà l’organigramma di  un nuovo governo di unità come componente di base ai colloqui di pace dell’ultimo mese per concludere una crisi in cui almeno 1 000 persone sono state uccise. I legislatori  sono convinti  che passino i cambiamenti necessari dopo le dichiarazioni di supporto da entrambe le parti. l’accordo è stato  firmato dal presidente Mwai Kibaki ed il capo Raila Odinga di opposizione, il lavoro dei primi ministri andrà al capo del partito con la maggior parte delle sedi nel Parlamento — in questo caso, Odinga. Gli investitori nell’economia del Kenia – che ha subito un duro colpo dalla crisi ma ancora vista come molto promettente — stanno aspettando la conclusione positiva. – Reuters

Mar 18

Almeno 68 persone sono morte negli scontri avvenuti nelle ultime due settimane nella regione occidentale della Repubblica Democratica del Congo. Le violenze sono avvenutetra la polizia e i membri del gruppo Bundu Dia Kongo, una formazione politica e religiosa che accusa il governo
centrale di corruzione e cominciati per imporre la propriaautorità sulla regione. Gli scontri erano cominciati alla fine di febbraio quando un gruppo di ribelli aveva ucciso alcuni soldati de ll’esercito congolese. Da allora, le autorità di Kinshasa hanno scatenato un’offensiva sul territorio a ovest, al confine con l’Angola, distruggendo scuole, case e qualsiasi luogo potesse essere utilizzato dai ribelli come rifugio. Fonte Mail &Guardian data odierna

Mar 12

darfur5_19549c.jpgIl conflitto in Darfur è entrato in una nuova, tragica fase. Lo sostengono i rapporti di alcune agenzie umantarie che operano nella regione, secondo cui la fase più aspra del conflitto, che il governo pensava d i aver concluso nel 2005, è ricominciata, con conseguenze devastanti. Nelleultime settimane, centinaia di persone sono state uccise in seguito ai bombardamenti aerei e terrestri che hanno colpitoi loro villaggi, e altre decine di migliaia hanno dovuto rifugiarsi nel vicino Ciad. Un ritorno a quattro anni fa,dunque. E, come allora, anche stavolta la responsabilità è da attribuire al governo sudanese, che con i suoi bombardamenti rende vani gli sforzi della forza di pacificazione dell’Onu. 

Mar 11

DICHIARAZIONE DEL CONSIGLIO NAZIONALE DEI BASHINGANTAHE

Africa per me vuol dire aver scoperto la mia vera strada.

La prima volta è stata con Roberto, mio marito. Lui in Africa era di casa, medico volontario, una vita passata ad occuparsi di chi soffre, solo perchè per lui era vita.

Sono partita con lui un po’ titubante, lo ammetto. Appena sposata, un passato tutto diverso che non sentivo già più mio da tempo, così come il cambio della mia storia.

Le tempeste improvvise, la luna gigantesca, le stelle a miliardi, il dolce suono del vento che la sera di porta lo sciabordio delle onde dell’oceano….

Gli occhi da cerbiatto dei bimbi, l’espressione fiduciosa delle persone che guardano Roberto con gratitudine, le rughe di sole e vento nel volto dei pescatori.

Tutto così lontano da quell’africa di cartapesta delle spiagge famose, tutto così vicino al cielo, che si fonde col mare.

Tutto così vero, nella sua sofferenza, nelle sue piccole gioie di conquista: chissà perchè lo chiamano mal d’Africa… adesso lo so.

L’Africa è afflitta da ogni tipo di piaga, non fa differenza da dove venga, chi o cosa ne sia la causa: la sofferenza è parte integrante delle persone, dei bambini come degli adulti.

Del Burundi si è parlato molto, poi le mode sono cambiate….

Riporto un importante documento, con l’intento di rinnovare l’interesse nei confronti di questo piccolo Stato, talvolta considerato come facente parte dell’Africa orientale, talvolta dell’Africa dei Grandi Laghi.

Geografica è nella zona dei Grandi Laghi; ha la sorte di confinare con il Ruada a nord, con la Repubblica Democratica del Congo a ovest, e con la Tanzania a sud e a est. Ha per capitale Bujumbura.Prima di nascere come stato indipendente è stato colonia tedesca e possedimento belga.

  ALT  AL CRIMINE E ALLA VIOLENZA

DICHIARAZIONE DEL CONSIGLIO NAZIONALE DEI  BASHINGANTAHE

Introduzione

 

La vita attuale, in Burundi è dominata da una grave insicurezza. I mass media diffondono, quotidianamente, comunicati di decessi avvenuti in seguito ad assassini perpetrati contro cittadini innocenti, da uomini in uniforme. L’aspetto terribile è che siano gli agenti di sicurezza ad essere implicati in questi atti, che vengono commessi continuamente insieme alla violenza su donne e ragazzine. In provincia, i nostri connazionali sono decimati, a volte famiglie intere, e spesso accusati di stregoneria, senza alcuna prova. I responsabili si arrogano il diritto di uccidere e saccheggiare senza alcuna vergogna. In questo modo, l’impunità diventa un modo di governo, tollerato e banalizzato. In tal modo nessun cuore può essere calmo, essendo il domani avvolto nella più drammatica incertezza.

 

Nella città di Bujumbura, ogni notte conta delle morti. In provincia, la situazione è simile. Gruppi di uomini armati uccidono e saccheggiano. Le armi abbondano nel Paese. La sicurezza è il problema chiave.

 

L’altra drammatica constatazione è sul fatto che i concorrenti politici stanno concentrando le loro energie sul “fuori gioco elettorale”, continuando la loro propaganda senza che ciò sia autorizzato dalle autorità preposte. Il peggio è che gli attori di tale propaganda sembrano contare sul terrore, per raccogliere frutti come avvenuto in passato. Di questo passo, c’è da temere l’attivazione delle milizie reclutate nel cerchio dei partiti politici, ed un conseguente disastroso ulteriore deterioramento della sicurezza. Aggiungete a questa confusione, la totale dipendenza della magistratura dall’Esecutivo, che può quindi condurre i protettori della Legge a diventare “pescatori in acqua torbida”.

 

In più, il silenzio attuale dello Stato è inquietante, per diversi motivi. Il crimine e la violenza sembrano banalizzati, tollerati, mentre la situazione è invece ormai insostenibile.

I responsabili dell’apparato statale sembrano compiacersi di questa situazione caotica a danno della sicurezza e della vita dei cittadini.

 

La povertà si aggiunge alla disgrazia vissuta dalle famiglie. Queste sono questioni di importanza capitale che dovrebbero preoccupare in sommo grado i dirigenti eletti dal popolo. Questi ultimi dovrebbero trattare questa drammatica situazione con priorità assoluta, lavorando nel frattempo per trovare delle risposte e delle soluzioni.

I nostri eletti non hanno il diritto di trarre vantaggio da questa situazione caotica.

E’ inammissibile che continuino ad occuparsi del loro quotidiano come se niente fosse, mentre regnano il crimine e la violenza.

Tutto il popolo è terrorizzato da questo disordine. Un proverbio rundi recita “Il male che persiste finisce sempre per nuocere seriamente (akataretse kaba gasema)”. Un altro detto recita : “Il rifiuto del consiglio di un saggio, induce al disastro (Kananira abagabo ntiyimye)”.

 

Il Consiglio Nazionale dei bashingantahe invita dunque i capi del Burundi ad adoperarsi affinché venga protetto il Bene Comune e si combattano il crimine e la violenza. Si deve fare fronte vigorosamente al dilagare dell’insicurezza. Chiediamo ai dirigenti del nostro paese di mostrare la loro determinazione, unendo gli atti alle parole, per non essere accusati di complicità per il disordine creatosi. Occorre che giustizia sia fatta per interrompere la totale impunità. Si devono condurre indagini senza condizionamenti fino ad ottenere risultati tangibili.Occorre evitare che la creazione di capri espiatori diventi un modo di governo e che il Burundi smetta di essere una repubblica dove ogni specie di crimine può essere commesso nella totale impunità.

 

Il Consiglio Nazionale dei bashingantahe chiede allo Stato di chiarire la situazione a proposito dell’implicazione degli agenti dell’ordine ed altri responsabili nelle azioni criminose commesse nel paese. Altrimenti, tutto darà l’impressione di un popolo straziato dai suoi eletti. Per evitare ciò, ci occorre una polizia vicina e riconosciuta dalla popolazione.L’accusa secondo la quale la Polizia burundese sia a volte implicata nel deterioramento della sicurezza è cosa grave, poiché una delle missioni primordiali dello Stato, che spiegano la sua ragion d’essere, è la protezione della vita dei cittadini, e la promozione dei loro diritti. Occorre che il ruolo dello Stato sia visibile in questo senso. Occorre che i cittadini si sentano protetti.

 

Le più alte autorità dello Stato sono dunque chiamate ad eliminare  tutto ciò che possa costituire un ostacolo a questo compito di primo piano, e porre fine, ad esempio, ai malfunzionamenti osservabili nell’ambito del Governo.

I doveri e le relazioni gerarchiche dei ministri ed i vice-ministri dovrebbero essere chiariti. La confusione di ruoli conduce sempre al conflitto o all’inerzia.

Infine, solo l’osservazione e il rispetto delle norme di trasparenza, legalizzando gli atti che conducono alla buona gestione, potrà aiutare le autorità Burundesi a riconquistare la fiducia della Comunità internazionale e contribuire alla lotta contro la miseria che impera nel paese. La gestione irresponsabile della cosa pubblica può soltanto condurre verso il caos. Per evitare questo occorre rinunciare alle spese inutili, impedendo, ad esempio l’approvazione ad effettuare grandi acquisti o costose visite all’estero, per ragioni che portano alcun ritorno per il Paese.

 

Questa situazione obbliga il Consiglio Nazionale dei bashingantahe ad esprimere le sue considerazioni nell’ottica di coinvolgere i dirigenti del Burundi per tornare a ristabilire l’ordine pubblico:

 

  1. Il Consiglio Nazionale dei bashingantahe è preoccupato dal silenzio che attualmente circonda l’azione statale, a proposito della sicurezza. Cittadini innocenti vengono assassinati ogni giorno, ogni notte, nelle loro abitazioni. Il crimine e la violenza sono banalizzati e tollerati. In questo momento agenti dell’ordine uccidono e saccheggiano senza vergogna, e i loro atti sono banalizzati, e impuniti. Le indagini sui crimini commessi non concludono a nulla, non hanno seguito. Normalmente, qualsiasi capo deve comportarsi come buon padre di famiglia. Lo è naturalmente. Non può dormire sugli allori mentre il suo popolo grida e uccide a testa bassa, nella completa confusione e disperazione.Un vero capo deve essere sempre preoccupato di calmare gli spiriti traumatizzati, e di proteggere gli inermi e i deboli.

Deve punire, senza indugio, i fomentatori di disordini e tutti coloro che si comportano come animali selvaggi nell’ambito di una società umana, tuttavia disciplinata da leggi. Un buono capo deve cercare sempre di difendere e proteggere i diritti umani e l’armonia comunitaria. Questa qualificazione deve, a tutti i costi, caratterizzare tutti i dirigenti del Burundi, a cominciare da sua eccellenza il Presidente della repubblica del Burundi. È lui che detiene legittimamente il potere. Deve dunque assumersi una ferma e determinata responsabilità.

 

  1. Il Consiglio Nazionale dei bashingantahe denuncia quindi il mal potere a carico dei concorrenti politici che favoriscono le divisioni di qualsiasi natura in questo periodo.

Il Burundi è distrutto dalla frammentazione. Tutti i settori della vita nazionale sono segnati dalla discesa agl’inferi. Bisogna intervenire per ricostruire tutto, per organizzare la riparazione del tessuto sociale, in particolare con la ricerca di meccanismi di giustizia di transizione. La presente situazione caotica mostra che le condizioni non sono favorevoli per la messa in opera di tale ricostruzione, tuttavia urgente e indispensabile. I concorrenti politici, che si sono impegnati nella corsa alle elezioni, orizzonte 2010, devono rispettare le disposizioni legali in materia elettorale, anziché operare nella clandestinità. Devono avere come prioritaria la volontà di consolidare la pace, anziché ricercare la vittoria con la menzogna, il terrore e le divisioni. Viene richiesto loro di non  privilegiare la ricerca libera degli interessi pecuniari che può garantire l’accesso al potere. Il bene comune deve essere la finalità della lotta politica. Tutto bashingantahe, in collaborazione con le altre componenti della società civile e l’amministrazione locale, è coinvolto per segnalare e denunciare tutti i propagandisti clandestini che sono responsabili oggi di fomentare il disordine nel paese.

Lo Stato non può restare uno spettatore indifferente. Deve infliggere pene ai suddetti fomentatori con assoluta imparzialità.

 

  1. Il Consiglio Nazionale dei bashingantahe chiede con insistenza allo Stato di adottare misure repressive contro i fomentatori di disordini di qualsiasi tipologia.

-          Agenti dell’ordine e della sicurezza, che torturano i cittadini, che saccheggiano e che uccidono senza alcun freno, che non rispettano i diritti umani, dovrebbero essere radiati dall’esercito e della polizia, senza indugio, ed essere portati in giudizio. Un paese, come il Burundi, che dispone ancora di leggi e di valori che disciplinano la vita nazionale, non può non combattere il crimine e la violenza perpetrati da individui “senza fede né legge”.

-          Interdire il porto d’armi nei locali. I dirigenti, che hanno una guardia dovrebbero. in prima linea, sensibilizzarsi e dare seguito a questa preoccupazione legittima della popolazione.

-          Una polizia apposita dovrebbe, ad esempio, essere messa a disposizione di ogni comune. Gli elementi che la compongono dovrebbero essere conosciuti dagli abitanti delle zone. In caso di cambio delle posizioni di guardia, gli abitanti devono esserne informati.

-          Si raccomanda fortemente di fare di tutto per disarmare ogni persona che ha acquisito un’arma dalle mani dei fomentatori di disordini, dichiarati o meno. Tutti coloro che distribuiscono le armi nell’ambito della popolazione devono essere arrestati e portati in giudizio. Quest’operazione è vitale e urgente. Poiché il tema del disarmo resta solo una soluzione a parole e non nei fatti, nessuno comprende perché, nonostante sia auspicato da tutto il popolo burundese che chiede la salvaguardia della sicurezza e della pace, non sia stato ancora messo in atto dal Governo.

  

  1. Il Consiglio Nazionale dei bashingantahe è fortemente preoccupato per la miseria indicible nella quale il popolo burundese è costretto a vivere. Accanto alle diverse malversazioni economiche, il Burundi manca terribilmente di aiuti. La cattiva gestione delle risorse, che rimane attuale, non è tale da incoraggiare eventuali sostenitori. Di principio, ogni dirigente ci si aspetta che sia garante dell’equità e che aberri qualsiasi favoritismo e forma di egoismo. Il tesoro pubblico non può essere confuso con i beni personali. Non è ammissibile che gli amministratori dello Stato si preoccupino di farsi concorrenza nel trovare stratagemmi astuti per praticare la corruzione e le malversazioni economiche.

Oggi si direbbe che i nostri dirigenti siano in concorrenza per ottenere, a tutti i costi, ritorni pecuniari passando per vie illegali. La saggezza dei nostri antenati ricorda che chi non ha nessuno a cui dare consigli non avrà nessuno per seppellirlo nel giorno della sua morte (Nyamubura ikimuhanura ni we nyamubura ikimuhamba). I Burundesi devono imparare a prevenire gli eventi anziché subirli, anziché attendere lo scoppio delle crisi e doversi trovare a riparare la situazione a cose avvenute.

 

  1. Per tutte queste ragioni, il Consiglio Nazionale dei bashingantahe raccomanda, a questo riguardo, quanto segue:

 

-          Rinunciare alle forti spese, in termini di veicoli o altri attrezzi che gravano pericolosamente sul tesoro pubblico. Lo Stato deve cercare tutti i mezzi per soddisfare gli sforzi dei funzionari, programmare il futuro, elaborare e mettere in piedi progetti agropastorali, coltivazioni minerarie, ed altro.

-          Annullare qualsiasi viaggio troppo costoso e senza nessun ritorno in termini di sviluppo o di opportunità per la comunità. Conservare  e prevedere i mezzi necessari allo sviluppo di settori in difficoltà, come l’agricoltura e l’allevamento, la tutela dell’ambiente, la sanità pubblica, la ricostruzione delle infrastrutture, ecc..

-          Adottare strategie per rilanciare la cooperazione per lo sviluppo. A questo proposito, denunciare e reprimere gli autori dei crimini economici e della violenza, ed affidare responsabilità a personalità scelte per la loro integrità morale e per le loro competenze. Combattere i condizionamenti, il clientelismo, i favoritismi, e fare di tutto per promuovere l’indipendenza della magistratura.

 

  1. Infine, il Consiglio Nazionale dei bashingantahe intende condurre una consultazione presso la società civile in attesa di redigere un memorandum che descriva e denunci il male perpetrato sul suolo burundese. Questo memorandum metterà in evidenza le risoluzioni e le raccomandazioni pratiche, in attesa di sollecitare  maggiormente l’azione statale per il miglioramento della situazione.

 

  1. Che Dio vegli sul Burundi.

 

Redatto a Bujumbura, il 1 febbraio 2008

  

LE PRESIDENT DU CONSEIL NATIONAL

DES BASHINGANTAHE

 

                    Adrien  NTABONA

Invito a mandare i vostri pensieri sull’Africa a questo indirizzo http://www.lettertoafrica.com/

E’ un modo per sentirci meno lontani, e non solo geograficamente! Grazie

Mar 10

Lo stato di continuo disagio sociale in Kenia crea grande. Questa situazione in embrione sin dall’indipendenza, ora si manifesta. Ci troviamo di fronte ad uno stato nel quale le persone in Kenia sono manipolate ad entrare nel falso gioco di tribù contro tribù. Gli amici dei Kikuyu presumibilmente da una parte e gli amici dei Luo presumibilmente da un’altra.
Tuttavia, vediamo questo gioco per quello che è realmente: un gioco di due uomini in lotta per il loro potere personale.
Questa situazione è un disgustoso legato della colonizzazione, quando venivano elargiti favori ad alcuni personaggi per poter controllare tutto. Anziché cercare di armonizzare le genti, dopo decadi di potere post-coloniale queste divisioni si sono acutizzate ancor di più. I politici sapevano che l’accesso più semplice al potere era quello di dividere e imperare.
Il problema del Kenia oggi non riguarda una tribù contro l’altra. Riguarda la maggioranza della popolazione che vive in condizioni miserabili mentre una minuscola maggioranza vive da re, nei loro ricchi sobborghi.Denunciamo la politica tribale che si gioca in Kenia e vogliamo puntare i riflettori sui veri responsabili.
Denunciamo le antiche potenze coloniali che per primi hanno creato questo sistema, dove il “neocolonialismo” può prosperare: ai kenioti si da accesso al potere politico, mentre il potere economico – le banche e tutte le risorse del paese – viene controllato da interessi esterni. E’ risaputo che l’Africa ha ripagato il suo debito molte volte.                                                                   Perché l’Africa continua a pagare?
Vediamo in questa situazione una strategia più ampia di genocidio. Questa è la strategia implicita del G8, dell’Unione Europa e sempre di più della Cina; una strategia che lascia morire milioni di esseri umani ogni anno di malaria e di AIDS, malattie perfettamente curabili e prevenibili; una strategia che fomenta le guerre civili per poter controllare le risorse minerali e petrolifere e vendere armi:una strategia che sfrutta una fonte inesauribile di mano d’opera a buon mercato, costretta a lavorare in condizioni indegne, senza diritti o protezione.
Denunciamo inoltre Mwai Kibaki e Raila Odinga – due uomini che potrebbero fare così tanto per cambiare il Kenia – di lasciarsi manipolare in questo modo, di permettere ai loro sostenitori di girare armati per le strade, di permettere che la polizia combatta con gas lacrimogeni e proiettili veri; di non chiedere, non insistere sulla nonviolenza, quale forma di risoluzione del conflitto. Sanno bene quello che fanno e lo fanno con la peggiore delle intenzioni – il loro guadagno personale.
Omaggiamo gli africani che stanno tentando e hanno tentato di aiutare in questa situazione.Chiediamo a tutti i governi africani di non restare muti, di non permettersi di partecipare a questo neocolonialismo. Dimostrate solidarietà al popolo keniota. Rifiutate tutte le richieste di esportare armi in Kenia; non permettete alle armi di entrare nei vostri paesi! Reclamate che cessino le interferenze esterne sulle questioni africane, in modo che l’Africa stessa possa trovare le soluzioni ai suoi problemi, e che gli unici interventi siano quelli basati su risoluzioni dell’ONU!Chiediamo ai governi occidentali e alle multinazionali di cessare il loro sfruttamento dell’Africa. Finalmente, chiediamo che si permettano gli sforzi di Mediazione e che ambedue gli schieramenti aderiscano al processo.Sottoscritto a nome dell’Internazionale Umanista da parte di,

Giorgio Schultze,
Portavoce europeo del Nuovo Umanesimo
Tomas Hirsch,
Portavoce latinoamericano del Nuovo Umanesimo
Chris Wells,
Portavoce nordamericano del Nuovo Umanesimo
Sudhir Gandotra,
Portavoce per l’Asia ed il Pacifico del Nuovo Umanesimo

www.lostrilloneumanista.splinder.com

Mar 09

kibera-8-marzo.jpgStamattina ero a Kibera. Qui, dall’ altro ieri, dopo tantissimi ostacoli, siamo operativi con un piccolo centro di fisioterapia per bambini sotto i 16 anni. Il centro si chiama Paolo’s Home, la Casa di Paolo, come voluto da un gruppo di Fabriano in ricordo di un loro caro amico scomparso due anni fa. Non ho mai conosciuto Paolo, ma mi hanno raccontato della sua forza interiore, della sua capacita’ di incoraggiare gli altri, della sua fede. Avremo ancora bisogno del suo aiuto. Guardando i bambini e i genitori presenti stamattina , erano evidenti le gravi difficolta’ in cui vivono e la grande speranza che hanno in noi, e mi rendevo conto che questa e’ la piu’ grande responsabilita’ che ci siamo presi come Koinonia. Sarebbe imperdonabile non essere all’altezza della fiducia che hanno in noi.
Oggi eravamo ancora in fase di registrazione e di una prima visita da parte di Janet, la fisioterapista. Avevamo cominciato gia’ in agosto a fare un sopraluogo ed avevamo gia’ una lista di 30 bambini bisognosi di fisioterapia. Ma adesso, prima di chiudere il terzo giorno, ne abbiamo gia’ registrati oltre sessanta. Molti di loro hanno serie difficolta’ di e non possono camminare per piu’ di pochi metri, e sono stati portati in braccio dai loro genitori, perche’ nei vicoli di Kibera - stretti, ripidi, sconnessi, e pieni di fango dopo pochi minuti di pioggia - anche se qualcuno potesse comperarsi una sedia a rotelle, sarebbe comunque impossibile muoversi. Prima di essere visitati da Janet vengono registrati al computer da Caleb, un coraggioso ragazzo di Kibera che si muove a fatica sostenuto da due stampelle, ma che e’ riuscito a fare un diploma come animatore di comunita’ ed ha fondato gia’ 4 anni fa un’ associazione di handicappati.

Allego qui sotto una foto delle mamme coi figli in attesa della visita.

La Casa di Paolo e’ adiacente al nostro piu’ antico progetto a Kibera, il Ndugu Mdogo Drop In Centre, il centro “Piccolo Fratello” di prima accoglienza per bambini di strada. Anche li’ l’ attivita’ e’ ripresa in pieno. Nonostante abbiamo deciso di dare piu’ rilevanza al lavoro in strada, quello di primo contatto coi bambini, per poi consigliarli ed aiutarli ad uscire dalla situazione in cui si trovano possibilmente senza essere osptitai in un’ apposita casa, , a Ndugu Mdogo c’erano una dozzina di bambini. Coperti non con vestiti ma con stracci sporchi, la fame cronica dipinta in faccia, ma sempre pronti a sorridere, a stare insieme, a rispondere con apertura ad un contatto umano sincero ad affettuoso.

Ad arricchire la piazzetta in cui siamo presenti, alcune settimane fa sono venuti in affitto in una casetta a pochimetri di distanza, i ragazzi di Kibera Youth Initiative (Iniziativa dei Giovani di Kibera), un’ associazione spontanea e profondamente radicata in Kibera, fatta tutti di giovani che vogliono impegnarsi per riscattarsi e riscattare il loro quartiere. Uno dei loro leaders, Lamek, e’ venuto a salutarmi e quando gli ho chiesto cosa ne pensa dell’accordo per un governo di Grande Coalizione firmato da Kibaki e Odinga, mi ha risposto, molto disincantato. /“Vedi, i nostri leaders si sono messi d’ accordo. Cosi adesso in Parlamento non ci sara’ piu’ un’opposizione che possa contrastare la corruzione e le malefatte del governo. Sono tutti d’ accordo a sfruttarci meglio. Conoscendo i nostri uomini politici non mi meraviglierei se adesso l’ opposizione, arrivata a condividere il potere, si accontentasse di partecipare al saccheggio delle casse governative. Del resto non e’ questo che volevano? Non ti ricordi che solo poche mesi fa i parlamentari del governo e dell’ opposizione sono stati unanimi nell’alzarsi i salari a livelli scandalosi? Ogni parlamentare keniano prende adesso 13 mila dollari al mese. Cosi, dopo due mesi di scontri, mille morti, mezzo milione di sfollati, ci ritroviamo esattamente dove eravamo due mesi fa. Forse peggio.”/

Spero che Lamek si sbagli.

La notizia è stata data il 5 marzo scorso da Padre Kizito, al quale ancora una volta va il grazie nostro e di chi, come noi, aspettiamo con fiducia e ansia la rinascita della pace in Kenya.

Mar 04

Steve Mkawale
Nairobi

Ha postato ieri sera questa testimonianza: l’inglese è molto lineare e non abbiamo ritenuto di tradurlo per non togliere nulla all’impatto delle parole.

Life is slowly returning to normal for thousands of people uprooted from their homes by post-election violence that rocked Nakuru and Molo districts.On Tuesday, The Standard witnessed some of the displaced people from Kuresoi, Mau Summit, Sirikwa, and Mung’etho returning home after months of fear and uncertainty.

 

“Although there is still fear and suspicion among us, we are returning to till the land to ensure we do not lack food,” said Monica Wanja, as she alighted from a matatu at Mau Summit trading centre that was reduced to ruins.Last December, Wanja, 39, fled from her home with nothing but her three children aged between five and 15.She was optimistic that normalcy would return to Mau Summit after the bloody skirmishes that left her homeless.”We have to return to our farms. The two leaders (Raila and Kibaki) are now in the same Government. But we want this Government to address our plight once and for all,” said the peasant whose life entirely depends on tilling her three-acre farm.Although most of those returning to their farms in Molo District were determined to stay, they were afraid.”We just came to cultivate our land in preparation for the planting season and return to the camps where most of us spend the night,” said Mr Peter Macharia of Mung’etho farm in Kuresoi.They were optimistic that with the signing of the coalition deal, peace would prevail.Most of those who lost property in Kuresoi and Molo constituencies owned land there.A large number of them decided to remain in the camps and wait for the security situation to improve before they could return to their farms.Outgoing Molo DC, Mr Muhammad Salim, said the Provincial Administration was overseeing the repatriation.

“We want people to return to the farms and start rebuilding their lives. Life must go on,” he said.The displaced people, however, said it would take time for them to live normal lives.”Most of us lost property. Our houses were either torched or looted. How do we lead normal lives?” posed Grace Nyanjama who was evicted from Kuresoi.

Mar 04

Il governo è stato implicato in una fila internazionale sopra l’esportazione del mais del seme nel Kenia che è stato contaminato con una varietà geneticamente modificata vietata in ogni paese africano tranne il SA.Il direttore del centro africano per Biosafety, Mariam Mayet, facilità seme-ammassanti incolpate di per “la contaminazione”, ma detto il governo dovrebbe mettere la colpa sulle spalle per lo scandalo.

 

Il seme è stato esportato dal ramo sudafricano del gigante del seme degli Stati Uniti, apre la strada a Hi-Allevato.”i semi del mais sono contaminati con una varietà geneticamente costruita - Mon810 - che appartiene a Monsanto che non è stato approvato nel Kenia,” hanno detto Mayet. “il mais Mon810 di GM (geneticamente modificato) contiene un gene del romanzo che è considerato pericoloso e si vieta in parecchi paesi di +-European.”La contaminazione è stata rilevata da Greenpeace International, che in collaborazione con le organizzazioni agricole ed ambientali nel Kenia, lle prove incaricate di 19 varietà del seme comprate in depositi nelle zone mais-producenti di chiave attraverso il Kenia.Le prove, da un laboratorio europeo indipendente, hanno rivelato il mais PHB 30V53 del seme di quel pioniere, venduto nella regione di Eldoret del Kenia, sono state contaminate con Mon810 mais, una variante che geneticamente è costruita per essere insetto-resistente.L’ultimo mese, ad esempio Mayet, il governo francese deciso per vietare la coltura del mais Mon810 del Monsanto basato su parecchie preoccupazioni ambientali.Il portavoce Hi-Allevato pioniere Jeff Johnson ha negato ieri questo, ad esempio la Francia non ha disposto una moratoria sulla piantatura di questo seme per una stagione soltanto. “infatti, Mon810 completamente è approvato in Unione Europea (UE) e l’anno scorso si è sviluppato in otto paesi di UE su 110000ha.Il mais del seme di Biotech tiene conto più alta produzione e costi più bassi dell’input, con conseguente reddito e competitività più grandi per i coltivatori di tutti i formati e scale.”Johnson ha detto che il motivo possibile per Mon810 che rivela nel seme keniano era impollinazione del vento, anche se i raccolti si sono sviluppati molti chilometri diversi.Mayet ha detto che “la contaminazione” keniana dei semi è venuto la vigilia delle Nazioni Unite che vengono a contatto per sviluppare le regole internazionali di responsabilità per i prodotti geneticamente costruiti.Johnson ha detto che protocolli difficili del pioniere ha avuto “livelli estremamente alti” che “faccia fronte o eccedi” alle richieste di purezza dei paesi mais-producenti del maggiore.”anche dato queste misure straordinarie, tracce del materiale del biotech (denominato presenza a basso livello) può accadere di tanto in tanto. La presenza avventizia dei prodotti del biotech non compromette la sicurezza dell’alimento, “ha detto. La purezza “100%” di assoluto non ha esistito semplicemente nel trucco genetico o nel soddisfare del materiale straniero. Non è stata realizzata per alcun prodotto agricolo da nessuna parte nel ciclo alimentare, ha detto.

“possiamo confermare una proporzione del seme venduto nel Kenia possiamo contenere le tracce molto piccole del materiale del biotech.”Johnson ha detto 12 enti competenti universalmente, compreso la Commissione Europea, aveva trovato gli ibridi con Mon810, di marketing come Yieldgard, sicuro quanto gli ibridi convenzionali del cereale. Molti coltivatori in quei paesi stavano vedendo i benefici significativi.Gennaio Vanaken, di Greenpeace nei Paesi Bassi, ad esempio che ieri il pioniere “può comunicare finchè desiderano circa approvazione nell’UE, ma è un mais vietato paesi Mon810 di fatto cinque UE per salute e motivi ambientali”.