Feb 29

EMOZIONE, FELICITA’ SPERANZA….. sentimenti che si mescolano alle lacrime di gioia e di dolore, una notizia che aspettavamo da tempo e che Padre Kizito ci ha trasmesso.

Si prospetta il ritorno alla PACE?  speriamo davvero di sì, ma che ci sia anche giustizia per chi ha subito tanto dolore.

Finalmente ieri pomeriggio il Presidente del Kenya, Mwai Kibaki, ha firmato un accordo con il leader dell’ opposizione Raila Odinga che dovrebbe metter fine alla situazione di tensione e di violenza che ha prevalso nel Paese negli ultimi due mesi.
I punti chiave dell’accordo sono i seguenti:- Verrà creato il posto di primo ministro, che avrà l’ autorità di co-ordinare s supervisionare l’ esecuzione delle politiche governative.Il primo ministro sarà un parlamentare eletto, e sarà scelto dal parlamento fra i membri del partito, o dalla coalizione di partiti, che ha il più alto numero di parlamentari. Sembra scontato che questo posto andrà a Raila Odinga.–>Ci saranno anche due vice primo ministro, ciascuno nominato dalle due parti della coalizione]–>Il primo ministro e i suoi vice potranno essere rimossi solo con un voto di maggioranza semplice del parlamento]–>Il governo e’ formato dal presidente, vice-presidente, primo ministro, i due vice-primo ministro e gli altri ministri. L’’ eventuale rimozione di un ministra sarà soggetta a consultazione e accordo scritto.

>La composizione del governo di coalizione terra’ conto di un accurato bilanciamento dei portafogli e rifletterà la relativa rappresentanza parlamentare. 

La coalizione si dissolverà con la dissoluzione del presente parlamento, o se i partiti lo stipulano per iscritto, o se una delle due parti si ritira dalla coalizione. Ma c’ e’ l’impegno di entrambe le parti di portare a termine la coalizione, fino a dicembre 2012. L’ accordo e’ stato preso dalla gente con grande gioa, ma anche con una venatura di rabbia. Ieri sera mentre guardavo il telegionale, con abbondanza di sorrisi radiosi e un clima di festa, i ragazzi della pallacanestro e del calcio tiravano dei sospiri di sollievo ma commentavano anche “Loro sorridono perché’ non hanno avuto morti e sfollati in famiglia. Non potevano accordarsi subito e risparmiarci due mesi di tragedie?”L’accordo era ormai inevitabile e mi sembra un passo positivo. Le posizioni sono molto bilanciate e potrebbe scaturirne l’ effetto di un controllo più’ efficace della corruzione, evitando almeno che si sviluppino altri clamorosi casi. E’ anche positivo che gli ultimi due mesi abbiano portato alla ribalta il problema delle distribuzione della terra e degli slum. La gente adesso si aspetta che questo governo che verrà si impegni seriamente su questi due sfide, e vuole vedere i fatti.

Il pericolo e’ che si crei un clima di falso accordo e di compiacenza, e che si metta nel cassetto l’ idea di perseguire i responsabili degli atti criminali che hanno visto il massacro oltre millecinquecento persone e la creazione di almeno un mezzo milione di sfollati. Adesso giustizia deve essere fatta. L’ accordo non può’ essere un’amnistia per chi ha ucciso, bruciato persone vive all’ interno delle loro case o delle chiese, distrutto proprietà’, e incitato a tutto questo. E parecchie di queste persone siedono in parlamento

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Feb 27

Una corte di Nakuru (ovest) ha incriminato per incitamento alla violenza il politico Jackson Ng’etich Kibor, originario di Eldoret, in uno dei primi casi portati davanti ai giudici in relazione alle violenze post-elettorali dei mesi scorsi. L’imputato è accusato di essersi rivolto alla popolazione nel distretto di Uasin Gishu, incoraggiandola ad attaccare la comunità kikuyu “per fra sentire la pressione” al presidente Kibaki, secondo le parole a lui attribuite da testimoni, e a “cacciare i kikuyu fuori la Rift Valley” (ovest del paese). “Noi vogliamo unire le altre 41 tribù e tenere i kikuyu fuori. Divideremo il Kenya” avrebbe aggiunto. Il politico ha negato di aver detto quelle frasi. Domani la corte deciderà sulla richiesta di rilascio su cauzione in attesa del processo fissato per aprile. L’accusa non ha escluso di aggiungere alle imputazioni contro Kibor quella di omicidio. Si continua intanto a indagare sulle violenze che seguirono la contestazione dei risultati elettorali del dicembre scorso e che hanno causato la morte di oltre 1500 persone; un’inchiesta dell’associazione kenyana di medici legali, Independent medico-legal unit, segnala come la maggioranza delle vittime di un campione di cadaveri su cui è stato possibile eseguire un’analisi autoptica è deceduta per violenze commesse con armi bianche o armi improprie, il 57% dei casi, mentre il 43% del totale è morto per colpi di arma da fuoco. Le due modalità hanno caratterizzato geograficamente i decessi avvenuti: se l’80% delle vittime della Rift Valley, infatti, è stato ucciso con armi improprie, il 90% di quelle della Provincia Occidentale è morto per colpi di arma da fuoco. [BF]

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La temporanea sospensione dei negoziati - allo scopo di accelerarne i tempi lasciando il posto a colloqui diretti tra il presidente Emilio Mwai Kibaki e il capo dell’opposizione Raila Odinga - è stata annunciata oggi dal mediatore dell’Unione Africana (UA), Kofi Annan. Annan ha precisato che ciò “non equivale a smettere di cercare una soluzione alla crisi post-elettorale in atto nel paese, ma anzi costituisce un tentativo di restituire ai keniani pace e estabilità il più presto possibile”. In una dichiarazione rilasciata al termine degli incontri odierni, Annan ha precisato: “I colloqui sono ancora in corso, ma è importante che siano gli stessi capi dei due schieramenti a farsene carico”. In quella che sembra essere una risposta alle polemiche dei giorni scorsi tra Kibaki e Odinga, il mediatore ha sottolineato che “qui non si tratta del destino individuale o di una delle parti politiche, ma del Kenya e dell’intera regione”. I due schiermanti hanno raggiunto un’intesa per la creazione di una figura di primo ministro (inesistente nell’attuale Costituzione) e di un governo di unità nazionale, ma sono su posizioni diverse a proposito dei poteri del primo ministro e della struttura del nuovo esecutivo.

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Feb 27

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Riportiamo quanto pubblicato da Peacereporter: un documento che testimonia i violent raid notturni dei soldati americani nelle case degli iracheni.

Le foto che pubblichiamo sono di Peter van Agtmael, secondo classificato al World Press Photo, nella categoria General News Stories

Feb 27

Sono rientrato a Nairobi dopo cinque giorni di assenza in Italia, dove sono stato intervistato a Le Invasioni Barbariche sulla situazione in Kenya e sull’ impegno di Koinonia ed amani per i bambini di strada. Un’ esperienza positiva, sopratutto rispetto ad altri poverissimi “talk shows” a cui mi era, disgraziatamente, capitato di partecipare in passato. Infatti mi ero ripromesso di non accettare piu’ inviti di questo tipo, ma le insistenze di Arnoldo hanno prevalso, ed e’ stato bene cosi.

A Nairobi la situazione non si e’ sbloccata, anzi il governo si e’ irrigidito su posizioni che paiono irragionevoli e che non tengono in considerazione il bene comune. L’ opposizione sta organizzando una giornata di proteste di massa per domani, e il timore e’ che torni a riesplodere la violenza.

Stiamo rimettendo in ordine - sia per la grafica che per i contenuti - i siti internet delle varie attività’ gestite da Koinonia, in gran parte elencati qui sulla sinistra. Provate a visitare Africa Peace Point e Koinonia Kenya, e se avete critiche, osservazioni e suggerimenti fatemi sapere.

Segnalo anche che alcuni amici  in Italia hanno incominciato a lavorare per la pace in Kenya e pubblicano ogni due settimane una newsletter di informazioni. Se volete riceverla gratuitamente potete chiedere a

Feb 22

Questa sera alle 21.30 circa nella trasmissione Le invasioni barbariche potremo “incontrare” PADRE RENATO KIZITO SESANA, rientrato in Italia dal Kenia.

Ospite anche Arnoldo Mosca Mondadori, che da sempre si prodiga per questa causa.

DA NON PERDERE, per chi davvero ha a cuore i problemi dell’umanità

Feb 20

La Edhi Foundation è l’Organizzazione Non-Governativa più grande del Pakistan e fornisce servizi a vari gruppi di persone indigenti e in difficoltà. Tutti i servizi che offre dalla “Culla alla Tomba”, come recita lo stesso slogan dell’Associazione, fanno capire di che impegno si parla. (La scheda e’ ricavata dal sito Internet del premio Balzan assegnato al fondatore della Edhi nel 2000)

AMBULANZE ED ELIAMBULANZE
La Edhi Foundation ha raccolto la più grande schiera di ambulanze del Pakistan con un record impareggiabile di velocità nella risposta alle persone che soffrono di qualsiasi malattia. La sua rete a livello nazionale, grazie ai sistemi di comunicazione più moderni di cui è dotata, copre le aree più remote del Pakistan. Un gruppo di oltre quattrocento ambulanze, unità mobili da campo e unità di soccorso, che costituiscono questa rete, sono costantemente mantenute in stato di allerta per affrontare qualsiasi emergenza nel più breve tempo possibile e in ogni luogo del Pakistan. Quando a Karachi succede qualcosa e’ facile che arrivi prima la Edhi che la polizia.

CENTRI DI ASSISTENZA
I centri di assistenza della fondazione sono ubicati in tutte le metropoli e grandi città del Pakistan. Scopo precipuo di questi centri è la diffusione di tutti i servizi della Fondazione alle persone che ne hanno necessità, direttamente a domicilio. Una rete di più di 200 Centri di Assistenza svolgono la funzione di “Centro Servizi” per soddisfare i bisogni delle persone che soffrono. Sono impegnati costantemente in varie attività di cui beneficia direttamente o indirettamente la comunità locale 24 ore al giorno.

CASE PER GLI INDIGENTI
La Casa Edhi, chiamata anche “Apna Ghar” (Casa Nostra), offre ricovero a persone malate di mente, orfani e fuggiaschi. Esistono 13 case di questo tipo, delle quali 7 si trovano a Karachi. Circa seimila persone vivono nelle Case Edhi. Una persona povera o un senzatetto diventa un membro della famiglia Edhi non appena varca la soglia di queste strutture. Vitto, alloggio, indumenti e sistemazioni logistiche sono completamente gratuiti. Nel caso in cui una persona muore all’interno di queste case, la Fondazione si occupa delle pratiche di sepoltura seguendo i riti della religione del defunto (mussulmana, hindu, sikh, cristiana, o ogni altra religione).

 

PERSONE SCOMPARSE
A causa di problemi sociali, una grande quantità di bambini lasciano la loro casa o vengono separati dalle loro famiglie durante gli stati di emergenza. Allo stesso modo, i portatori di handicap mentali che non possono fare ritorno nelle loro case vagano per le strade. La Edhi Foundation utilizza sia la sua rete radio, che i canali radio e televisivi statali, organizza annunci locali, annunci sui giornali e, in questo modo, riesce a fare ritornare a casa migliaia di persone. Similmente, i cadaveri non identificati vengono tenuti in celle frigorifere all’obitorio e vengono compiuti tutti gli sforzi necessari per identificare il parente più prossimo.

JHOOLAS (CULLE PER NEONATI)
Nella maggior parte dei centri Edhi sono state installate delle Jhoolas (culle per neonati) dove possono essere lasciati i neonati non voluti. Questi bambini abbandonati vengono successivamente presi in custodia e ospitati presso le Case Edhi. Essi vengono poi affidati alle cure di famiglie adatte che ne fanno richiesta e che non hanno figli propri, con lo scopo di venire adottati.

BANCA DEL SANGUE E DEI MEDICINALI
La fornitura di sangue per salvare vite umane rimane uno degli elementi essenziali dei servizi di emergenza. In caso di grandi incidenti, calamità naturali e deflagrazioni di bombe, ecc., il sangue viene garantito a chi ne ha bisogno con la massima urgenza. Tutti i centri di assistenza delle più grandi città del Pakistan stilano regolarmente una lista aggiornata dei donatori appartenenti ai vari gruppi sanguigni e conducono campagne per spingere sempre più persone a donare il sangue. Il sangue viene raccolto negli ospedali e viene fornito gratuitamente ai pazienti poveri in caso di operazioni al cuore o di altre operazioni gravi.

OSTELLO PER I MALATI DI CANCRO DI KARACHI
Durante il 1980, rendendosi conto delle necessità delle persone povere affette da cancro che provenivano dalla campagna e si affollavano in città, la Fondazione ha sviluppato un progetto separato che riguarda l’organizzazione di un ostello per malati di cancro. Questo Centro agisce come ala esterna del Dipartimento di Radioterapia e Oncologia del Jinnah Post-Graduate Medical Centre di Karachi e fornisce cure ai malati terminali, nonché ai malati di cancro indigenti indipendentemente da sesso ed età, con servizi sia interni che a domicilio. Gli esperti del Jinnah Post-Graduate Medical Centre si occupano dei servizi di radioterapia e di oncologia diagnostica, mentre gli altri servizi sanitari sono organizzati direttamente all’interno dell’Ostello per malati di cancro.

CASE PER GLI ANIMALI
Le Case Edhi erano nate originariamente per fornire servizi a persone con problemi economici e di salute. Presto, però, anche gli animali maltrattati dai loro padroni o che erano diventati zoppi, menomati o gravemente feriti iniziarono a trovare ricovero presso i Centri Edhi. A essi si sommano anche gli animali dispersi o gli animali domestici abbandonati che non hanno altro luogo dove andare se non un ricovero Edhi. In previsione di un numero sempre maggiore di tali animali, la Edhi Foundation ha organizzato un’unità di cura separata che ha ormai raggiunto le dimensioni di un piccolo zoo. Uno staff di veterinari, oltre a gruppi di volontari, si occupano di questi animali al Centro lungo l’autostrada di Karachi.

AIUTO AI DETENUTI
Oltre all’assistenza legale, la Edhi Foundation fornisce servizi ai detenuti di diverse carceri e a chi è sottoposto alla carcerazione preventiva come l’approvvigionamento di generi alimentari (Carcere di Borstal e Centrale), servizi sanitari (Carcere Centrale di Karachi) e anche regali (in occasione di festività nazionali) ogni anno.

MENSE PUBBLICHE PER IL PASTO QUOTIDIANO
Le mense pubbliche della Edhi (Lunger) esistono a Karachi, Lahore e Rawalpindi. Lo scopo di questo progetto è di scoraggiare l’accattonaggio. Grazie a questo progetto vengono serviti ogni giorno i pasti nelle aree densamente popolate da persone indigenti. Chiunque sia privo di mezzi a causa della povertà, della disoccupazione o di altri fattori sociali può beneficiare di un pasto gratuito una volta al giorno. Le persone non dovrebbero dare l’elemosina ai semafori ma indirizzare i mendicanti a questi “Lunger” per mangiare.

ASSISTENZA AI RIFUGIATI
La Edhi Foundation fornisce servizi ai rifugiati di diversi paesi che hanno dovuto richiedere asilo in Pakistan. Ne beneficiano, tra gli altri, i rifugiati provenienti da Afghanistan, Kashmir, Bosnia, Iraq, Birmania, Nepal, Bangladesh, Somalia e Uganda

 

http://www.edhifoundation.com/

 

Feb 18

Venerdi’ 22 Febbraio 2008
Padre Renato Kizito Sesana
sara’ospite de

“Le Invasioni Barbariche”
Trasmissione condotta da Daria Bignardi
in onda su La7 alle ore 20.30

L’intervista vertera’, oltre che sull’impegno di Padre Kizito nei
progetti per i bambini di strada in Africa, sulla situazione attuale a
Nairobi.
La messa in onda dell’intervista sara’ indicativamente alle ore 21.30

Feb 15

Un viaggio e un documentario in Africa, un film sul razzismo e sui pregiudizi in casa nostra (che diventa un grande successo al botteghino): incontro con una delle più originali voci del cinema italiano.

La nuova commedia di Cristina Comencini, racconta la storia d’amore interraziale tra l’italiano Carlo e la senegalese Nadine: un soggetto originale che per la prima volta in Italia affronta il tabù del razzismo anche in amore. Una sceneggiatura scritta a sei mani con le giovanissime Giulia Calenda e Maddalena Ravagli, perché «il cinema ha bisogno di nuove storie – ha detto Cristina Comencini – e dunque di nuove forze. È un film che ho voluto scrivere insieme a due giovani sceneggiatrici e con giovani attori come Ambra Angiolini e Fabio Volo, che avevo visto al cinema e che hanno saputo aggiungere profondità ai personaggi». Il film citato dalla Comencini come riferimento più stretto è il celebre Indovina chi viene a cena, con un finale «pensato e ripensato più volte, come in tutti i miei film, che apre alla speranza anche se forse, nella realtà, non sarebbe mai potuto accadere». Eppure l’ispirazione, per una regista che ammette di credere profondamente «nell’incontro umano», non può che provenire proprio dalla realtà: «L’idea di questa storia è nata dai racconti di alcuni amici. Gli argomenti di cui parlano Carlo e Nadine sono gli stessi affrontati dalle coppie miste oggi: e poiché i più intelligenti lo fanno con ironia, la commedia mi è sembrato il mezzo migliore per raccontarli». Argomenti moderni per una commedia «che tradizionalmente ama mettere in scena personaggi comuni in situazioni eccezionali» ma che non manca di suscitare una riflessione più profonda sulla diversità, sul razzismo e sulla difficile convivenza con l’”altro”: «Credo che i film siano atti di conoscenza. Per questo dovrebbero sempre suscitare una forma di dibattito»Copyright © 2008 Libreria GRIOT

Emporio Via di S. Cecilia 1/A - 00153 Roma - Tel/Fax +39 06/58.33.41.16 - E-mail: info@griotemporio.it

Feb 15

Chang, tre mesi, e’ arrivato all’ospedale di Emergency a Battambang in
Cambogia per un’operazione al labbro leporino, una gravissima
malformazione congenita che gli impediva di succhiare il latte dal
seno della madre e rendeva difficile ogni altro tentativo di
nutrizione.

La famiglia ha intrapreso un viaggio di 500 chilometri per farlo
operare da Paolo, chirurgo pisano che ogni anno si reca a Battambang
per effettuare interventi di plastica ricostruttiva.

L’intervento ha avuto ottimi risultati e dopo pochi giorni mamma e
figlio avrebbero potuto essere dimessi. Con grande sorpresa di tutto
lo staff, pero’, la mamma non accennava a lasciare la corsia dove
erano ricoverati. Il motivo: non aveva i soldi per il viaggio. Tutto
il capitale di famiglia -due maiali- era stato investito per pagare
il viaggio di andata. A quel punto e’ cominciata tra lo staff
dell’ospedale una colletta che si e’ estesa anche a due scuole pisane
che, avendo saputo della storia di Chang, hanno voluto contribuire a
pagare le spese del viaggio di ritorno.

Feb 15

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AUGURI

 A PADRE RENATO KIZITO SESANA CHE IERI HA COMPIUTO VENT’ANNI D’AFRICA.

Un abbraccio stretto da tutti noi che da sempre con trepidazione seguiamo la Tua vita per L’Africa, che abbiamo cercato di imparare tutto quello che hai saputo e voluto insegnarci.

Grazie, con commozione il nostro impegno continuerà.

laura e roberto

Feb 12

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Eran tremila, giovani e forti: sarebbero entrati in Kenya dall’Uganda, su richiesta del presidente Mwai Kibaki, all’inizio della crisi scoppiata subito dopo le elezioni del 27 dicembre, e sarebbero responsabili della morte di decine di persone nei distretti occidentali di Kisumu, Nyatike, Rangwe, Busia, Bungoma, Kakamega, Siaya e Bongo. E’ questa l’accusa lanciata all’esercito ugandese dall’Orange Democratic Movement, il principale partito di opposizione keniano guidato dal grande perdente delle elezioni, Raila Odinga, secondo cui il governo starebbe utilizzando le truppe del vicino alleato per reprimere le manifestazioni.  Soldati. A lanciare l’allarme sono stati domenica alcuni parlamentari dell’opposizione, secondo cui gli ugandesi, identificati dai locali per le divise differenti e lo stentato kiswahili, sarebbero in Kenya in “missione speciale” per conto di Kibaki, alleato del presidente ugandese Yoweri Museveni. Una notizia smentita dalla polizia, come quella che per entrare nel Paese avrebbero utilizzato mezzi dell’esercito keniano. Ad aumentare i sospetti il fatto che Museveni sia stato l’unico capo di stato della regione a congratularsi con Kibaki per la rielezione, giudicata invece irregolare sia dagli osservatori internazionali che dall’opposizione. La notizia, vera o falsa che sia, ha scatenato alcuni moti anti-ugandesi a Kisumu, costringendo numerosi negozianti a chiudere gli esercizi e asserragliarsi in casa. Una brutta notizia per le famiglie che vivono in Uganda grazie alle rimesse degli espatriati, e che devono fare i conti con una situazione economica precaria. Smentite. Dipendente quasi interamente dal Kenya per quanto riguarda le forniture di servizi e di beni, che giungono via mare al porto keniano di Mombasa per poi essere trasportati via terra, l’Uganda sta pagando a caro prezzo la crisi: “Il prezzo della benzina è più che raddoppiando nelle ultime settimane”, riferisce a PeaceReporter l’analista ugandese Frank Nyakairu. A Kampala, le accuse dell’Odm vengono accolte con molto scetticismo. “E’ una grossa bufala, non siamo mica in guerra con Nairobi”, replica a PeaceReporter un arrabbiato Paddy Ankunda, portavoce delle Forze Armate ugandesi. “Non solo non abbiamo nessun uomo in Kenya, ma non abbiamo neanche aumentato gli effettivi al confine, nonostante il continuo arrivo di sfollati (almeno 5.400, ndr), che dobbiamo ospitare e assistere perché sono troppo impauriti per tornare indietro”. Della stessa opinione Nyakairu, secondo cui “l’opposizione keniana finora non ha portato alcuna prova tangibile a sostegno della sua tesi”. 

 

 

Feb 10

I negoziati fra Governo e opposizione continuano. Sono ancora su posizioni molto distanti. Si teme che se non dovessero fare qualche passo avanti entro pochi giorni, una settimana, potrebbe scatenarsi un’ altra manovrata ondata di violenza.

La vita a Nairobi sembra assolutamente normale. Gli sfollati bisogna andarli a cercare, altrimenti sono invisibili, confinati in località precise dove ricevono aiuti. Koinonia e Africa Peace Point continuano a fare donazioni in generi alimentari e coperte, con il coordinamento della Croce Rossa.

Un amico mi ha fatto notare una cosa che non e’ normale nel traffico cittadino, soprattutto il primo mattino: c’e’ un numero molto più alto del solito di mkokoti - i carretti spinti a mano, che sono un’ attività dei ragazzi di strada – e di camioncini di tutte le dimensioni carichi di mobili. Il fatto e’ che molte famiglie si stanno trasferendo, non ritenendosi più al sicuro nella zona in cui vivono. I luo, che sono un minoranza a Riruta, quando rientrano a sera si trovano un bigliettino sotto la porta della baracca o della casa che dice “vai via di qui, non ti vogliamo più’. Lo stesso capita ai kikuyu di Kibera, o ai Kalenjin di Kawangware. Sembra, speriamo che non sia vero e che ci si fermi  in tempo, che Nairobi rischi di diventare un conglomerato di piccoli “bantustan”, la famigerata invenzione dell’ apartheid sudafricano. Un’ apartheid, una bantustanizzazione non imposta dall’ alto, ma volontaria, per modo di dire. Alcuni si rifiutano. Ieri i ragazzi di Kivuli delle pallacanestro si sono fermati per un breve incontro dopo l’ allenamento e, dopo aver riaffermato che nella loro squadra non devono esistere discriminazioni etniche, i  luo presenti hanno appunto raccontato di aver trovato gli infami bigliettini sotto la porta, ma di aver deciso con le loro famiglie di restare. “Siamo sempre vissuti senza dare una priorità’ particolare alla nostra appartenenza etnica, perché’ dovremmo incominciare ora?” Ci dovrebbero essere più’ keniani cosi.

Invece Charles, un ragazzo luo che fa il giardiniere alla Shalom House, e’ venuto mercoledi mattina, gli occhi gonfi da una notte insonne, a dirmi a dirmi che lo avevano chiamato dal villaggio al sera prima. Charles ha 21 anni ed e’ il capofamiglia, i genitori sono morti di AIDS, e col suo lavoro mantiene a scuola una sorella e un fratello minori che vivono al villaggio con dei lontani parenti. Dal villaggio gli hanno detto che la sorella e’ gravissima all’ ospedale perché’ un matatu su cui viaggiava e’ stato fermato ad un blocco stradale, tutti i passeggeri sono stati picchiati e poi derubati. Naturalmente Charles temeva che la sorella fosse stata stuprata, perché quest’azione sembra essere diventata comune. La settimana scorsa il Nairobi Women’s Hospital ha dichiarato di aver trattato 242 pazienti vittime di abusi sessuali, 213 femmine e 29 maschi. Deltotale 94 erano minori. Ho dato a Charles il permesso di assentarsi per 4 giorni perche andare a casa sua, una delle zone critiche durante l’ ultimo mese, ci vuole un giorno intero di viaggio.

Charles mi ha telefonato ieri, sollevato perché’ la sorella sta meglio, non e’ stata stuprata  e ancor più’ sollevato perché’ l’ attacco non era di natura etnica ma opera di semplici criminali che approfittano della confusione per operare impunemente.

Ma perchè qui nessuno ne parla? perchè ci raccontano tutto di Sarko, la sua squallida love story da operetta, i delitti mediatici e relativi processi.

Ma perchè la gente quando i metti a discutere per difendere i diritti di una ragazza malata di sclerosi a placche tutti si voltano dall’altra parte?

Lo so, non c’entra con l’Africa questo sfogo finale, ma non ne posso più di tanta indifferenza…..

Feb 08

E’ orribile: non bastavano le vittime dei machte etnici e delle pistole governative.

Non bastavano gli incendi, la mancanza di cibo, di acqua, le famiglie distrutte, le quattro cose ridotte in cenere, la fuga.

Adesso ai feriti di questa barbarie si aggiungono donne e BAMBINI stuprati sulle strade della fuga,alla ricerca di un po’ di pace.

Il Paese più stabile e più prosperoso dell’Africa orientale rischia di andare a rotoli tra l’indifferenza del mondo, il silenzio dela stampa, e l’impotenza dell’ONU.

Nessuno si è mosso per il Ruanda nel 2004: ottocentomila morti!

Per il Darfur - 300.000 vittime - grande scalpore.

L’ONU ha stabilito di schierare forze di pace: ma gli intoppi burocratici e non ,fanno sì che a tutt’oggi nulla e’ cambiato e la gente muore.

Scacco Matto anche all’Occidente,  Scacco Matto alle cosiddette coscienze, Scacco Matto anche a tutti quelli che stanno rischiando la vita laggiù per aiutare gente che soffre: SCACCO MATTO ALLA VITA, questa è la tragedia.

Feb 07

CALENDARI

Se vi manca un calendario, se siete stufi di vedere il muso di Brad Pitt o le naticucce di Cindy oppure se, ancora meglio, sentite la necessità di una buona azione, Amani ha pubblicato per l’undicesimo anno qualcosa di speciale.

Quest’anno il loro impegno va a tutti coloro che hanno tentato una vita migliore imbarcandosi e affrontando l’inferno delle traversate su gusci di noce: I MIGRANTI.

Il calendario costa:
- Formato da parete (37×45 cm.)
10,00 euro
Formato da scrivania al costo di
8,00 euro
(Spese di spedizione escluse)

è disponibile presso la sede operativa di Amani (Via Tortona, 86 – Milano) www.amaniforafrica.org

Se poi vi va,
Firmate il nostro appello per “Monumento per gli immigrati morti e dispersi in mare”>>

Agenzia Contrasto, Tutti i diritti riservati.

Feb 04

Mercoledi’ 6 Febbraio 2008
Dalle 10.30 alle 12.30

UNIVERSITA’ MILANO BICOCCA
Facolta’ di Sociologia
Servizio Sociale Corso: “Partecipazione e Potere”
U4, Aula 1

Incontro con:
Boniface Okada Buluma
Universita’ di Nairobi

“Imparare dalla propria storia”

Ex-bambino di strada, Boniface Okada Buluma ha vissuto per alcuni
anni a Kivuli, un centro per la riabilitazione di bambini, fondato a
Nairobi dalla comunita’ Koinonia. Attualmente e’ laureando in Scienze
dell’Educazione presso l’Universita’ di Nairobi. Ha diretto una
ricerca - commissionata da Koinonia e in collaborazione con alcune
universita’ keniote - sulla violenza sessuale e sulle condizioni di
vita nelle baraccopoli di Nairobi. E’ attualmente coordinatore di
Ndugu Mdogo (”Piccolo Fratello”), un progetto che prevede la
costruzione di nuove case-famiglia per bambini in difficolta’.

La testimonianza e’ parte delle attivita’ di ricerca, collaborazione
e scambio fra studenti e docenti, previste fra l’Universita’ di
Milano-Bicocca e la costituenda Shalom University di Nairobi, promossa
da Padre Renato Kizito Sesana. L’incontro e’ organizzato in
collaborazione con Amani.