Gen 31

kibera.jpgSubito dopo l’annuncio dell’uccisione di David kitumay, deputato dell’opposizione, sono cominciati violenti scontri ad Eldoret, a Kericho e a Kisumu, nella Rift Valley. La polizia, secondo il racconto di alcuni testimoni, sembra abbia aperto il fuoco contro i manifestanti che hanno retto barricate tentando di bloccare la strada che conduce a Nairobi. Ci sarebbero alcuni feriti, qualcuno parla di morti, ma non ci sono ancora conferme. Ieri si era appreso che il governo aveva autorizzato a sparare per uccidere coloro che innescavano violenti incidenti. Stando alla ricostruzione ufficiale, Kitumay è stato ucciso, insieme alla donna che lo accompagnava, mentre entrava in un hotel di Eldoret. Intanto, il leader dell’opposizione, Raila Odinga, denuncia un “complotto per ridurre la maggioranza in parlamento” e i colloqui di mediazione condotti a Nairobi da Kofi Anna sono stati sospesi. 

Gen 30

Oggi si riparte con una promessa e l’impegno di tutti per lavorare costruttivamente per la ricostruzione del paese e la ricostruzione della pace.
I sei negoziatori scelti da ODM e governo – 4 uomini e 2 donne - sono personalità molto diverse, un miscuglio di “duri” e “moderati.

Anche se ieri Raila ha detto che le controversie vanno risolte tra ODM e PNU, il “gruppo governativo” è composto da un esponente del PNU, uno del Kanu, il vecchio partito “unico e storico” del paese, uno dell’ODM-Kenya, il partito del vice-presidente.

La squadra governativa è coordinata da Martha Karua, attuale ministro della giustizia e gli affari costituzionali e forte sostenitrice di Kibaki e della piena legittimità della sua presidenza. Viene fiancheggiata dal professor Sam Ongeri, attuale ministro per l’educazione, ex ministro della sanità del regime Kanu e uno dei pochi deputati pro-Kibaki ad essere stato eletto deputato nella provincia di Nyanza. Infine, Mutula Kilonzo, segretario generale di ODM-Kenya, asceso alla ribalta nel paese per il suo lavoro di avvocato, in particolare dell’ex-presidente Moi.

L’ODM è rappresentato da Musalia Mudavadi, candidato alla vice presidenza se avesse vinto Raila; viene considerato un “moderato”. Assieme a lui siederanno Sally Kosgei, ultima segretaria del gabinetto e capo della burocrazia del regime di Moi ed esperta di diplomazia; e William Ruto, deputato di Eldoret North e senz’altro esponente molto rappresentativo della “ala durissima” dell’opposizione. Da più parti Ruto viene visto come l’istigatore e finanziatore delle violenze nella Rift Valley e da più parti si chiede che venga processato per crimini contro l’umanità.

E’ un bel pot pourri, che però per il paese rappresenta davvero “l’ultima spiaggia”. Da oggi in poi non sono permessi nuovi errori.

Mentre ieri a Nairobi si avviavano formalmente i negoziati, in molte parti del paese le tensioni sono restate alte. Un uomo è rimasto ucciso nella Central Province dove “people perceived to be outsiders received threats to leave the region”. A Naivasha l’esercito ha per la prima volta usato gli elicotteri per disperdere i riottosi e liberare le strade dai posti di blocco; a Kibera, nel “villaggio” di Laina Saba, “youths armed with guns and crude weapons” hanno aggredito un gruppo di giornalisti protetti dalla polizia, ferendone uno; ci sono stati altri 4 morti nel North Rift e un gruppo di 2.000 contadini a Kapsabet hanno aggredito i 5 poliziotti che cercavano di impedire loro di attaccare il Kaiboi Technical Institute “to flush out students from outside the district”.

Oggi il gruppo “Concerned Citizens for Peace” chiede ai kenioti di “alzarsi in piedi e farsi contare”: invita i cittadini, con annunci pubblicitari a piena pagina, di porre fiori bianchi all’incrocio tra la Uhuru Highway e Kenyatta Avenue. Direi che è il caso di passare dal fioraio.

Intanto il costo della benzina continua ad aumentare e la valuta nazionale a scivolare: ieri con un euro si compravano KSh 107, 46.
E l’educazione dei bambini è in crisi. Secondo la Kenya Union of Teachers addirittura 10.000 insegnanti non sono ancora riusciti a tornare alle proprie aule a causa delle violenze. Con una media di 40 allievi per classe, ci sono 400mila bambini senza maestri e maestre 

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Gen 26

Padre Kizito, come ho già avuto modo di dire, è un uomo che trasmette la sua solida forza e serenità, dettate io credo dalla sua profonda fede.

Le notizie che avevamo avuto ci avevano dato un po’ di sollievo: i bimbi erano tornati, stavano abbastanza bene……

Ma sono di oggi queste tragiche notizie, che ci fanno temere non finiscano mai. Ci fanno rabbrividire, pensando che noi, qui non possiamo fare nulla per aiutarli.

A Renato Kizito va il nostro abbraccio pieno di malinconia

laura e roberto valsecchi

Scontri a Nakuru. Coprifuoco. Conferma che giovani disoccupati disperati sono stati e sono pagati per incendiare e uccidere. Voci, molto credibili, che mi dicono che intorno ad Eldoret cominciano ad arrivare armi e che gli anziani della comunita’ Luo, che pure sono immigrati in questa zona, hanno fatto prestare giuramento ai loro giovani di combattere fino a che tutti i Kikuyu non saranno stati cacciati. Il tribalismo seminato n questi due anni da politici irresponsabili incomincia a dare i suoi amarissimi frutti. Voci, anche queste da fonti credibili, dicono che l’ opposizione si sta dividendo, con Raila Odinga piu’ disposto a trattare e un’ ala irriducibile che vuole arrivare a tutti i costi alla presidenza, cosi da poter poi nascondere i misfatti perpetrati. Per questo gruppo, in cui ci sono molti che hanno fatto carriera ai tempi di Moi, non ci possono essere mezze misure. Tutto questo mentre a Nairobi la vita e’ tornata quasi normale. I segni degli scontri bisogna andarli a cercare. A Kibera le fila di baracche bruciate sono ancora visibili, come pure la chiesa protestante bruciata e con un buon quarto di tetto crollato, un container in mezzo alla strada principale per cui puo’ passare a stento un’ auto alla volta, l’ albero abbattuto che sta ancora bruciando, le file di gente che gia’ prima dell’ alba e’ al Jamhuri Park sperando di ricevere un po’ di farina e di fagioli. Ma chi va a Kibera? Tutto il West del Kenya, da Nakuru fino a Eldoret e Kisumu, rischia di entrare in uno stato di permanente agitazione e insicurezza, staccato del resto del paese. La necessita’ quindi di risolvere questa crisi in modo credibile diventa sempre piu’ urgente, prima che la violenza si incancrenisca, come abbiamo visto avvenire in Uganda.E’ importante che la pressione internazionale continui. A proposito di Nakuru. Lunedì scorso, mentre la tensione era ancora alta ma non era ancora esplosa la violenza di questi ultimi tre giorni, John Kanene, il responsabile di Kivuli, ha deciso di andarvi per prendere quattro dei nostri bambini che ci erano rimasti bloccati e avevano paura di viaggiare, e per portarci invece altri tre ragazzi piu’ grandi che frequentano la scuola superiore a Nakuru, in una specie di collegio. Come fare per evitare problemi in un viaggio di circa 200 km di sola andata? John ha avuto un’ idea brillante e ha fatto mettere, sporgenti dai finestrini ma alte sopra il tetto, da un lato la bandiera della pace, con scritto PEACE in grande evidenza, dall’ altro la bandiera di Amani, che pure vuol dire pace in kiswahili, e sul retro la bandiera di Koinonia. Cosi addobbati sono andati e tornati senza incidenti. Ai posti di blocco della polizia come ai posti di blocco di manifestanti nessuno ha fatto domande, venivano immediatamente lasciati passare. E la sera un John raggiante poteva annunciare a tutti i ragazzi di Kivuli “Missione Pace compiuta!” Stamattina, a Kibera, nella nostra Ndugu Mdogo, i piccoli fratellini e sorelline - Ndugu Mdogo vuol dire “piccolo fratello” – che sono arrivati l’altra sera erano serenamente impegnati a disegnare. Con me e’ venuto Raphael, n quattordicenne che avevamo accolto a Kivuli qualche giorno prima di Natale. Era preoccupato perche’ non aveva saputo piu’ niente della nonna, che, malaticcia, era rimasta da sola a Kibera. L’ abbiamo trovata un una baracca dove c’e’ appena posto per un materasso perche’ il tetto e’ per meta’ crollato – stranamente il ‘padrone di casa’ non si fa vedere da due anni e lei e’ contentissima perche’ non paga l’ affitto. Ma e’ anziana e malata, e in questi giorni ha mangiato solo saltuariamente. Prima aveva l’ aiuto di Raphael, che alla sera riusciva sempre a portarle qualcosa con le ‘attività’ che svolgeva in strada. Raphael e’ stato felicissimo di trovarla viva, temeva fosse rimasta vittima negli scontri, i peggiori sono avvenuti proprio in quella strada, ma la nonnina ha detto sorridendo che lei avrebbe anche voluto protestare, ma che non aveva avuto la forza di alzarsi dal letto. Raphael le ha promesso che ogni sabato andra’ a trovarla e con il nostro aiuto le portera’ qualcosa da mangiare.

Gen 26

Stamattina sono arrivato a Ndugu Mdogo, nel cuore di Kibera, per vedere i nove bambini che la polizia ha portato ieri sera tardi perche’ hanno perso il contatto con la famiglia duranze le violenze di questi giorni. Si stavano lavando e vestendo, poi, mentre Jack scaldava il latte, abbiamo tentato di capire le loro storie, ma con poco successo perche’ alcuni sono proprio piccoli e non riescono a spiegare cosa e’ successo. Inoltre erano distratti dal profuno del pane e latte zuccherato e caldo che Jack stave mettendo in tavola… Poi, dopo mangiato, si sono rilassati ed hanno incominciato a familiarizzarsi con noi e con la casa. Eunice, la piu grande, ha fatto fare il bagno alla sorellina e il fratellino, mentre Kevin e Eric hanno scoperto un vecchio monopattino ed hanno incominciato a giocare. Adagio adagio i sorrisi sono tornati.E’ venuta in visita un’ assistente sociale mandata dalla polizia, e anche lei non ha saputo dirci niente di piu’ sulla loro provenienza.

E grazie a chi ci ha mandato gli aiuti che ci permettono di non dire mai di no a questi bambini.

Padre Renato Kizito

Gen 26

Finalmente i due protagonisti della crisi Kenyana hanno incominciato a parlarsi. Il presidente Mwai Kibaki e il leader dell’ opposizione Raila Odinga si sono incontrati ieri pomeriggio con la mediazione di Kofi Annan. Ieri sera li abbiamo visti in televisione, circondati dalle loro due corti, tutti giulivamente sorridenti e stupidamente dimentichi che per giorni hanno incitato la gente ad ammazzarsi. Inebriati dal potere. Le speranze di una soluzione veloce della crisi restano minime, ma e’ un passo avanti. E resta deprimente il fatto che il futuro della gente del Kenya dipenda da questi personaggi.In questo contesto e’ importante notare la conversione della BBC (per pura coincidenza oggi celebriamo la festa della conversione di San Paolo, ma il parallelo fra la BBC e San Paolo finisce qui). Nelle settimane precedenti le elezioni e fino a ieri mattina la BBC ha dato le notizie sul Kenya favorendo in modo incredibile e non professionale una delle due parti. In alcune occasioni si e’ comportata come se fosse l’ ufficio stampa dell’ opposizione, con speciale attenzione ad esaltare la figura del leader Raila Odinga.In particolare sono stati rilevantissimi i peccati di omessa informazione. Per esempio in oltre tre settimane di scontri ha sempre evitato di identificare i principali protagonisti degli eccidi piu’ sanguinosi come membri e sostenitori dell’ opposizione. Durante lo stesso periodo i famosi giornalisti investigativi della BBC non sono riusciti a trovare una singola testimonianza del fatto che centinaia di giovani disoccupati e disperati sono stati pagati due euro al giorno per partecipare alle “azioni di massa” che hanno bloccato Nairobi per giorni interi ed innescato la spirale della violenza. Eppure bastava andare a Kibera e chiedere a qualche osservatore indipendente. Ancora l’ altro ieri la BBC e’ riuscita a non dire, con incredibili acrobazie giornalistiche, sia nelle notizie internazionali che locali, che dopo l’ “incontro di preghiera” per i morti di Kibera, organizzato e presenziato da Raila a un paio di centinaia di metri dalla casa provincializia dei comboniani, sulla Ngong Road, le poche centinaia di persone presenti hanno assaltato e devastato l’ adicente centrale del telefono, con danni nell’ordine di centinaia di migliaia di euro (e lasciando Comboniani e Shalom House senza telefono e fax).Oggi invece la BBC anche nel sito web ha il coraggio di citare un rapporto di Human Rights Watch - una ONG americana indipendente e specializzata in ricerche sugli abusi dei diritti umani, con una ineccepibile reputazione fatta di decenni di lavoro e di rapporti sul Sudan, Rwanda, Somalia ecc. - in cui si accusano “i leaders dell’ opposizione di aver aiutato ad organizare la violenza etnica che ha devastato la regione della Rift Valley, durante la quale centinaia di Kikuyu, membri della comunita’ etnica di Kibaki, sono stati individuati ed uccisi con predeterminazione”. Il rapporto dice anche di avere evidenza che uomini politici dell’ opposizione e leaders locali hanno attivamente fomentato parte della violenza post-elettorale.

Ieri sera, pochi minuti dopo aver visto in televisione i nostri due eroi felici e sorridenti, ricevo una telefonata da Kibera. E’ Jack, e mi dice che il vicecapo della locale stazione di polizia ha portato alla nostra Ndugu Mdogo nove bambini che durante la violenza dei giorni scorsi hanno perso il contatto con la famiglia, e ci ha chiesto di tenerli “provvisoriamente”. Adesso, mentre sto finendo di scrivere, si sta facendo giorno, e corro a Ndugo Ndogo per riceverli con con tutta l’ attenzione a cui hanno diritto.

Da Padre Kizito - Life

Gen 20

Sono frammentarie le notizie che riusciamo ad avere dal Kenya.

Per non parlare dei media che hanno già messo nel cassetto pietà, orrore, immagini sanguinosissime per poter avere attenzione.

E trascurando anche le versioni più o meno manipolate delle notizie, che dimenticano di spiegare alla gente le motivazioni di quanto è accaduto e sta tutt’ora accadendo nel cuore d’Africa.

486 vittime dichiarate, 250.000 profughi sbandati, inseguiti. Ma i numeri si sa servono meglio nei sondaggi d’opinione.

Padre Renato Kizito, comboniano, fondatore di Koinonia e Amani, è la nostra fonte di notizie: la preparazione culturale ed una vita trascorsa in quelle terre fanno sì che i suoi racconti di guerra siano sì costellati di dolore, ma sereni in fondo, per la pacatezza e la chiarezza con cui ci spiega i fatti.

Leggiamo insieme l’ultima sua lettera:

Giovedi 17. Oggi e’ stata un’ altra giornata di violenze. Episodi isolati in tutta Nairobi e anche nelle altre citta’. Finche’ i nostri due leaders non riescono ad avviare un dialogo non riusciremo ad avere pace.Due aspetti cominciano a balzare agli occhi. Il primo e’ che la violenza e’ voluta ed orchestrata. Non e’ una reazione spontanea della gente. In tutta Nairobi, oltre 5 milioni di persone, quelli che si vedono nelle strade a manifestare sono poche centinaia di giovani. La citta’ e’ in ostaggio di questi gruppi.Il secondo e’ il ruolo che la stampa gioca nel promuovere la violenza. Come succede da decenni in tutto il mondo, molte volte la manifestazione sembra fatta solo perche’ c’e’ la stampa. Ieri un giornalista italiano mi raccontava: Ero con un gruppo di giornalisti, quasi trenta. Dall’ altra parte della grande strada c’ era la polizia in pieno assetto antisommosa e fra di noi c’era un gruppo di manifestanti, che non raggiungevano i cento. Come le videocamere comincavano a riprendere la scena i manifestanti su animavano e gridavano slogans. Sembrava di essere sul set di un film. La polizia ad un certo punto ha pure deciso di fare la sua parte come da copione ed ha tirato dei lacrimogeni. I manifestanti si sono subito dispersi, e cio’ che e’ stato divertente e’ che i tre o quattro leaders dell’ opposizione si sono infilati di corsa nell’ ingresso del Grand Regency Hotel (il nome dice tutto), e son stati lasciati passare dal personale, ma quando gli altri hanno cercato di fare lo stesso, sono stait immediatamente bloccati. Una rivoluzione popolare con due classi.Purtroppo non e’ sempre cosi. La polizia spara davvero e ci sono i morti.

Il testo che segue e’ un’ intervista che ho dato al Die Tagespost - Katholische Zeitung für Politik, Gesellschaft und Kultur.
Naturalmente loro hanno tradotto in tedesco.

La missione del presidente del Ghana e’ fallita. L’ ultima speranza e’ con l’ annunciata e rimandata visita di Kofi Annan?Le posizioni di Kibaki e Raila sono molto distanti, e molto difficili da riconciliare. Kibaki sostiene di essere stato eletto legittimamente, e quindi non ha la necessita’ e la volonta’ di negoziare con nessuno, mentre Raila dice che ci sono stati brogli. Ma Raila diceva questo gia’ una settimana prima delle elezioni, e non era e non e’ certamente disposto a perdere. E’una vita che insegue la presidenza del Kenya, e se gli sfugge questa volta avra’ non ci sara’ un’ altra occazione. Ma d’altro lato devono necessarimente negoziare. Secondo la costituzione in vigore il governo e’ formato dal Presidente, ma questo governo non potra’ governare perche Raila ha 5 o 6 voti in piu’ in parlamento e puo’ bloccare tutto… Pero’ Raila non ha i due terzi dei voti, che protrebbero permettergli di sfiduciare il presidente e chiedere nuove elezioni. E’ un’ impasse difficile da superare. … Non credo che neanche l’ abilita’ diplomatica di Koffi Annan sia sufficiente…E se questo incontro fallira’ cosa quali vie resteranno aperte?Certamente Kibaki e Raila dovranno venire ad un compromesso, ma perche’ questo avvvanga ci vuole un po’ di tempo, di modo che possano ammorbidire le loro posizioni salvando la faccia. Dieci giorni fa Raila diceva che l’ unica soluzione possibile era che Kibaki si dimettesse… Adesso e’ disposto a negoziare e dalle ultime notizie sembra sia disposto ad un governo di unita’ nazionale. Entrambe le parti hanno bisogno di tempo. Ci sono pero’ personaggi in tutti e due i campi che sembrano determinati a convincere i leaders a resister sulle loro posizioni e usano il tempo per alzare ulteriori steccati invece che per aprire strade al dialogo. L’ attuale confornte per le strade e’ una scelta che vain questo senso, che non tiene assolutamente conto di cio’ che la maggioranza della gente veramente vuole. Se la Comunita’ Europea intervenisse aumentando la pressione politica e commerciale… Potrebbe essere controproducente. I kenyani sono molto orgogliosi e in questi giorni a Nairobi molti commentano che l’ abbastanza chiaro supporto che Gran Bretagna e USA danno a Raila e’ dovuto al fatto che il governo di Kibaki, per la prima volta dall’ indipendenza, ha fatto un contratto per acquistare le auto del governo e della polizia non dalla Land Rover ma dalla Toyota. Ed e’ un contratto di milioni di euro. Kibaki ha pure rifiutato agli USA il permesso di installare una base navale sulla costa keniana, e non ha firmato il trattato secondo cui i militari americani possono essere processati solo negli USA. Una pressione eccessva potrebbe far scattare sentimenti nazionalisti molto forti.Una situazione dramatica allora. Come sta intervenendo la Chiesa Cattolica?Dobbiamo ammettere con rammarico che la chiesa in questa sitauzione particolare non ha una grande autorita’ morale. Troppi vescovi sono stati percepiti gia’ dal tempo del referendum dell’ ottobre 2005 come di parte. Che sia vero o no, non ha importanza, la percezione e’ questa. Ieri ero con un gruppo che lavora per la difesa dei diritti umani. Un parteciapnte ha proposto un sit-in nel parcheggio della cattedrale, che e’ in posizione strategica perche’ vicinissimo al parlamento, ma subito altri hanno obiettato che la scelta del posto era inopportuna perche la gente li avrebbe percepiti come di parte. E perchè è così difficile per la chiesa, per la conferenza episcopale cattolica fare un appello pubblico agli politici e alla gente?Ci sono gia’ troppi appelli, qui ne viene fuori uno o piu’ al giorno, e anche troppi mediatori che si autopropongono! La chiesa e’ capqace di fare formazione delle persone a lungo termine e deve fare questo, purtroppo secondo me al momento non ha la credibilita’ di proporre soluzioni immediate. Questo e’ un problema di tutta la chiesa in Africa. Dopo il genocidio del Ruanda si fece qui a Nairobi nel ’97 una consultazione con una settantina di caridnali, arcivescovi e vescovi da tutta l’ Africa sul problema dei Grandi laghi e quindi sul problema del tribalismo. Ma il documento che ne usci fu molto deludente, e che io sappia non e’ seguita nessuna azione. Dopo questi fatti la chiesa in Kenya e in Africa dovrebbe impostare dei piani pastorali a lunga scadenza che affrontino il problema del tribalismo sui tempi lunghi. Altrimenti quando esplodono queste situazioni non si ha la credibilita’ necessaria per farsi ascoltare. A livello di base i laici sono a volte piu’ lucidi e piu’ capaci di interventi ricchi di spirito cristiano. Gli appelli all’ aiuto umanitario che parrocchie e associazioni cattoliche hanno fatto in questi gironi hanno avuto riscontri molto positivi, e l’ impegno di alcuni laici in associazione che promuovono pace e riconciliazione e’ straordinario. Conosco diverse persone che hanno tenuto in casa loro amici e conoscenti che avevano paura a viaggiare, condividendo con loro il poco che avevano.Come vede il futuro del Kenya?I kenyani sono capaci, come hanno ben dimostrato in molti anni, di una convivenza positiva e reciprocamente arricchente. Sono stati traditi dai loro uomini politici che in questi ultimi due anni hanno fomentato in una piccola minoranza - vulnerabile perche’ povera e disperata – sentimenti di odio tribale. Ora ci vorra’ molto tempo per riparare al male fatto. Ma la sociata’ civile e’ sana e sapra’ lavorare seriamente. A questo punto devo dire che mi preoccupano molto le interferenze esterne. Mi pare sempre piu’ chiaro che quanto sta succedendo e’ anche dovuto a fortissime pressioni dall’ esterno. Europa, Cina e USA stanno giocando una partita importante per il controllo dell’ Africa e delle sue risorse, e il Kenya e’ solo una pedina. E i politici locali che vogliono arrivare a tutti i costi al potere o che vogliono restarci, sono troppo facilmente corruttibili. E la gente paga.

 

Il nostro pensiero di questa sera vola laggiù, sì come sempre, ma questa volta con maggiore intensità.

Gen 10

UN APPELLO SINCERO PER PACE ED ASSISTENZA UMANITARIA

il 7 gennaio 2008 - Comunità di Koinonia e punto di pace dell’Africa

UN APPELLO SINCERO PER PACE ED ASSISTENZA UMANITARIA
DA KOINONIA COMMUNITY E DAL PUNTO DI PACE DELL’AFRICA

A seguito dell’escalation della violenza in varie parti del paese provocato tramite i risultati presidenziali disputati di scrutinio, facciamo appello ai protagonisti per abbracciare il dialogo e dare a pace una probabilità. È triste da notare quello oltre 300 genti ha perso le loro vite, parecchi altre ferite severamente ed oltre 100.000 spostate da 30 dicembre 2007, quando la Commissione elettorale del sig. Samuel Kivuitu del presidente del Kenia ha annunciato i risultati dello scrutinio presidenziale.

Nel corso degli anni, il Kenia è rimasto un’oasi di pace nella regione, ospitante i migliaia dei rifugiati che fuggiscono dai paesi guerra-strappati. Dobbiamo quindi non lasciare che i risultati di un’elezione li dividano seguendo le linee etniche ma preferibilmente si sforzino mantenere la pace ed essere i principii democratici.
Il Kenia è fiero avere alcuni dei relativi figli come mediatori internazionali di pace. È istruttivo che tre dei General-PENSIONATI Daniel Opande e Lazarus Sumbeiywo ed ambasciatore Bethuel Kiplagat — già si sono offerti volontariamente i loro servizi sotto gli auspici dei cittadini interessati di pace. Tali iniziative e quelle dell’unione africana, di Unione Europea e di altri mediatori attualmente nel paese dovrebbero essere sfruttate per trovare una soluzione durevole all’impasse corrente. I membri della Comunità di Koinonia e di pace dell’Africa indicano coordinato da Michael Ochieng ‘e la pagina Kizito sta muovendosi negli stabilimenti informali di Nairobi che identificano le vittime della violenza con vista ad offrire loro l’assistenza umanitaria.

In un primo tempo verso la riconciliazione, ci è necessità per l’istituzione di una commissione dell’inchiesta internazionale indipendente di esaminare i riscontri presidenziali discutibili. Nel frattempo, sia il presidente Mwai Kibaki che il suo sig. Raila Odinga dello sfidante più vicino non devono fissare alcune circostanze come requisiti preliminari alle trattative. I due capi dovrebbero preferibilmente immediatamente invitare i loro sostenitori per evitare la violenza e la distruzione della proprietà mentre uno stabilimento pacifico sta risolvendo. Affinchè il Kenia si muova in avanti, la pace è a deve.

Per richiamare le sfide immediate dell’essere umano che prevalgono e per conservare il suffering ed i bambini e le donne vulnerabili, la Comunità di Koinonia ed il punto di pace dell’Africa stanno facendo un appello istantaneo a tutti gli loro amici sopra il mondo per mobilitare le risorse per rilievo umanitario di emergenza e bisogni iniziali di recupero dei residenti degli stabilimenti informali a Nairobi che sono stati i più affected dai disaccordi provocati tramite un’elezione disputata. Tali stabilimenti informali includono Kibera, Mathare, Korogocho e Kawangware.

Le necessità di emergenza accertate sono: alimento, medicina, acqua e risanamento, riparo ed infrastruttura, così come le riunioni di riconciliazione e di mediazione con la gente affected. Questo appello sta coordinando da Koinonia la Community che è attivo nelle attività umanitarie punto di pace nel Kenia, Zambia e di Sudan e di Africa che ha esperienza nei Colloqui di pace di Juba.

Michael Ochieng ‘e struttura Renato Kizito Sesana Mccj
Punto di pace dell’Africa e Comunità di Koinonia

Incassi delle donazioni materiali soddisfano le trasmettono a:

Comunità Di Koinonia

Camera di Shalom (angolo di Dagoretti, st, D. Comboni Road, fuori della strada di Ngong)


P. O. Box 21255, 00505 Nairobi, Kenia

Telefono; +254.733.718.714

Se in denaro depositi prego nel seguente cliente:

BANCA: CITIBANK

RAMO: UPPERHILL

INDIRIZZO: P.O. BOX 30711 - 00100 NAIROBI.

CODICE RAPIDO: CITIKENA

NOME DI CLIENTE: COMUNITÀ DI KOINONIA - PACE

NUMERO DI CLIENTE: 0102 674 065 (EURO)

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Qualunque cosa si possa fare è importante: GRAZIE A TUTTI!

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Gen 10

Riporto l’augurio di Gino Strada per il nuovo anno. E’ il più gradito, senza far torto a nessuno e leggendolo capirete perchè.

Roberto ed io abbiamo seguito, partecipato, gridato, scritto tutto il possibile quando si era dovuti ricorrere alla chiusura dell’ospedale di Emergency.

Ancora una volta ci eravamo sentiti schiacciati dall’indifferenza che subentra dopo ventiquattr’ore di clamore mediatico e avevamo proseguito il tam-tam con i mezzi a notra disposizione.

Poi la grande gioia della riapertura, la cessazione delle malvagità dette, quelle anche peggiori non dette, la scomparsa delle iene e dei falchi predatori occulti….. con buona pace del silenzio generale. Che dimentica, dimentica tutto, soprattutto i “cattivi che son tutti buoni“.

Mi piace dividerlo con gli amici, quindi con voi…..

“L’anno passato, nei Centri chirurgici e in quelli pediatrici e di
maternita’ di Emergency, oltre 350.000 persone hanno ricevuto le cure
di cui avevano bisogno. E le hanno ricevute gratuitamente, perche’
insieme al bisogno ne avevano anche diritto.
E’ questa la prima voce del nostro “bilancio del 2007″. Abbiamo
assistito con professionalita’ e passione un grande numero di esseri
umani.
Nel 2007 ci siamo anche trovati, in Afghanistan, ad occuparci di
rapimenti e di scambi di persone. Non lo abbiamo voluto ne’ cercato, ma
abbiamo deciso che era nostro dovere fare tutto il possibile perche’
una vita umana in piu’ potesse sfuggire alla spietata criminalita’
della guerra. E abbiamo dovuto pagare le conseguenze degli sporchi
giochi della politica di chi fa la guerra.
Siamo stati attaccati da molte parti e in modi diversi. Rahmatullah
Hanefi, manager dell’Ospedale di Emergency a Lashkargah, ha dovuto
subire tre mesi di carcere nel totale isolamento. Su di lui (e su
Emergency) sono piovute calunnie e infamie gratuite.
E’ stato fatto di tutto per cacciare Emergency dall’Afghanistan. Siamo
stati accusati di curare i nemici, e si e’ fatto di tutto per impedirci
di curarli.
Questo ci e’ sembrato intollerabile, e abbiamo preferito chiudere
temporaneamente tutte le nostre strutture piuttosto che accettare
quella imposizione.
Abbiamo lasciato l’Afghanistan per due mesi, fino a quando ci e’ stato
chiaro che la posizione della politica di Kabul e di Roma non era piu’
sostenibile. A fare la differenza sono stati tantissimi cittadini e
autorita’ afgani, che hanno fatto pressione perche’ finisse “la guerra
a Emergency”, perche’ tornassero ad esistere i 3 ospedali chirurgici,
il Centro di maternita’ e quello di pediatria, le 23 cliniche e posti
di primo soccorso sparsi per il Paese, le 3 cliniche all’interno delle
prigioni.
Loro hanno fatto buona guardia, affinche’ quel patrimonio della
collettivita’ non venisse saccheggiato o affidato agli sciacalli di
turno. Loro hanno difeso i nostri ospedali e ci hanno convinto del
grande sostegno che avremmo trovato tornando ad aprirli.
Cosi’ e’ stato. Abbiamo potuto riprendere le nostre attivita’
esattamente come prima della irruzione della politica nel nostro
lavoro, i nostri ospedali e centri di medicina sono tornati ad essere
luoghi neutrali e indipendenti, aperti a tutti, luoghi dove non si
hanno ne’ si vogliono avere nemici, ma solo pazienti da curare.
Il 2007 e’ stato anche l’anno in cui ha aperto i battenti, sul Nilo Blu
alla periferia di Khartoum, il Centro Salam di cardiochirurgia. Una
struttura di assoluta avanguardia, il primo ospedale di alto e livello
e gratuito per i malati di cuore nel continente africano.
In pochi piu’ di 6 mesi, al Centro Salam sono state operate oltre 300
persone, in larghissima maggioranza giovani e bambini. In molti si sono
presentati all’ingresso, provenienti da tutte le parti del Sudan per
uno strano tam tam che ha fatto sapere dell’esistenza del Centro a
migliaia di chilometri di distanza. Molti altri sono arrivati da altri
Paesi del continente, dal Ruanda e dalla Eritrea, dalla Repubblica
centrafricana e dal Congo, dopo essere stati visitati e valutati a casa
propria dai cardiologi del Centro.
Abbiamo scoperto nuove tragedie sanitarie, abbiamo constatato enormi e
vitali bisogni insoddisfatti, insopportabili discriminazioni e ancora
piu’ insopportabili sofferenze.
Ci siamo occupati dei pazienti, e continuiamo a farlo. Questa io credo
sia Emergency, una associazione non di parte ne’ di partito, tenuta in
vita solo dal consenso e dal contributo di centinaia di migliaia di
cittadini italiani.
Grazie a tutti, buon anno e buon lavoro a tutti noi. “

Gino Strada

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