A quanto pare tutti a dissertare sulla becerata padana all’inno di Mameli, ma forse a nessuno è venuto il sospetto che tra le pieghe chi sia il –rodimento- della bocciatura del pargolo (già seconda), e quindi l’augusto genitore ce l’ha anche con la classe degli insegnanti “non padani”.
Già per quello che dice rasenta il ridicolo : ”La Padania ormai e’ nel cuore di tutti. Noi ai bambini insegniamo fin da quando nascono che non siamo schiavi e non lo siamo mai stati”, non risulta sulle cartografie ufficiali tale regione, ne tantomeno esiste in Italia un enclave così denominata.
Forse gli sfugge che la schiavitù, in Italia, è stata abolita da secoli e non fa parte del nostro modo civile di convivere ; se è per essere roboante o folcloristico allora ci riesce alla grande.
Durante la sagra paesana in cui ha tenuto il suo concione, un’altra perla di ridicolaggine : “I nostri studenti sono disorientati, non sanno più cosa significa il rispetto delle istituzioni. Hanno bisogno di essere guidati dal nostro segretario e dai professori del Nord” ; commentare tale idiosincrasia all’Italia sarebbe inchiostro sprecato.
Quanto dice il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, che invita a non enfatizzare: “Se io riconosco in tante persone lo spirito democratico, lo riconosco sicuramente in Bossi. Credo che il linguaggio vada capito. Bossi ha un suo linguaggio particolare in occasione delle sue assemblee ma non ho mai visto in contrasto con le linee concordate programmatiche a livello governativo. Non enfatizzerei queste posizioni”.
Spiacente per lui, è il suo pensiero, milioni d’italiani non si raffigurano con chi dileggia le istituzioni ed i suoi simboli ; non può giustificare minimizzando in politichese, le corbellerie di una esaltazione becera in permanente campagna elettorale.
Adesso è lui l’alleato scomodo per il Pdl


Con questo IV governo berlusconiano, i partecipanti dei vari schieramenti, continuano a dare il meglio di se stessi ; dal tribuno-giustizialista che arringa la folla dai palchi con l’aiuto del trio “Travaglio/Grillo/Guzzanti”, al Uolter con il buonismo politico fra i mille tormenti delle anime del PD, non per ultimo il grande –televenditore- che ci ammannisce tutte rose e fiori mentre per tanti è un calvario arrivare alla fine del mese.
Ma quello che sovrasta tutti, dalle sue sagre folcloristiche e paesane, vecchio stile Unità, è il –senatur-
con le sue solite esternazioni leghiste, ormai da farcene un libercolo come traccia di pensiero.
Agli occhi del resto dell’Europa, non sono pochi quelli che si pongono il quesito se sia italiano e se sia un politico del Parlamento italiano, visto che si sente -diverso- sia come identità culturale che di radici.
Di certo è, dalla tanto sputtanata -Roma ladrona-, tanto lui che i suoi sodali hanno scranni e prebende e non sono secondi a nessuno per trovare spazi nelle commissioni o dirigenze ; come si direbbe a Roma : “sputa nel piatto dove mangia”. Poi nel Parlamento Europeo, giusto un esempio, dal 20/7/99 al 2/10/2000 su 14 sedute all’Industria, commercio estero,ricerca ed energia presenze 0, non male !
Risulterebbe poi che al Parlamento Europeo sono stati assunti come portaborse il Sig. Franco Bossi (fratello del senatur) e Riccardo Bossi (primogenito) essi sono stati assunti come portaborse ovvero come assistenti accreditati al Parlamento Europeo con stipendio di 12.750 euro/mese, però !

Ma quello che un giornalista del Corriere della sera del 20 luglio definisce “folcloristico”, riportando un pezzo : “DITO MEDIO LEVATO CONTRO L’INNO ITALIANO - Ma il leader leghista ha lasciato successivamente spazio anche ad atteggiamenti più folkloristici. «Non dobbiamo più essere schiavi di Roma. L’Inno dice che ‘l’Italia è schiava di Roma…(in realtà è la vittoria ndr)’, toh! dico io» ha detto Bossi, con il dito medio levato, parlando ai delegati della Liga Veneta-Lega Nord riuniti a congresso. «Dobbiamo lottare - ha aggiunto il leader leghista - contro la canaglia centralista. Ci sono quindici milioni di uomini disposti a battersi per la loro libertà. O otterremo le riforme, oppure sarà battaglia e la conquisteremo, la nostra libertà». Un Bossi in forma e particolarmente combattivo quello presentatosi stamani davanti ai leghisti del Veneto: «Dobbiamo lottare - ha insistito - contro questo stato fascista. È arrivato il momento, fratelli, di farla finita». ”

Forse certi pseudo-politici hanno perso completamente quei valori fondanti che sono La Patria, l’orgoglio della nostra Unità Nazionale, ma ancor più quello d’essere e sentirci Italiani.
Ma grazie al cielo, non tutti la pensano così, non si fanno incantare dal becerume folcloristico da fiera paesana ; hanno ancora vivi dentro di loro e dentro le loro famiglie quei valori da tramandare.

Nel luglio 1871 Roma divenne la capitale del regno d’Italia, l’unità d’Italia si era finalmente realizzata.
“Fatta l’Italia bisogna fare gli italiani” e lo stiamo ancora facendo visto quelli che ci meritiamo….

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Sidney: il Papa condanna i preti pedofili, che devono essere portati davanti alla Giustizia. Condivide il dolore e la sofferenza delle vittime che devono ricevere compassione e cura.

Pazzesco,” compassione e cura”!!!

Forse non rammenta quanto scriveva nel 2001. In questa epistola scrisse :”…solamente i sacerdoti possono validamente svolgere le funzioni di giudice, notaio e difensore….le cause di questo tipo sono soggette al segreto pontificio”
Inoltre  chi testimonierà in tribunali civili per reati di abusi sessuali che vedono coinvolti i religiosi sarà scomunicato. Per leggere il testo dell’epistola clicca qui

 

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TRASCRIZIONE DIALOGO
-You konw,I’m not a doctor,but I think you’re getting good medical care

-No, I’m not, you’re not here.(crise)I lost my eyes. I lost my feet and everything

-No you still have your eyes and your feet are still at the end of your legs you know…look, I want to take a few minutes,I want you to get your self togehter,relax a bit have a bite to eat…have a start again.I understand this is stressful but by using this as strategy to talk to us it’s not gonna be any more helpful. we’ve got a limited amount of time and we’ve heard this story before

-you don’t care about me that’s what

-well,I do care about you but I want to talk the Omar. I was talking to yesterday. I don’t walk to talk to this Omar

-It wasn’t honest

-Yes, it was

-You see,you’re not even believing me

-Well,look me straight in the eyes and tell me you’re being honest
-I’m being honest

- You can’t even bear to look at me when you’re saying that

-I can bear to look at you

-Put your hand down

-You don’t care about me

-Look lets take a few minutes…take a break, have a little bit to eat…Relax a bit

-You don’t care about me

-That’s not true,people do care about you

Another man: Put the fan on so you’re cool
Woman:Put your shirt Back on

-Take a few minutes and relax bit Omar puts his shirt back on.Puts his hands on his head and slumps over,crying.

The room in now empty.

-Kill me, kill me, kill me,kill me,Kill me.

Tangentopoli 2: decapitato il vertice della giunta regionale abruzzese.

Arrestati il governatore Del Turco, due assessori e altri 7 tra manager e portaborse, oltre all’invio di 25 avvisi di garanzia.Accuse di associazione per delinquere,concussione, truffa aggravata, falso in bilancio,abuso d’ufficio, corruzione.

L’inchiesta è partita dalle confessioni dell’imprenditore Angelini, titolare di diverse attività tra cui una Casa di cura. Si parla di 1 miliardo di euro vantati dalle case di cura nei confronti delle Asl abruzzesi. E i politici avrebbero gonfiato il debito della sanità regionale verso i privati per ottenere tangenti.

…speriamo che altre procure seguano l’esempio..

UnionEuropea

In materia di sicurezza questa è la seconda bocciatura da parte dell’Europa per l’attuale Governo. La prima ha riguardato il recente piano rifiuti di Berlusconi considerato dalla Direzione Generale Ambiente della Commissione europea “in contrasto con la normativa comunitaria in materia di trattamento e smaltimento dei rifiuti”.

Adesso la bocciatura viene dal Parlamento Europeo e riguarda il provvedimento di rilevazione delle impronte digitali dei ROM tanto voluto dal Ministro dell’Interno Roberto Maroni. Secondo il Parlamento tale azione “costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e l’origine etnica, vietato dall’articolo 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo”.

Formica Nunveregghepiù


Dopo l’articolo sulla news letter del PD, decisamente caustico, su Repubblica un articolo di Simona Poli che ha intervistato Nanni Moretti ; una vera lapide tombale alla dipietrata piazzaiola.
Già il titolo è sintomatico : “Che disastro in piazza Navona sporcata la storia dei girotondi”
C’è una sola parola secondo Nanni Moretti per sintetizzare quello che è successo in Piazza Navona: “disastro”. Lui che nel 2002 ha guidato i girotondi contro Berlusconi non perdona agli “irresponsabili organizzatori” della manifestazione romana di tre giorni fa di aver “sporcato tutto” e “oscurato con gli interventi di Grillo e della Guzzanti gli obiettivi dell’evento e persino la stagione dei movimenti del 2002, che era un’altra cosa. Noi”, spiega il regista del Caimano che ieri a Fiesole riceveva il premio “Maestri del cinema”, “facevamo politica e non antipolitica. Eravamo associazioni di persone nate fuori dai partiti che però volevano dare una delega ai partiti della sinistra che erano ancora sotto choc per la sconfitta del maggio 2001. Questa è la verità, anche se di noi alcuni giornali hanno fatto una caricatura, io stesso sono stato rappresentato così e pazienza”. Ma quello che è successo martedì scorso è qualcosa di peggiore, l’immagine che ne viene fuori fa a pezzi quel che resta del sogno di quei giorni. “Sono davvero molto avvilito”, confessa Moretti, “e mi dispiace che in questo disastro sia stata coinvolta una persona come Rita Borsellino. È’ stato ascoltando il suo discorso per radio che ho deciso di affacciarmi in piazza l’altro giorno, pur non avendo aderito all’iniziativa come mi era stato chiesto. Ma quando sono arrivato ha subito attaccato a parlare Beppe Grillo e sono andato via immediatamente. Sarei anche curioso di capire come abbia reagito la gente di fronte a quelle banalità offensive. Come si fa ad invitare Grillo, che ha insultato tutto e tutti allo stesso modo, “topo gigio, psiconano” ma cos’è? Devo ridere, che roba è?”.
Scuote la testa Moretti e continua il pubblico sfogo. “Quando si fanno queste cose bisogna saper distinguere, tra l’altro due dei tre organizzatori li conosco bene, sono frastornato. E non bisogna trovare scuse o alibi nella non tempestività con la quale in queste settimane si è mosso o non si è mosso il Pd”. A Veltroni il regista non si sente di dare consigli, piuttosto preferisce sottolineare come la sinistra stia vivendo “un periodo piuttosto intenso di autodistruttività”. Si vedono, fa notare, “esponenti del Pd che escono dal partito e poi vanno nei Socialisti e lo spazio rimasto vuoto a sinistra del Partito democratico non viene riempito da niente e da nessuno”. Il giudizio comunque non è tenero, anche se Moretti oggi parla a bassa voce invece di urlare dal palco di una piazza affollata. “Manca un progetto politico e mancano anche le persone e la generosità”, dice. : “Con quell’intervento che dette il via alla mia imprevista avventura politica io, nel migliore dei casi, non avevo niente da guadagnare. E se allora ho avuto ragione oggi sono ancora più dispiaciuto. Allora il germe dell’autodistruttività non c’era, io non ho mai avuto il mito dell’elettorato buono contrapposto ai vertici cattivi dei partiti. Quei girotondi erano rivolti a tutti i cittadini e mi piace pensare che con noi sfilasse anche qualche elettore di destra. Per cinque volte abbiamo avuto un candidato premier proprietario di tre televisioni, questo non succede in nessuna democrazia europea, però chi come me ogni tanto prova a ricordarlo viene considerato noioso, ripetitivo, dicono che di queste cose agli elettori non importa niente, perché in Italia purtroppo manca un’opinione pubblica. Delle condanne di Previti e Dell’Utri lo stesso, non interessa capire più di tanto, un ragazzo cresciuto in questi anni trova normale che il capo del governo abbia le tv e noto che ormai c’è una certa rassegnazione anche sull’ipotesi che questa persona possa diventare presidente della Repubblica, il che mi pare davvero un po’ eccessivo”.
Dopo questa ennesima presa di distanza e posizione il “travagliescogrillescoguzzantescodipietrame” non ha poi tanto seguito ne culturale ne politico.

In Piazza Navona alle ore 17,30,  la situazione era quella del bicchiere mezzo vuoto/mezzo pieno! Alle 18,30 la piazza tracimava! La nota felice: uomini e donne di tutte le età, moltissimi giovani, molti non romani, molti anziani, alcuni vecchi ma fieri partigiani con il distintivo e le bandiere. Moltissimi cittadini con cagnolini e cagnoloni al seguito,  qualche battuta simpaticamente allegra a tale proposito. 

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Mattia Stella, senza indugio, alle 18,00 in punto ha preso il  microfono e lo ha lasciato in mani eccellenti: Furio Colombo,  D’Arcais, Moni Ovadia,  Rita Borsellino (telefonicamente) argomentazioni concrete, linguaggio veemente, ma compito,  senza mezzi toni nè mezze verità, dritto al cuore delle questioni, niente peli sulla lingua, ma nulla da eccepire, nulla che possa far suppore  provocazioni volute o sfuggite, nulla che consenta all’avversario un qualsivoglia appiglio!  L’arrivo di Di Pietro ha scatenato il finimondo, applausi a scena aperta, senza soste; il linguaggio essenziale e comprensibile del politico battagliero, definito da un istrione male informato “senza laurea” e da altri parolaio da osteria, ha colpito dritto al cuore e alla mente, la sua passione e la sua rabbia hanno fatto centro, hanno costretto la piazza ad osannarlo, reduce comunque da simpatici intrattenimenti nelle vicinanze della gelateria, con i suoi simpatizzanti!

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Rita Borsellino non ha risparmiato niente e nessuno, il suo eloquio ha impegnato gli astanti in meditazioni profonde, ma gli applausi alla appassionata rappresentazione delle miserie della Sicilia e dell’Italia provenivano tutti da una  emozione collettiva e solidale.

L’arrivo sul palco di Marco Travaglio ha scatenato l’entusiasmo tipico della folla che attende il vate! Ma poco prima un Camilleri in forma smagliante, ha deliziato le orecchie e le anime con cinque perle di colta ironia, costringendo la moltitudine di ascoltatori a risate incontenibili, anche se in una realtà così deprecabile e minacciosa per la democrazia e il futuro,c’è ben poco da ridere!

Vedi Camilleri e ascolta le cinque perle!

http://tv.repubblica.it/copertina/no-cav-day-camilleri/22000?video

Gli organizzatori non si aspettavano sicuramente tanta folla, e tantomeno se l’aspettavano i denigratori, quelli che nei giorni precedenti ci hanno deriso nell’ascoltare  la nostra intenzione di andare!

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Se l’aspettava però la Questura, dato che lo schieramento delle forze dell’ordine era davvero imponente!

Peccato il finale, su cui preferisco non pronunciarmi, in quanto sono stata colta di sorpresa: devo metabolizzare con la mia testa. Chiedo scusa, ma la mia cronaca non ha spazio nè per le polemiche, nè per l’approvazione! 

Ho visto un Di Pietro e un Furio Colombo profondamente contrariati forse perchè consapevoli del danno arrecato prestando il fianco alle forze avverse e non solo, in maniera autolesionista, purtroppo abituale per la sinistra e per gli schieramenti collegati! Leoluca Orlando e Dalla Chiesa hanno lasciato la Piazza piuttosto scuri in volto! Deluso e un po’ indispettito Nanni Moretti! Altri lo hanno fatto, ma quello che non ho potuto verificare di persona, da una posizione di semplice cittadino astante e non cronista o reporter fornito di pass, non lo relaziono, non è farina del mio sacco avendolo letto sui quotidiani accreditati!

Insomma, ancora una volta qualcuno disinvolto, un pò troppo, ha provveduto a prenderci a bottigliate nelle parti basse; se ne poteva fare a meno comunque! Anche perchè le bottigliate ce le siamo beccate noi, non certo chi ha giocato a briscola senza rispettare gli altri giocatori!


Il povero Veltroni, continua la sua passione a camminar sui carboni ardenti disseminati dai suoi sodali, in particolare per dare un distinguo alla scampagnata dipietresca dell’otto luglio a Piazza Navona, che gli sta creando non pochi patemi tra le varie correnti del PD.
Il primo appoggio, dopo la dura reprimenda, gli è venuto dall’Arturo Parisi che ha preso le distanze dalla manifestazione organizzata da Paolo Flores d’Arcais, Pancho Pardi e Furio Colombo, sponsorizzata con la grancassa del Di Pietro e del Grillo, e con la partecipazione in massa dell’intellighenzia sinistrorsa di noti personaggi.
Il Parisi non ritira l’appoggio alla protesta contro le «leggi canaglia», ma prende distanze dal Masaniel/Grillo con la sua opposizione a colpi di vaffa, precisando di non voler «confondere» la sua voce con quelle «populiste e qualunquiste ».
Persino il “girotondino” Nanni Moretti in un suo elucubrare dice : «Penso che uno dei mali principali di tutti noi sia l’assuefazione, è cambiato qualcosa nelle persone, in peggio, penso sia cambiato il dna… Non sono più dei dati culturali, ormai sono dei dati biologici, genetici. No, non sono più ottimista».
Anche se gli organizzatori sperano nell’adunata oceanica, sta di fatto che con lo slogan « La legge è uguale per tutti » , anche mobilitando le sezioni del Pd e chiedendo aiuto al Prc, Pdci, Sd e il Pcl di Marco Ferrando ; sarà ben dura, non vogliono capacitarsi che non -esistono- più al potere, hanno un bisogno spasmodico di presenzialismo, e qualunque occasione gli si presenti è buona.
Vedendo la mal parata, il Di Pietro, scende a miti consigli nei confronti del Veltroni, dichiarando che :
« non è il giorno della conta, ma dell’orgoglio dei cittadini » ; strano sino a qualche giorno fa, cavalcava l’onda dell’antiberlusconismo più esacerbato chiamando alle barricate, con il guiderdone “Chi non è con me peste lo colga” ; adesso è tregua giurando che la manifestazione «non va contro nessun partito».
Decisamente un atteggiamento vetero-dc, in pura chiave politichese, per salvare capra e cavoli.
Adesso ci sarà da vedere il seguito di questa boutade e di come andrà a finire, sperando che il Veltroni prenda bene le distanze e non si faccia coinvolgere in manifestazioni, come a ben detto il Parisi, «populiste e qualunquiste ».
Ma proseguendo a consolidare il PD, facendo una opposizione costruttiva, solo così avrà la certezza di un prosieguo a questa nuova identità politica, facendo bene attenzione a chi si prende come alleato.

Il gatto e la volpe

Lo slogan (peraltro unico) della campagna elettorale della coalizione vincente era “Rialzati Italia”. In questi due mesi e mezzo di legislazione il governo è stato molto attivo, i giornali e le televisioni hanno tanto parlato delle iniziative del governo che riguardano aziende e vita dei cittadini: Robin tax, accordo Governo-ABI, Dpef, abolizioni ICI, social card, class action, inflazione progammata, ecc.

Ma cosa sono esattamente queste azioni? Come funzionano? E che impatto avranno per il cittadino comune? E sono positive come la tv ce le racconta?

Partiamo da qualche dato sulla situazione attuale. Come PIL pro capite (ricchezza media per cittadino), a parità di potere d’acquisto, l’Istat ci spiega che siamo diventati terzultimi in Europa e la Spagna ci ha definitivamente superato. Inoltre in sei anni il reddito per abitante degli italiani e’ crollato del 13% rispetto alla media europea mentre in altri paesi come in Francia nello stesso periodo i salari sono cresciuti di 5/6 volte rispetto all’Italia. Come se non bastasse a maggio l’inflazione è cresciuta del 3.6% su base annua registrando un record ineguagliato da ben 12 anni. Se invece consideriamo i beni ad “alta frequenza d’acquisto”, sempre l’Istat ci informa che l’inflazione sale al 5,4%.

Con i salari fermi e il costo dei beni di consumo comune come pane, pasta e benzina alle stelle la situazione, soprattutto per le classi basse e medie, è drammatica. Il governo come risponde?

Inflazione programmata

Nel Dpef (Il documento di programmazione economica e finanziaria, cioè il documento all’interno del quale vengono messe per iscritto tutte le politiche economiche e finanziarie decise dal governo) il Ministro dell’Economia ha stabilito che l’inflazione da tenere in considerazione per il rinnovo dei contratti (programmazione programmata) è fissata al 1.7% (invece che al 3.6% reale).

Tremonti, ai duri attacchi delle associazione dei lavoratori, ha risposto che questo serve per bloccare la speculazione sull’inflazione (se i salari crescono gli speculatori possono approfittare della crescita del potere d’acquisto per fare aumentare il costo dei prodotti). Si è inoltre difeso affermando che questo ce lo impone l’Europa (nonostante nel suo ultimo libro Tremonti parli malissimo dell’Europa, quando serve, il Ministro se ne sa fare scudo), e ha aggiunto che comunque il Dpef è un documento surreale che non serve a niente.

Sarà anche surreale però di fatto i contratti si rinnovano sulla base dell’inflazione scritta sul Dpef. I sindacati, che di mestiere fanno il rinnovo dei contratti, lo sanno bene e infatti il segretario della CGIL Epifani ha spiegato che, con il tasso al 1.7%, ”un salario di 25 mila euro perde 1.000 euro nel biennio, se poi per il terzo anno si continua cosi’, si raggiunge una cifra vicina ai 1.500 euro” di perdita per lavoratore. Per Epifani, quindi, ”il governo fa una scelta chiara, quella di abbassare esplicitamente il potere di acquisto di lavoratori e pensionati”.

Accordo Governo-ABI

Il decreto legge del 21 maggio scorso stabilisce (come conseguenza di un accordo tra governo e banche) la rinegoziazione dei mutui a tasso variabile (stipulati prima del 28 maggio 08) per trasformarli in mutui a rata fissa (nel presentare l’operazione, come grande azione a favore dei tanti italiani che non riescono a sopportare il peso del mutuo, il governo in un primo momento aveva parlato di tasso fisso per poi correggersi).

Ma, in pratica, cosa ci guadagna il mutuatario?

Ecco come risponde in un comunicato stampa l’associazione dei consumatori Altroconsumo: “Secondo i nostri calcoli, ben poco nel lungo periodo: tutta l’operazione, infatti, porta a una riduzione della rata attuale (e nemmeno di tanto), ma rimanda semplicemente al futuro i maggiori oneri dovuti alla situazione di mercato (in quasi tutti i casi facendo pagare pure di più di quanto previsto dal piano di ammortamento iniziale). Lo stesso governo ha ammesso che questa possibilità è solo l’ultima spiaggia per coloro che non riescono a ottenere condizioni migliori in altro modo”.

In realtà il tanto sbandierato accordo non fa che dare ai mutuatari una possibilità che già molte banche davano. Il Governo invece non ha fatto quello che sarebbe stato veramente vantaggioso per tutti noi: imporre alle banche la portabilità del mutuo a costi zero, cioè obbligarle a rispettare la legge (decreto Bersani del precedente esecutivo). Questo sarebbe significato concorrenza e quindi mutui più vantaggiosi per i consumatori.

Soppressione fondo di solidarietà

Come non bastasse, sempre in tema acquisto prima casa, il Governo ha soppresso i 20 milioni di  euro stanziati in un apposito fondo di solidarietà a favore di chi ha acceso mutui per acquistare la prima casa. Questo significa avere tolto alle famiglie in difficoltà l’opportunità di sospendere per un periodo massimo di 18 mesi il pagamento del mutuo sulla prima casa previsto dalla finanziaria del 2008.

Abolizione ICI

Come tutti sanno una delle promesse elettorali (l’abolizione dell’ICI sulla prima casa) è stata mantenuta. La tassa era stata già abolita per circa il 40% della popolazione (per i redditi più bassi) dal precedente Governo e quello attuale l’ha eliminata per tutti (redditi alti e altissimi compresi).

Per poter però togliere questa tassa anche ai più ricchi il governo ha dovuto tagliare i costi sulla sicurezza stradale, alla ricerca, al recupero del patrimonio, alla cultura. Ha inoltre soppresso 20 milioni di euro destinati al Piano di prevenzione contro la violenza alle donne.

Non dimentichiamo che l’odiata ICI è una delle pochissime tasse ‘federali’ previste dal nostro ordinamento e che finanzia i comuni che adesso si troveranno le casse semivuote e avranno difficoltà a far fronte a servizi di prima necessità come asili nido, trasporti pubblici, viabilità, ecc.
 

Class Action

Dopo anni di battaglie delle associazioni per la difesa dei diritti dei cittadini il governo Prodi aveva finalmente dato all’Italia una normativa per
la Class Action. L’esecutivo Berlusconi ha però rinviato

la Class Action dal 30 giugno 2008 a inizio 2009.

Di cosa si tratta?

Essa è un’azione collettiva legale condotta da uno o più soggetti. Tale azione è il modo migliore con cui i semplici cittadini possono essere tutelati e risarciti dai torti delle grandi aziende e delle multinazionali, in quanto la relativa sentenza favorevole avrà poi effetto o potrà essere fatta valere da tutti i soggetti che si trovino nell’identica situazione dell’attore.

Perché il rinvio e come valutarlo?

Il ministro per lo Sviluppo Claudio Scajola si è giustificato sostenendo che l’azione abbisogna di “alcuni ritocchi” ma le associazioni dei consumatori hanno denunciato lo slittamento temendo il tentativo di svuotare la norma. L’associazione Altroconsumo commentando lo slittamento ha parlato di provvedimento che va contro gli interessi dei consumatori. Tra le questioni che sarebbero stati immediatamente affrontati dalla class action preparate dalle associazioni: le bollette gonfiate di Telecom Italia, l’obbligo delle banche di esercitare la surroga gratuita del mutuo, i cittadini di Roma e provincia che hanno pagato per anni un sovrapprezzo per il pane nonostante la recente decisione dell’Antitrust, e i 4000 risparmiatori coinvolti nella vicenda Parmalat.

Detassazione degli straordinari

Dal 1° luglio e per un periodo sperimentale di sei mesi l’imposta sostitutiva Irpef e delle addizionali regionali e comunali, sarà agevolata nella misura del 10% sul Lavoro straordinario effettuato oltre l’orario normale di Lavoro fissato in 40 ore settimanali. La norma esclude tutti i dipendenti statali.

Ma la norma, più che ai lavoratori, sembra venire incontro alle imprese che così avranno uno strumento in più (a costo zero) per aumentare la produttività. I lavoratori invece, per poter arrivare a fine mese saranno costretti a lavorare ancora più ore di quante già non ne facciano. Per l’OCSE (Organizzazione per
la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) infatti, sebbene i salari italiani siano in media il 20% più bassi di quelli dei paesi OCSE, gli italiani sono tra i più stakanovisti del mondo occidentale. Come dire: già lavoriamo abbastanza, più degli altri e peggio pagati.

Robin Tax

Cos’è?

Si tratta di un insieme di manovre fiscali che riguarderanno il settore del petrolio, delle banche e delle assicurazioni con l’intenzione dichiarata dal Governo di tassare la speculazione per finanziare le politiche sociali (pare che però in realtà solo il 5% degli introiti sarà destinato ai poveri).

Petrolio

Il governo aumenta la tassazione IRES di 5 punti percentuale che arriva al 33% e obbliga le compagnie petrolifere a passare ad un sistema di gestione delle risorse (FiFo) che fa emergere la plusvalenza (la speculazione realizzata dagli operatori che comprano scorte di petrolio a prezzi bassi per poi rivendere le stesse scorte quando il prezzo è salito sensibilmente). Tale trattamento fiscale vale solo per il greggio estratto in Italia.

La manovra potrebbe sembrare positiva ad una prima analisi, ma la tassazione sulla speculazione andava fatta prima. Le compagnie petrolifere infatti hanno già venduto quasi tutte le scorte a prezzo maggiorato.

L’autorevole giornalista Tito Boeri ha dimostrato (confutando punto per punto l’efficacia della manovra), che

la Tremonti Tax è solo un bluff: “Questa tassa, colpendo soprattutto la distribuzione, finirà per gravare sulle famiglie in termini di prezzi più alti del carburante e dell’energia elettrica”. Il pericolo è tale che lo stesso Tremonti ha voluto un decreto che vieta “di traslare le maggiorazioni d`imposta sui consumatori”, ma non è prevista alcuna multa in caso di infrazione e, come sempre Boeri nota, è “un divieto di carta”. L’aumento della benzina e delle bollette elettriche di questi giorni sembrano confermare i timori.

Il governo si è reso conto della gaffe e il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola, per rispondere alle critiche, ha promesso di accelerare sulla liberalizzazione (iniziata da Bersani nel governo Prodi) della vendita dei carburanti per favorire vera concorrenza. E’ questo il problema cardine, il mercato italiano infatti è tanto protetto da aver subito una formale procedura di infrazione da parte dell’UE. Infine la tassa colpendo soprattutto il greggio in Italia riguarderà principalmente l’Eni, il cui maggior azionista è lo Stato. A questo punto il Governo poteva invece intervenire per obbligare l’Eni ad abbassare il prezzo alla vendita(cosa che avrebbe indotto anche gli altri operatori a fare lo stesso), con un risparmio per trasporti e bollette.

Banche

Aumenta la tassazione media per il settore creditizio di circa due punti percentuali, le banche più colpite saranno le banche meno diffuse territorialmente.

La Robin Tax fa così un favore alle banche più grosse (ma non doveva aiutare i poveri?)

Assicurazioni

La tassa escogitata dal Ministro dell’Economia peserà sulle ‘riserve danni’. Quindi riguarderà soprattutto le assicurazioni che lavorano principalmente nel ramo danni.

Guarda caso il colosso Alleanza Assicurazioni, e la berlusconiana Mediolanum verranno poco coinvolte dal nuovo regime fiscale.

Banche e assicurazioni comunque sono ben contente di lasciare allo Stato qualche briciola in più rispetto al passato. Infatti il mercato è chiuso e privo di vera concorrenza e il governo non sembra intenzionato a cambiare le regole del gioco (l’accordo con l’ABI di cui sopra ne è una prova).

La social card

Nella prossima finanziaria il governo ha previsto l’istituzione della famosa social card.

Cos’è esattamente?

Si tratta di una tessera prepagata di 400 euro circa all’anno di sconti presso negozi convenzionati, anonima e utilizzabile come una normale carta di credito, da distribuire a 1.2 milioni.

I fondi dovrebbero provenire dagli introiti della Robin Tax ma a disposizione ci sono solamente 200 milioni per l’anno in corso sebbene il costo complessivo è stimato intorno ai 500 milioni di euro. Nel 2009 e 2010 la situazione è persino peggiore, la disponibilità infatti cala a 17.4 milioni di euro.

L’operazione, sebbene in TV sia stata spacciata come la soluzione a tutti i mali degli italiani che fanno fatica ad arrivare a fine mese, è stata giudicata dagli osservatori attenti una cosa tutto sommato modesta”. Un regalo di €400 euro di sconti annui solo a persone che si qualificano come ‘povere’. Ricorda la ‘tessera del pane’ dei terribili tempi della guerra o dei regimi comunisti. La ‘carta del povero’ è umiliante e soprattutto non è il mezzo più valido per aiutare chi ha bisogno. Se il governo avesse voluto aiutare davvero i meno abbienti avrebbe dovuto agire togliendo ogni onere fiscale per i ceti più bassi. Il passato Governo, con l’impopolare Prodi, senza umiliare ed etichettare nessuno, aveva previsto €500 contanti per pensionati al minimo e cittadini a basso reddito.

Conclusioni

Le iniziative di questo inizio mandato sono accomunate dal populismo. Il governo vuole dare un’immagine di sé opposta al Governo precedente: fa tantissimi annunci, molti decreti legge, li sbandiera come soluzioni formidabili, ma poi, se si va a guardare, gli effetti concreti non sono per la povera gente. Ma è anche quello che non fa questo esecutivo a preoccuparci: dove sono le necessarissime liberalizzazioni? E dove è finita la lotta all’evasione fiscale? il vero senso politico della manovra di Tremonti, è stato scritto, sta nello smantellamento degli strumenti di contrasto all’evasione. Con un sofisticato meccanismo di anticipi di entrate e posticipi di uscite secondo uno schema di cassa che lo stesso Tremonti aveva già sperimentato nel quinquennio 2001-2006 e infine con varie “una tantum” a cominciare dall’imposta patrimoniale sulle risorse petrolifere.

Questo è un governo che fa accordi con le banche (dicendo che ci salva dal caro mutui) invece di creare i presupposti per la liberalizzazione e la concorrenza, che addirittura azzera i 550milioni di euro previsti dal Governo precedente per il “Programma straordinario di edilizia residenziale pubblica” (case popolari), che taglia i 20 milioni per chi non riesce a pagare il mutuo, che tassa leggermente petrolieri, assicurazioni e istituti di credito lasciando il mercato completamento bloccato (in modo che questi possano riprendersi dalle tasche dei cittadini i soldi dati allo Stato), che parla di tasse per i poveri ma li umilia soltanto, che fissa l’inflazione a 1.7% quando questa è al 3.6% svalutando di fatto ancora di più i salari di noi poveri disgraziati, che toglie ai cittadini

la Class Action con cui possiamo difenderci dai soprusi delle grande compagnie, che non persegue chi si arricchisce evadendo le tasse, che dà briciole mentre loro si abbuffano e ci ipnotizza con le sue televisioni a tal punto da farci dire grazie.

Ma Berlusconi e Tremonti una cosa la sanno fare: sanno convincere la gente. Come il Gatto e la volpe.

E questo è solo l’inizio.

 

Cimice Nunveregghepiù

 

 

http://nunveregghepiu.splinder.com/

Il blog di politica, Economia, Giustizia, Scuola, Ambiente e voglia di normalità.

Questo il Video della liberazione di Ingrid Betancourt, ognuno tragga le sue conclusioni.

Per il vostro bene vi consiglio di guardare interamente i due filmati. Solo così potrete capire che a volte lo stato non è diverso dalla delinquenza comune.


Fate girare questi filmati, perchè le altre reti li censurano, marcegallia, quando parli di noi, sciacquati la bocca.
rifondazioneborbonica.splinder.com

[..]io vi darò tutto, basta che non domandate nulla[..]

da “Nerone” di Ettore Petrolini

Si fa un gran parlare di diritti, di tolleranza, di libertà, di Informazione corretta, tanto da sconfinare assai spesso nelle discussioni e suggestioni di una Storia invece scritta ad libitum, ma si presta poca attenzione a cosa siamo quando tocca fare i conti con la propria capacità di percepire il mondo che ci circonda.
A pensarci bene, non è che sia poi una novità, e se a tutto ciò si aggiunge il misto-fritto di certi “ideali” che affannano le italiche genti alle prese prima con le parate militari del 2 giugno scorso e poi con le parate di Buffon agli Europei di Calcio, ci si può rendere conto dei limiti oggettivi di un popolo che rincorre affannosamente la propria carota, anche senza il bastone.

Altro che Berlusconi e le sue leggi ad personam: il vero problema di questo Paese siamo noi, perchè l’italiano medio non ha fame di “sapere”, come ricordava una delle più importanti voci del giornalismo “dal fronte”, Paolo Barnard, recentemente intervistato da Arcoiris.tv; da tutto ciò ne consegue che il sistema dei “bastian contrari” basato sul chiasso di coloro che si “indignano”, o che si richiamano al “no alla Casta”, con ogni probabilità non serve ad un bel niente. Sarà anche la natura umana e la cosiddetta “psicologia del gruppo” che ci accompagna fin dalla notte dei tempi, resta comunque il fatto che, se le premesse di “contestazione al Sistema” rimangono tali e le regole del “branco” non passeranno mai di moda, a nulla servirà cercare un aggancio psicologico che permetta di trasferire il proprio pathos nelle urla e invettive di un leader, comico o meno che sia.

Il discorso è ovviamente anche riferito a Beppe Grillo e al suo movimento che, genuinamente nato sotto i migliori auspici e nel fragore delle proposte “contro” e dei “parlamenti puliti”, si è invece comportato come un vero e proprio sparring partner di Antonio Di Pietro attraverso una subdola propaganda a favore de L’Italia dei Valori, contraddicendo quanto aveva invece affermato a proposito delle sue idee a-politiche in vista delle elezioni di aprile scorso (l’articolo di Stefano Montanari è esaustivo, in tal senso).

Ma, dopotutto, cosa t’aspetti da un popolo ingenuo, che non legge e non sa più scrivere, narcotizzato dai Festival di Sanremo, dalle Isole dei Famosi, da Santoro, Grillo, Vespa e dall’onnipresente partita di calcio, se non il semplice transfert collettivodella propria indignazione?Di fronte a certi scenari, non è inverosimile pensare che se la finestra sul futuro a disposizione di George Orwell si fosse aperta sull’Italia di oggi, probabilmente lo scrittore inglese, assieme al suo pessimismo, sarebbe caduto in depressione o, in un momento d’orgoglio e di intuizione interpretativa, avrebbe abbandonato lo scrivere per diventare attore, tuffandosi nel cinema comico e facendo da spalla a Totò ne “I due colonnelli” al posto di Walter Pidgeon, e, chissà, prendendo spunto dal nostro curioso modo di essere “contro”, avrebbe accantonato un soggetto letterario come Wiston preferendogli possibilmente Boldi o DeSica alle prese con la figona di turno.

Lo stesso Platone, nell’allegorico “mito della caverna”, avrebbe probabilmente cambiato residenza ai suoi prigionieri lasciando nella grotta (per poi turarla, ovvio..) solo chi aveva il passaporto italiano, se immaginava che neppure con gli occhiali da sole saremmo stati in grado di affrontare la luce delle nostre coscienze alterate dai falsi capipopolo di oggi.

E, in tema di caverne, neanche i Flinston, nonostante la convivenza con dei dinosauri un po’ improbabili e soprattutto rincoglioniti, avrebbero comunque sopportato tanta mostruosità di atteggiamenti in un popolo che scende per strada in massa ad ascoltare le stesse cose di sempre da Beppe Grillo, o addirittura in tremila ad attendere, fieri dei loro colori, il ritorno della squadra di calcio del cuore, come è successo a Fiumicino qualche mese fa, oppure, peggio ancora, sfidare le Forze dell’Ordine e assaltando una caserma dopo la morte di un tifoso, quando per i morti della Thyssen non ci si è sporcati neanche le mani per raccogliere le pietre necessarie ad infrangere qualche vetrata degli uffici direzionali del colosso siderurgico tedesco.

Queste sono le conseguenze di quella che si potrebbe generosamente definire “fuga dalla realtà”, che è prim’ancora una fuga dalla Storia.

Perchè c’è una Storia, o meglio una Memoria storica, che dovrebbe essere abbastanza chiara, e i custodi simbolici dovremmo esserne noi, invece stiamo vendendo le nostre energie mentali ad un presente e ad una ribellione che sa tanto di scarsa presa di coscienza.

Di solito, poi, nel torpore e nella monotonia di ciò che rimane del proprio “spirito critico”, ritornano in auge i vecchi ritornelli sul confronto destra/sinistra, di chi è meglio o peggio dell’altro, in modo tale che i fondi di magazzino della propria Memoria si mescolino per bene quel tanto da non guastare le pretese di un “consenso” che, come in una sorta di The Matrix ma all’italiana” (cioè con tanti nei e nessun Neo), sussiste e si alimenta con una realtà volutamente sfocata.

E questo vale soprattutto per coloro che, trovandosi alla sinistra del fiume della Storia, da quarant’anni hanno veleggiato nell’alibi del monopolio democristiano come causa e dirittura d’arrivo dello sfascio di questo Paese, quando non viene mai ricordato che la Storia di questo Paese è passata (purtroppo) per Teano ma si è fermata anche a Salerno, e non a Eboli: lì ci si è fermato solo Cristo, il primo comunista della storia…. fino a quando non ha conosciuto il compagno Togliatti e la sua amnistia, che di fatto ha chiuso un occhio sui crimini commessi durante il Ventennio, fino a chiuderli tutti e due nel permettere alle Questure italiane di rimanere nelle mani degli ex-appartenenti all’OVRA.

E poi c’è chi ancora se la prende solo con Andreotti e Craxi…quando tutto il Sistema era ed è sorretto dalle alleanze della partitocrazia, dall’estrema Sinistra fino all’estrema Destra.

Occorre solo documentarsi per ottenere la rivelazione, e di Libri in materia ce ne sono a bizzeffe, sempre se interessa l’argomento o che la cosa non ci stravolga troppo il divenire.

Altro che “compromesso storico”: il vero compromesso è stato raggiunto molti anni prima, quando in quel di Yalta i “Metternich dell’epoca, di comune accordo, non fecero che ribadire il concetto di “espressione geografica” per l’Italia post-bellica, dal momento che tutti i Paesi, soprattutto i “vinti”, in realtà non furono mai messi veramente in condizione di scegliere, grazie anche alle compiacenze dei “valletti” politici dell’opposizione, vale a dire gli allora Pci e Psi.

Detto a mò di postilla, comunque è proprio vero: i comunisti di una volta erano tutta un’altra cosa.

E meno male che c’è l’ex sessantottino “di ferro” Mario Capanna a farci ancora ben sperare, grazie alla sua recente e inaspettata presa di posizione a favore dell’ex missino Gianni Alemanno a Sindaco di Roma perché “è contrario agli Organismi Geneticamente Modificati”(!).

Parafrasando, è un po’ come dire “Il cetriolo, anche se fa male, può anche andare bene. L’importante è che non sia transgenico”.

Ora, pensando al presente, come si fa a parlare di “cambiamento”, soprattutto con siffatti campioni di coerenza e con “tifosi” così distratti?

Cambiare da che cosa, poi? Da Berlusconi a Veltroni? Oppure ritornare al più disastroso Governo dal Secondo Dopoguerra in poi, retto da Romano Prodi nell’ultimo biennio?

Che senso hanno parole come “partecipazione”, “attivismo”, se non sappiamo neanche cosa cambiare e perchè?

Sarà sufficiente buttarsi nel mucchio di coloro che si richiamano a Grillo e ai “grillini”, per far pace con se stessi e poi raccontare al proprio vicino in pantofole “io non c’entro niente con tutto questo, ero in piazza con Grillo”?

No, troppo comodo, essere “contro” a queste condizioni.

Troppo comodo criticare il “conflitto d’interessi”, quando per quarant’anni abbiamo tollerato altri interessi e ben altri conflitti.

Troppo comodo parlare di “Lavoro precario” e non rammentare come ci siamo fatti infinocchiare e cuocere alla piastra quando abbiamo creduto, ad esempio, alla storiella della “scala mobile che aumenta l’inflazione”.

Il Sistema si legittima con il “consenso”.

Il “consenso” non significa solo votare Tizio o Caio: significa anche il rifiuto delle regole del buon senso e la scarsa conoscenza di ciò che ci circonda.

Ma il“consenso” è anche una parte non ben definita del Sistema che insegna a sbraitare e a contestare senza leggere il presente e soprattutto il passato, soprattutto quando alcune iniziative (come le “liste civiche”) valgono meno dell’aria fritta, e sanno tanto di pettinatura mascherata con il “riporto” per chi capelli non ne ha.

Con un po’ di nostalgia per i vecchi “caffé” letterari di una volta, sarebbe veramente opportuno ricominciare prima a riaccendere quel mozzicone di candela sito nel profondo della nostra scatola cranica e poi discuterne tra noi, dopo un buon bicchiere e un bel libro, e soprattutto aggiornare l’attualità con le proprie parole attraverso uno strumento così potente e (ancora) libero come Internet.

Poi ne riparliamo, ma con cautela.

Perché non si sa mai: visti i tempi che corrono, dopo le impronte digitali ai bimbi Rom e la riabilitazione dell’energia nucleare nonostante un referendum contrario, non è escluso che si possa proprio trovare un pretesto per bruciare i Libri, magari per fronteggiare una possibile crisi energetica.

E anche questa, tutto sommato, non sarebbe una novità.

Quei pochi che hanno letto Bradbury ne sanno qualcosa, come coloro che hanno vissuto il rogo di Berlino.

Solo fantascienza o passato ormai lontano?

Sarà, intanto però qui da noi sembra che ci siano già le prove generali, fintanto che si riesca ad esplorare il no