In questi ultimi tempi in Italia sembra essere scoppiata la moda del “rimettiamo tutto in discussione”, inaugurata dal Partito Monarchico, ripresa da Ferrara e la sua lista “Aborto ? No grazie” e ora largamente ribadita dal sindaco di Verona Flavio Tosi.
In vista del 25 Aprile, nota festa della Liberazione (a quanto pare da soli personaggi, non da certe ideologie), il sindaco leghista ha chiesto a prefetto e questore di “subordinare” alla presentazione di un’assicurazione per danni civili l’autorizzazione alla manifestazione indetta per il 25 aprile dal Coordinamento Migranti di Verona, la “Festa dell’indignazione Libertà di movimento, libertà senza confini” alla quale hanno già aderito personaggi della cultura, del giornalismo e della scienza (dal premio Nobel Dario Fò a don Andrea Gallo della Comunità San Benedetto al Porto di Genova, da Umberto Curi, presidente del Corso di laurea in Filosofia dell’Università di Padova, a Gianfranco Bettin, saggista e scrittore di Venezia).
Queste sono le sue dichiarazioni a riguardo, tratte da Il Gazzettino:
«Verona è una città d’arte, patrimonio mondiale dell’Unesco e va quindi tutelata, come già fatto per Roma e altre città, da possibili danni ai suoi beni artistici, storici e monumentali in occasione di manifestazioni che possano creare problemi di ordine pubblico e danni - dice il sindaco di Verona nella sua lettera -. Il Coordinamento Migranti di Verona ha indetto per il 25 aprile una manifestazione contro le presunte politiche securitarie e discriminatorie di questa amministrazione. In considerazione che dall’iniziativa potrebbero derivare danni a persone e cose - continua il primo cittadino - dato che la manifestazione nel suo percorso attraverserà luoghi di particolare interesse storico, artistico e culturale, si riterrebbe opportuno subordinare l’autorizzazione per lo svolgimento della stessa alla presentazione di una adeguata polizza assicurativa, un’assicurazione preventiva a carico dei promotori di una manifestazione della sinistra antagonista, per responsabilità civile a copertura di eventuali danni che dovessero verificarsi».Una presa di posizione, quella di Tosi, destinata a sollevare polemiche, visto che la manifestazione è stata indetta dal Coordinamento migranti di Verona proprio per stigmatizzare e condannare il clima di paura costruito attorno al fenomeno immigrati. «Le nostre città stanno diventando città della paura? Non per motivi reali, ma per l’effetto indotto da retoriche securitarie e paranoiche - si scrive nella lettera sottoscritta da esponenti del mondo della cultura, della politica, dell’università e della chiesa italiana - Troviamo indecente stigmatizzare l’altro, costringerlo nella gabbia del pregiudizio, obbligarlo all’esclusione. Troviamo pazzesco che il Veneto, per lungo tempo terra di emigrazione, pretenda di chiudersi di fronte agli stranieri e di piegarsi su di sé. Troviamo demenziale la pretesa che chi in Veneto vive e lavora debba poi farsi invisibile di notte, dato che le case non ci sono e che le agenzie rifiutano di affittare agli stranieri».
Lo slogan “prevenire è meglio che curare” sembra piacere molto agli “sceriffi” del nord-est e al partito della Lega in generale. Ancora una volta la “strategia della tensione” si rivela utile. Utile per porre in cattiva luce gli immigrati agli occhi dei cittadini, oltre che per reprimere e intimidire una manifestazione del tutto democratica, che non viola o profana in alcun modo l’articolo 21 della Costituzione italiana.E il sindaco Di Verona, molte volte aderente ai cortei di Fiamma tricolore, in alcune delle quali si sono verificate botte ai meridionali e arresti per alcuni neofascisti e inoltre promotore di un’iniziativa volta a intitolare una strada a Nicola Pasetto, picchiatore fascista e deputato Msi; non sembra esserne il miglior garante.
Paniko da Third Inconvenience












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