Finalmente anche da BankItalia viene la conferma di ciò che in queste pagine, come nella mente della maggior parte degli Italiani era noto già da tempo. I dipendenti stanno male, sono pagati male e con uno stipendio fermo al 2000 … e magari fossero Euro. Le Partite IVA invece si arricchiscono, nonostante la tanto osteggiata pressione fiscale e nonostante la lotta all’evasione degli ultimi due anni. Vorrei però spostare la mia attenzione sulla proposta lanciata ieri dal presidente di Confindustria, Montezemolo al fine di risolvere questo “problemino”. Con il suo solito charme, il ferrarista propone di concedere aumenti grazie ad una trattativa Padroni/Sindacati da portare avanti addirittura senza l’ausilio del Governo, dato anche il fatto che ora come ora in Italia un governo non c’è. Furbo il ragazzo. Come dire: “Io l’aumento ve l’avrei anche dato, ma sono stati i governi a negarvelo, senza di loro facciamo tutto subito”. “Evviva” verrebbe da rispondere, ma poi arriva la parte vera del suo piano. Montezemolo infatti propone di legare gli aumenti più sostanziali (ricordiamoci il tanto elogiato aumento concesso di spontanea volontà agli operai della Fiat di soli 30€ e presentato come un gesto nobile) a dei bonus di produttività. Questo concetto di produttività è però, almeno a mio avviso, un ritorno al cottimo. Più l’operaio produce, più viene retribuito. Non c’è cosa più dannosa che l’introduzione di questo principio in una fabbrica o in un qualsiasi altro ambiente di lavoro, perché non si concentra sull’andamento economico del datore di lavoro, ma solo sulla produttività individuale del lavoratore. L’unica forma di salario variabile, giusta ed onesta, è infatti quella che si basa sulla percentuale dei guadagni di un’azienda. Da un salario minimo si può salire, in teoria all’infinito, in maniera direttamente proporzionale all’aumentare dei ricavati del proprio lavoratore. Se si facesse questo, sicuramente il lavoro sarebbe più incentivato, l’operaio più gratificato e l’azienda molto ma molto più produttiva. I guadagni dei padroni sostanzialmente intaccati, ma questa sarebbe una proposta sana e giusta. E non dico di dividere in parti uguali, di far morire di fame un padrone, o di fare espropri proletari, ma di fare per esempio una divisione percentuale dove agli operai dovrebbe essere destinato diciamo un 20% dei guadagni totali e questo 20% diviso tra gli operai in base a delle graduatorie di merito, ma graduatorie assolutamente non legate alla produttività in termini di quantità o tempo. Allo stato delle cose va poi detto che questo principio funziona in linea di massima solo al contrario, ovvero meno guadagna l’azienda e più è probabile che gli operai non vengano pagati o addirittura cassintegrati e licenziati. Perchè allora non aagiustare le cose e dicidersi una volta per tutte ad adottare questo sistema al 100% o abolirlo del tutto? Personalmente non ho piacere a vedere operai cassintegrati e padroni ai Caraibi. Ricordiamoci infine che il lavoro non dovrebbe essere un dovere ma un diritto e avere un’azienda un lusso.
Di RudeBad - politicoantipolitico.splinder.com










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